Trump ai sovversivi anti-lockdown: sono con voi

Il presidente vuole rapidamente porre fine al confinamento ma gli esperti consigliano cautela. E nel frattempo The Donald fomenta le manifestazioni contro i governatori dei Swing States.
scritto da MARCO MICHIELI
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Nella capitali di sei stati, decine di manifestanti si sono radunati per protestare contro la chiusura delle attività e il confinamento forzato previsto per contrastare Covid-19. Altre manifestazioni sono previste nei prossimi giorni. Si tratta di proteste organizzate da associazioni e movimenti legati alla destra radicale. Ma che trovano eco – e sostegno – in quella parte del mondo repubblicano che vuole tornare alla “normalità” per far ripartire l’economia. Il solo dato che Donald Trump poteva vantare primo dello scoppio della pandemia. E in vista delle elezioni presidenziali di novembre.

Il presidente non ha fatto mancare il proprio supporto a queste iniziative, come è accaduto già in precedenza (vedi Charlottesville). Con una serie di tweet, infatti, Trump ha incoraggiato i dimostranti, che hanno violato le ordinanze restrittive per poter manifestare:

Dall’alto al basso:
“Liberate la Virginia e salvate il vostro grande secondo emendamento. È sott’attacco!”
“Liberate il Michigan”
“Liberate il Minnesota”

Secondo il Washington Post, mentre alcuni media di estrema destra hanno fomentato la protesta, alcuni gruppi conservatori hanno formulato piani di riapertura delle attività economiche poi ripresi dalle legislature statali degli stati interessati. Un coordinamento sospetto.

Non bisogna dimenticare che Michigan, Minnesota e Virginia sono tre stati guidati da governatori democratici. E soprattutto degli stati dove si attendono delle battaglie fino all’ultimo voto il prossimo novembre. E non solo per le elezioni presidenziali.

Il Michigan in particolare è uno di quegli stati tradizionalmente democratici che nel 2016 Trump aveva vinto per undicimila voti. Ed era governato dai repubblicani fino alle scorse elezioni di Midterm. In quell’occasione era diventata governatrice Gretchen Whitmer, una democratica più volte citata come possibile vice di Joe Biden. Whitmer è stata oggetto dei cori delle centinaia di persone che hanno marciato nella neve al grido di “Lock her up!” (“Rinchiudetela!”). Uno slogan che i supporter di Trump erano soliti intonare contro Hillary Clinton durante i rally per la campagna del 2016.

La protesta, organizzata dalla Michigan Conservative Coalition, fondata da Meshawn Maddock che fa parte della campagna a sostegno di Trump, chiede la fine delle misure di chiusura e di confinamento adottate dalla governatrice. Il Michigan è uno degli stati più colpiti dal Covid-19, con più di trentamila casi confermati e più di duemila e duecento morti. Whitmer è stata anche oggetto delle critiche di Fox. Tucker Carlson ha descritto la quarantena imposta da Withmer come autoritaria, auspicando l rimozione della governatrice.

Sempre dalla Fox, Laura Ingraham, invece, aveva incoraggiato le manifestazioni. Nei giorni scorsi la giornalista di punta del media conservatore aveva pubblicato un tweet rivolto ai cittadini della Virginia:

Quando i cittadini protesteranno e reclameranno la loro libertà?

E sulla Virginia, anche il presidente ha pensato di scrivere qualcosa di più. Lo stato del sud è da qualche anno contendibile. Le scorse elezioni di Midterm hanno visto la vittoria di un candidato governatore democratico, il medico militare Ralph Northam. Northam qualche settimana fa ha firmato una legge che espande i controllo dei precedenti e impone nuovi limiti all’acquisto di armi. Una legge che a molti non va giù. E il riferimento al contestato secondo emendamento – che stabilisce il diritto di portare armi – è un intervento del presidente sulla politica statale. In vista di novembre.

Altre proteste sono previste nei prossimi giorni. Come nello stato di Washington. Qui Jay Inslee, il governatore democratico dello stato, ha risposto via tweet a Trump:

Il presidente sta fomentando la ribellione nel paese e sta diffondendo bugie, anche quando la sua stessa amministrazione dice che il virus è reale ed è mortale e che abbiamo una lunga strada da percorrere prima che le restrizioni possano essere tolte.

Proteste simili ci sono state in molti altri stati a guida democratica: California, Kentucky, North Carolina e New Jersey. Anche tuttavia alcuni stati guidati da repubblicani sono stati oggetto della protesta di questi movimenti. È il caso dell’Ohio dove il governatore repubblicano Mike DeWine è stato uno dei primi governatori del partito del presidente a non seguire la linea minimizzante che inizialmente Trump aveva sostenuto. Ma proteste vi sono state anche nello Utah e in Oklahoma. E in Texas dove la protesta è organizzata da Owen Shroyer, uno dei presentatori di Infowars, il sito di estrema destra guidato da Alex Jones, bandito a vita da Twitter per la diffusione di teorie della cospirazione e di false notizie.

La protesta in Michigan. Molti manifestanti portavano cappelli MAGA (“Make America Great Again”, lo slogan di Trump nella campagna del 2016)

Il cambio di tono del presidente rappresenta una rottura rispetto all’atteggiamento degli ultimi tempi. Trump aveva cercato con molta difficoltà di rimanere il più possibile “presidenziale” e bipartisan. Ma non è durato molto. I tweet sono arrivati dopo la presentazione delle nuove linee guida per aiutare gli stati ad allentare le restrizioni sul distanziamento sociale.

In quest’occasione Trump aveva tuttavia detto che avrebbe rimandato ai governatori dello stato la decisione su quando e quanto velocemente rimuovere gli ordini di quarantena. E alla domanda sulle proteste, Trump aveva dichiarato di essere dalla parte dei governatori. 

Poi i tweet che hanno cambiato totalmente la posizione del presidente, in questa campagna elettorale permanente.

La reazione di Trump è arrivata dopo le critiche di esperti e governatori sulla fattibilità di una rapida riapertura. La strategia del presidente infatti prevede che vi siano i mezzi per testare un gran numero di persone.

Ed è il punto debole del piano di riapertura di Trump. Molti laboratori hanno infatti affermato di avere costanti carenze di materiale per effettuare i test. E i governatori chiedono da tempo l’intervento federale per evitare che vi sia una competizione all’ultimo sangue tra stati per ottenere i mezzi necessari per i test. Una posizione quest’ultima sostenuta con forza da un gruppo bipartisan di governatori (Wisconsin, Ohio, Illinois, Michigan, Minnesota, Indiana e Virginia).

Con quei tweet, però, non solo Trump cerca di allontanare da sé l’eventuale ritardo della fine del confinamento. Non si tratta infatti soltanto di scaricare sui governatori gli errori del governo federale e far dimenticare le posizioni iniziali del presidente tese a minimizzare la situazione.

Con il sostegno alle proteste infatti Trump esercita una forma di pressione sui governatori repubblicani per allentare la presa, una mossa che gli esperti sconsigliano. Per questo in molti hanno guardato con una certa preoccupazione le scelte dei governatori repubblicani del Texas, dell’Iowa e della Florida che, dopo i tweet, hanno annunciato un alleggerimento della quarantena.

Tra i manifestanti anche sostenitori del diritto costituzionale a portare armi

Nel frattempo i sondaggi dicono che il paese va nel senso contrario quello che vorrebbe il presidente. Secondo un sondaggio Gallup, gli americani rimangono esitanti rispetto al ritorno alla vita normale.

Alla domanda su quanto velocemente torneranno alle loro normali attività, una volta che il governo solleverà le restrizioni e le imprese e le scuole inizieranno a riaprire, la stragrande maggioranza degli americani ha affermato che aspetterà di vedere che cosa succede con la diffusione del virus (71 per cento). Solo il venti per cento afferma che tornerà immediatamente alle normali attività.

Tuttavia i repubblicani (31 per cento), i residenti nelle piccole città nelle aree rurali (23 per cento) e gli uomini (22 per cento) sono quelli che hanno più probabilità di prevedere una ripresa immediata delle loro attività.

Nonostante i sondaggi Trump procede per la propria strada. Tim Murtaugh, il direttore della comunicazione della campagna di ri-elezione, è certo ad esempio che il Covid-19 non fermerà la campagna del presidente. Anzi, gli incontri pubblici, quelli che Trump ama e di cui sembra avere costantemente bisogno, riprenderanno presto. Almeno nelle aree a “basso rischio”:

Riprenderemo questi incontri. Non abbiamo paura, il presidente è certo che ritorneremo là fuori per parlare direttamente con il popolo americano.

Una dichiarazione che non deve stupire. A febbraio, quando già si chiedeva prudenza sulle riunioni publbiche, Trump ha partecipato a molti rally. Ma all’epoca riteneva che il Covid-19 fosse una “bufala” dei democratici.

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Trump ai sovversivi anti-lockdown: sono con voi ultima modifica: 2020-04-18T17:07:40+02:00 da MARCO MICHIELI

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