Il 25 aprile a Venezia nei giorni di Covid-19

Anche se non si terranno il tradizionale percorso della memoria e molte altre iniziative, in questa nuova crisi per moltissimi aspetti la Costituzione resta un riferimento ideale per una ricostruzione più equa, coerente, meno pericolosa del paese in relazione con l’Europa e oltre.
scritto da DAVIDE FEDERICI
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È consuetudine consolidata, a Venezia, festeggiare il 25 aprile con un corteo cittadino e con i discorsi delle autorità in Campo di Ghetto Nuovo. Quest’anno ci mancherà, quest’appuntamento così importante e così sentito dai veneziani. Ma la ricorrenza, ci sarà, nelle forme che impone il blocco imposto dal virus [vedi info a fondo pagina]. E ci sarà, anche quest’anno, “Resistenza e Futuro”, che sarà diffuso in rete. Nata come pubblicazione collegata al “Gazzettino Illustrato”, praticamente realizzata in solitaria dall’allora segretario provinciale dell’Anpi, Girolamo “Momi” Federici, “ReF” nel 2008 trova una seconda vita come periodico, grazie all’incontro e alle chiacchierate tra due generazioni di uomini, una all’epoca vicina agli ottanta e una, al tempo, appena entrata nei propri venti.
A Davide Federici, direttore di “ReF” abbiamo chiesto un intervento che illustri il senso del 25 aprile, per Venezia, nel contesto unico, e si spera irripetibile, determinato dal blocco imposto da Covid-19.

Con l’avvicinarsi del 25 aprile 2020 e dell’uscita di questo numero così particolare di Resistenza e Futuro siamo nel pieno di questa crisi epocale e globale che scaturisce da una pandemia prevedibile, come hanno detto in molti, ma che facciamo fatica a concepire: abbiamo a che fare con un nemico aggressivo, invisibile e che, ben che vada, ci desta grandi preoccupazioni soprattutto per i nostri cari ed amici, ci fa essere spettatori impauriti di fronte ai devastanti resoconti di carattere sanitario cui assistiamo quotidianamente e ci pone di fronte ad una crisi di carattere economico–sociale con ogni probabilità completamente diversa, e quindi ignota, dalle precedenti. Inquietudini e la speranza che la fase più acuta passi quanto prima.

Ma nel nostro vissuto di queste settimane c’è anche la riscoperta di piccole cose che davamo scontate e che ora sappiamo valorizzare molto di più, che ci danno forza e ci fanno sorridere se non ridere riuscendo in questo modo a prendere le distanze dalla situazione drammatica. Le considerazioni di alcune grandi personalità e punti di riferimento del mondo della scienza e della cultura, inoltre, ci possono offrire interessanti spiragli di luce su un futuro forse migliore con priorità diverse, con un “rinsavimento” quasi obbligato dell’uomo, un passaggio dalla difesa dei confini dei nazionalismi razzisti, al confinamento forzato, verso un’apertura, un movimento di condivisione anche delle risorse economiche, di abbattimento delle differenze sociali, di difesa del pianeta che tutti abitiamo, di salvaguardia dei nostri figli… 

Insieme ai compagni, amici, studiosi, giornalisti, collaboratori, partner, fotografi, grafici e a tutti coloro che collaborano per realizzare questa pubblicazione della Sezione Sette Martiri di Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), e di Iveser (Istituto veneziano per lo studio della Resistenza e della Storia Contemporanea), abbiamo deciso, pur consapevoli che il tradizionale corteo nelle strade cittadine e con i discorsi delle autorità in Campo di Ghetto Nuovo non ci saranno, che ricordare la Liberazione dal nazi-fascismo e la creazione della nostra Costituzione nata dalla Resistenza è importante, semmai doppiamente importante, e allora anche quest’anno Resistenza e Futuro verrà distribuito.

La stessa prima parte della Costituzione, anche a fronte di questa crisi “così da nuovo millennio” se non con aspetti fantascientifici, in molti suoi punti resta un documento con una valenza fortissima sia nella gestione dell’emergenza come principi di fondo per una migliore convivenza, sia come faro di riferimento ideale per una ricostruzione più equa, coerente, meno pericolosa del paese in relazione con l’Europa e oltre.

Molti opinionisti, studiosi, esperti offrono in questo periodo interpretazioni certamente molto qualificate, ma quale programma di lavoro e di impegno per una palingenesi e una riattivazione a partire dalla nostra città potrebbe svilupparsi se avessimo ben presente la carta costituzionale della quale cito solo alcuni punti cruciali? Non sono astrazioni questi passaggi della Costituzione e tanto più in questo momento, sono basi elaborative di un progetto politico da applicare pragmaticamente:

L’articolo 9:

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Ovvero l’incentivazione scientifica e tecnica e l’impegno a favorire uno sviluppo complessivo del paese, ispirato non solo a criteri economici ma anche a valori culturali.

Il principio di uguaglianza nell’articolo 3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Già l’articolo 1 afferma che “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e nell’articolo 4 si trova:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Il lavoro, dunque, viene rappresentato non come una semplice fonte di reddito ma anche come un’attività che nobilita l’uomo e migliora la società. È importante la concezione del lavoro non solo come diritto ma anche come dovere verso la comunità sociale.

Il principio solidarista dell’articolo 2: lo Stato si assume la difesa dei più deboli e afferma che ogni cittadino italiano ha un dovere civico di solidarietà politica, sociale ed economica verso la comunità in cui vive

[…] richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. 

Gli articoli 10 e 11, sono riferimenti precisi all’internazionalismo: “conformare l’ordinamento giuridico italiano alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”; l’Italia

[…] consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Sono articoli scritti in maniera lungimirante rispetto alla costituzione dell’Unione europea ma di un’attualità pressante e che la classe politica deve affrontare immediatamente e nel miglior dei modi. 

Una bellissima vecchia canzone di Sergio Liberovici con testi di Italo Calvino che s’intitola “L’Avvoltoio” mi è venuta in mente in questi giorni. Un brano perché non ci debbano essere più guerre e di speranza, che in un passaggio dice:

[…] l’avvoltoio andò all’uranio, ma l’uranio disse: No! Avvoltoio vola via! La mia forza nucleare farà andare sulla luna non deflagrerà infuocata distruggendo le città.

E poi un’immagine: la possibilità di osservare da molto lontano la Terra con l’effetto di vedere tutto miniaturizzato, di sentirsi piccoli e in ambiti di riferimento relativizzati. Il nuovo secolo, che si prospetta ancora più “breve” del precedente, ha conosciuto miglioramenti tecnico-scientifici eccezionali e questo, soprattutto se si ha un approccio materialistico alla storia e se laicamente si “crede” nella scienza, è un fenomeno positivo e che dovrebbe garantire delle prospettive migliori per l’umanità.

D’altro canto la concezione antropocentristica nei suoi aspetti più brutali, come lo sviluppo del sistema capitalistico e del consumismo, porta con sé le contraddizioni di diseguaglianza fra simili, di sfruttamento indiscriminato delle risorse ambientali e animali, di odio e mancanza di solidarietà verso gli appartenenti alla stessa specie. Un disfacimento dell’etica stessa, di una concezione che dovrebbe porre in maniera virtuosa l’uomo al centro delle cose.

In alcuni articoli all’interno del giornale si parlerà in maniera più diffusa di Venezia. Ma quale è stato il problema della nostra Città se non quello di essere considerata, in maniera molto trasversale, come una “gallina dalle uova d’oro” le cui risorse non sarebbero mai finite, da spremere, spiumare, spelacchiare, come si usa dire, come se non ci fosse un domani?

Bene, questo luogo dove natura e capacità umane hanno concorso creando una città unica e meravigliosa è ora una “vecchia gallina neanche buona per un brodetto” e qualsiasi auspicabilissima volontà di inversione di tendenza, visto che ci avviciniamo anche alle elezioni, non può che passare attraverso una presa d’atto da parte di ogni singolo cittadino della Città d’acqua e di terra. Un passo indietro.

In primis va riconosciuta la grandissima responsabilità che i giovani stanno dimostrando in questo momento e dare loro fiducia, lavorare con loro, valorizzarli, poiché sono loro che possono avere gli strumenti idonei per affrontare in maniera coerente le nuove problematiche, per una sostituzione della classe dirigente; secondariamente va messo in pratica quel patto fra le parti sociali, di cui molti parlano, ma che deve essere forte come quello delle formazioni partigiane che misero in piedi un grande movimento unitario capace di affrontare e sconfiggere quello che fu il peggior nemico, il male più grande conosciuto nella storia e porre le basi per un futuro migliore. Vanno e andranno sempre tenuti come riferimento ideale alto quei valori, quel movimento resistenziale, quel patto. Un patto che abbiamo disatteso.

LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA PER IL PROSSIMO 25 APRILE

Anche quest’anno, pur tra le tante limitazioni dell’emergenza, abbiamo fatto in modo di mantenere la fisionomia del 25 aprile a Venezia, connotata dalla grande partecipazione al corteo in Cannaregio e alle celebrazioni conclusive in Campo del Ghetto. Abbiamo perciò concordato con l’amministrazione cittadina la riproposizione della Festa della Liberazione in una forma virtuale che consisterà nella trasmissione, all’orario, al momento, indicativo ma probabile, delle 11, sul sito istituzionale del Comune di Venezia, di un video in cui si darà voce ai protagonisti tradizionali della manifestazione, sia della terraferma, sia della città insulare.

La Sezione Sette Martiri, alle ore 12 darà il suo contributo specifico con la messa in rete sul proprio canale YouTube, sul proprio sito, sulla pagina Facebook ufficiale, sulla pagina Resistenza e Futuro di un video che ripropone il percorso di omaggio ai Martiri di Cannaregio, il canto di “Bella ciao” composto con un video-collage degli apporti di tanti iscritti e simpatizzanti e, a conclusione, l’orazione del Presidente Gianluigi Placella.

Alle 15 è previsto il flash mob promosso della Presidenza e Segreteria Nazionali che invita a manifestare la propria partecipazione di cittadini, esponendo la bandiera italiana e cantando Bella ciao.

A partire da venerdì 24 sarà messo on line il link dal quale scaricare il nostro periodico Resistenza e Futuro, al momento in formato digitale ma che, per i suoi contenuti di grande interesse, contiamo di diffondere anche in forma stampata alla ripresa delle attività. Provvederemo anche a spedire via e-mail la rivista a iscritti, collaboratori, simpatizzanti.

Sez. ANPI 7 Martiri Venezia

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Il 25 aprile a Venezia nei giorni di Covid-19 ultima modifica: 2020-04-22T15:48:54+02:00 da DAVIDE FEDERICI

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