Covid-19. Attenti alle bufale degli influencer

In tempi di lockdown, la loro funzione sociale è sotto la lente d’ingrandimento: non ispirano più nuove tendenze, alcuni trasmettono pure messaggi pericolosi. Ma c’è anche chi riesce a riciclarsi.
scritto da MATTEO ANGELI

Chi se ne frega di quello che pensano le persone famose sul coronavirus? Così deve aver reagito almeno una parte dell’opinione pubblica al profluvio di reazioni da parte di personaggi più o meno noti al momento dello scoppio della crisi e nelle settimane successive.
Importa eccome! I cosiddetti influencer, celebrità della rete pagate per influenzare umori e orientamenti, gusti e scelte del pubblico, godono di un bacino di utenza amplissimo e, ora che peraltro la gente è a casa e ha più tempo da passare su internet, quello che dicono e fanno può avere un impatto particolarmente significativo.

Rendendo pubblica la loro vita privata, gli influencer trasmettono un messaggio che ha l’ambizione di essere autentico, suscitano l’emulazione, creano nuove tendenze e stili di vita, cercano di affermarsi come modelli da seguire e, in tutto questo, si fanno pagare per sponsorizzare, spesso sotto traccia, questo o quel prodotto. Vendono il loro life style: bellezza, moda, benessere, viaggi… Fino a prima dello scoppio dell’epidemia, questi profeti dei social ci offrivano il sogno di una vita migliore, la loro. Ora navigano a vista tra le quattro pareti delle loro stanze.

C’è chi in questi giorni ha fatto decisamente cattivo uso della propria popolarità e ora rischia di pagarla cara. È il caso ad esempio di Arielle Charnas, celebre fashion blogger americana che su Instagram conta più di un milione di follower. La giovane donna ha avuto la sfortuna di contrarre il coronavirus e di raccontarlo ai suoi fan.

Fin qui nulla di disdicevole. Il problema è che quando ha annunciato la sua positività al Covid-19 ha anche comunicato di aver deciso di abbandonare New York, la città dove vive. La sua destinazione? Gli Hamptons, tradizionale luogo di ristoro dove i newyorchesi benestanti sono soliti passare le loro vacanze estive. Il tutto mentre Bill de Blasio, sindaco della Grande mela, impartiva alla popolazione l’ordine di restare a casa.

È un messaggio pericolosissimo quello che la fashion blogger ha indirizzato al suo vasto pubblico. Ha dato il cattivo esempio, scatenando l’ira di una parte dei suoi follower. In migliaia hanno dichiarato di aver smesso di seguirla a causa del suo comportamento irresponsabile e poco solidale, cosa che ha portato qualcuno addirittura a dire che la carriera di Charnas potrebbe essere giunta al capolinea.

Charnas non è l’unica a essere finita al centro della polemica. Su Instagram Krystal Nielson, ex partecipante di The Bachelor, la versione americana di “Uomini e donne”, si è spinta fino ad affermare che il suo programma di detox – una dieta purificante di dieci giorni senza alcol e zuccheri – è in grado di proteggere dal coronavirus. Parte dei suoi fan ha colto la truffa e si è infuriata, ma ci sono anche tantissimi che l’hanno ringraziata per i “preziosi” consigli. Alla fine Nielson ha sopresso il post, ma ormai il guaio è fatto.

Queste vicende hanno assunto un risalto nazionale e sono al momento utilizzate come “esempio” da coloro che da tempo chiedono una maggiore regolamentazione del settore. Essi fanno notare che questa volta non si tratta dell’ennesimo caso di pubblicità occulta, ma di un fenomeno ben più grave, che può mettere a rischio la salute di migliaia di persone. Perciò chiedono un intervento specifico delle autorità, per mettere dei limiti a quello che questi personaggi pubblici possono dire e definirne i contorni della responsabilità sociale.

Anche in Italia non siamo immuni da questo tipo di comportamenti. Victoria Queen Tei, influencer da sedicimila follower su Instagram, si è distinta affermando:

Io continuerò a uscire. Quando morirà una persona di età tra i 20 e i 40 anni, insomma una persona giovane e in salute, a causa di questo virus… allora lì mi preoccuperò.

Taylor Mega, modella con più di due milioni di follower su Instagram, l’8 marzo si è ritrovata a Milano in Piazza Duomo per festeggiare con altre amiche la festa delle donne, fregandosene del lockdown.

Chi c’è mi dice: ‘Perché non stai a casa?’. Io capisco tutto, ma secondo me per limitare i danni più che altro bisogna evitare i posti affollati. Una camminata all’aria aperta, senza baciarsi con nessuno, si può anche fare. Altrimenti viene l’esaurimento mentale”,

si è giustificata lei.

Ma c’è anche chi ha sfruttato la sua visibilità per sensibilizzare i propri fan riguardo all’importanza dei gesti barriera e delle misure di distanziamento sociale. Come nel caso di Chiara Ferragni, regina italiana dei creatori di contenuti. Ferragni non solo si è impegnata da Milano, epicentro dell’epidemia, per diffondere il messaggio “io resto a casa”, ma ha anche donato insieme al marito Fedez centomila euro all’ospedale San Raffaele, per finanziare la creazione di nuovi posti letto nel reparto di terapia intensiva.

Ferragni è l’altra faccia della medaglia. Ha fatto scuola tra molti suoi colleghi e ha mostrato il ruolo importante che gli influencer possono svolgere nel diffondere un messaggio istituzionale in tempi di crisi.

Le giovani generazioni – il pubblico principale dei creatori di contenuti – sono infatti con i loro comportamenti determinanti nel contenimento della diffusione del virus. Inoltre, in questo momento in cui gli influencer vedono ridursi le opportunità lucrative, perché i vari brand sono costretti a tagliare i costi e non sono quindi disposti a finanziare le loro campagne pubblicitarie, la comunicazione istituzionale rappresenta forse anche la miglior forma per riciclarsi e restare a galla.

In America sono molte le agenzie di influencer che stanno virando in questa direzione. In California, Xomad sta pagando centinaia di produttori di contenuti per postare e diffondere messaggi positivi, di connettività. Lo stesso sta facendo un’altra agenzia, Obious.ly, basata a New York, che ha lanciato una campagna chiamata #ObviouslyForGood. L’obiettivo è che gli influencer inseriscano nelle loro stories dei link a siti non profit, come la Croce Rossa americana o altre organizzazioni caritatevoli.

In Finlandia è stato il governo stesso, guidato dalla trentaquattrenne Sanna Marin, a imboccare questa direzione, scegliendo di affidarsi a persone celebri sul web per veicolare messaggi e informazioni riguardo all’epidemia di coronavirus. Gli annunci del governo vengono modificati in un formato adatto ai social e poi inviati a circa millecinquecento tra gli influencer più attivi del paese, che decidono come e quando rilanciare il messaggio.

È un segno dei tempi, una presa di coscienza dell’importanza che la rete svolge nella vita delle persone. Cambia il medium, ma la strategia in fondo è sempre la stessa: l’influencer non è altro che il vecchio “testimonial” misurabile in numero di follower e fan, di visite e di iscritti. Dallo spot al post, il passo è breve.

Covid-19. Attenti alle bufale degli influencer ultima modifica: 2020-04-19T11:46:53+02:00 da MATTEO ANGELI

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