Rossana Rossanda. Buon compleanno

Tanti auguri per i suoi 96 anni. I suoi articoli, libri e saggi su “il manifesto” ci hanno accompagnato per decenni.
scritto da ALDO GARZIA
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I tanti anni trascorsi con Rossana Rossanda a il manifesto sono stati di formazione politica, culturale, giornalistica. Ricordo quando nei primi anni Settanta era tale il rispetto per il personaggio che noi ventenni facevamo fatica a rivolgerle la parola. Avevamo letto i suoi saggi (tra cui un’importante intervista a Jean-Paul Sartre), ma il timore di non reggere la conversazione vinceva su ogni altra considerazione. La vedevamo passare in corridoio al quinto piano di via Tomacelli con eleganza insieme a K. S. Karol, il compagno di una vita, e a al di là di un cenno di saluto non riuscivamo ad andare. Ci comportavamo meglio nelle riunioni di redazione, dove i fatti di giornata favorivano l’interlocuzione collettiva. C’è voluto del tempo perché il rapporto tra “giovani” e “vecchi” del giornale si sciogliesse. Personalmente, qualche volta ho dissentito dalle sue posizioni, come è naturale che avvenga per liberarsi via via dei propri maestri, ma con tanti altri ex giovani le debbo molto. L’autorevolezza di Rossana Rossanda ne ha fatto “la signora della sinistra italiana”.

La lettura di La ragazza del secolo scorso (2005) di Rossanda è stata poi un’esperienza affascinante. Scrivere di sé ha sempre un obiettivo. Qualche volta serve a fare i conti con se stessi, cercando pausa e meditazione attraverso quella particolare metodologia psicoanalitica che è l’autobiografia. Qualche altra volta darsi in pasto agli altri serve per spiegare (e spiegarsi) ciò che si è stati cercando un dialogo con chi quella vita ha vissuto in parte di riflesso o non ha neppure un appiglio per capirla. Dev’essere questa seconda finalità ad aver spinto Rossanda a raccontarsi con episodi, cronache, pezzi di storia d’Italia e della sinistra, dei comunisti italiani e del movimento comunista internazionale. Infatti, qui è là, spuntano ricorrenti domande rivolte a chi guarda incredulo alle gesta della generazione di Rossanda: “Come far capire che poi il partito fu una marcia in più?”, “Come spiegare che si è stati comunisti e si continua ad esserlo?”. 

Già questi quesiti sono una peculiarità rispetto alla memorialistica di chi, meno giovane o più giovane di Rossanda, ha attraversato la storia del Pci tramandandone un’appartenenza quasi inconsapevole più frutto del caso, del corso degli eventi, che di una scelta convinta e meditata. Rossanda, invece, senza indulgenze sui propri errori e su quelli della storia a cui ha appartenuto, senza neppure eccedere cancellando tutto il resto, fa un’operazione del tutto opposta: cerca di spiegarci con fatti, dettagli, incontri, drammi, personaggi, viaggi, quella che è stata l’avventura di chi, nato negli anni Venti, ha dovuto bruciare le tappe della maturità, scegliendo quasi subito da che parte stare.

I decenni che mi è toccato vivere sono stati questi. E i comunisti italiani hanno svolto una grande funzione, almeno nell’attutire le disuguaglianze sociali,

ci dice Rossanda, narrando il Pci come una grande forza socialdemocratica (che non aveva il coraggio di dirsi tale) e come una straordinaria comunità fatta di gente semplice, operai, dirigenti e intellettuali d’avanguardia. 

Rossana Rossanda e Luigi Pintor

Questo libro, oltre che come l’autobiografia di un autorevole personaggio della sinistra italiana che ha segnato più generazioni, può essere letto come un romanzo. Sia per lo stile della scrittura, nitida ed essenziale, qualche volta persino ironica, sia perché neppure l’immaginazione del più fantasioso scrittore di mestiere avrebbe potuto collocare una così ricca sequenza di eventi in una vita sola. Rossanda, nata nel 1924 a Pola, conobbe in famiglia gli effetti del cataclisma economico della crisi del 1929. Lei e sua sorella Mimma vennero mandate a vivere dagli zii a Venezia per evitare che il ridimensionamento del tenore di vita familiare potesse colpirle. Poi arrivarono gli anni dell’adolescenza, quelli che rendono muti di fronte all’annuncio che una compagna di classe il giorno dopo non tornerà a scuola perché è ebrea. Poi, ancora, scoppiò la guerra. Pola, dove Rossanda non tornerà mai, non sarà più italiana. Il trasferimento a Milano fece i conti con l’agonia del fascismo, i bombardamenti, la fame e la necessità di fare qualcosa per opporsi al semplice succedersi degli accadimenti. L’incontro con i comunisti avvenne in modo naturale, quasi come bere il primo caffè la mattina. 

La “ragazza del secolo scorso” ha vissuto in seguito tutti gli avvenimenti successivi da protagonista. Lasciò il primo impiego presso un’enciclopedia per dedicarsi al lavoro politico a tempo pieno, inizialmente nella nascente Associazione Italia-Urss (con qualche viaggio a Mosca), poi nella federazione comunista milanese. Di qui lo slancio nella direzione della Casa della cultura di Milano (fucina di formazione, di incontri e di passaggi di molte personalità internazionali), poi i primi articoli per il mensile Rinascita diretto da Palmiro Togliatti. Data spartiacque è il 1962, quando Rossanda venne chiamata a Roma per dirigere la Sezione culturale del Pci e in seguito diventò deputato (1963-1968).

Lucio Magri, Rossana Rossanda, Eliseo Milani, Luciana Castellina

Rossanda fa parte della generazione del “partito nuovo”, quello del dopoguerra, quello che Togliatti (con cui lei discuteva spesso, arrivando la mattina presto nella sede di Botteghe Oscure) seppe costruire ponendo il Pci al centro degli eventi che si sono susseguiti impetuosi uno dietro l’altro: dall’immigrazione verso il nord alle prime avvisaglie del boom economico. Un partito nazionale, che aveva saputo sanare i dissidi dei gruppi dirigenti delle generazioni precedenti. Il Pci era un partito che aveva saputo costruirsi, seppure in modo incompleto, l’autonomia dall’Unione Sovietica. Ma dopo la morte di Togliatti nel 1964 il confronto interno si fece aspro e nell’XI Congresso del Pci nel 1966 si evidenziarono opzioni politico/culturali diverse: la sinistra “ingraiana” fu una di queste. Nel 1969 nacque il mensile il manifesto che venne mal tollerato dal Pci fino a decretare la radiazione dal partito dei suoi promotori: Lucio Magri, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Luciana Castellina, Eliseo Milani, Valentino Parlato e tanti altri.

La radiazione dal Partito comunista nel 1969 è stata per Rossanda una ferita che non si è mai rimargina. I suoi articoli, libri e saggi su il manifesto ci hanno accompagnato per decenni. Tanti auguri carissima Rossana.

Copertina: Due mani giunte, Andrea del Sarto, Musée du Louvre [da Rossana Rossanda, Questo corpo che mi abita, Bollati Boringhieri]

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Rossana Rossanda. Buon compleanno ultima modifica: 2020-04-23T11:40:50+02:00 da ALDO GARZIA

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