Barche a Venezia. La “bomba” di Brugnaro

Il sindaco annuncia come una clamorosa vittoria il consenso ottenuto dagli Interni perché i veneziani possano impiegare la propria imbarcazione. Per stretta necessità o gravi motivi, ufficialmente. O per divertimento?
scritto da SILVIO TESTA
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Posto che anche i sassi sanno che i veneziani NON usano la barca come i mestrini la macchina, viene da chiedersi cosa abbia spinto alcune associazioni di diportisti a usare questo argomento per chiedere la libera uscita e cosa abbia convinto il sindaco, Luigi Brugnaro, e il prefetto, Vittorio Zappalorto, a concederla. Tranne qualche ridottissima minoranza, soprattutto nelle isole, e le ditte artigiane già oggi autorizzate, i veneziani infatti non vanno al lavoro e in ufficio in barca, non vanno a fare le spese in barca, non vanno all’ospedale in barca, non vanno a trovare gli amici o i genitori o la morosa in barca, ma ci vanno generalmente a piedi o in vaporetto, e usano invece la barca per divertirsi, per andare a pescare, per andare in Bacàn, per correre a canna su e giù facendo un maremoto con le casse della musica heavy metal o salsa al massimo volume.

E allora? Scherzando un po’, possiamo dire che forse Brugnaro e Zappalorto non sanno la differenza – in fondo non sono veneziani – e magari i richiedenti hanno creduto, usando il pretesto dell’inconsistente analogia tra la macchina in Terraferma e la barca in Laguna, d’aver trovato un possibile passepartout. Ma alla fine sindaco e prefetto, lette per bene le carte, hanno dato una risposta positiva nella forma ma inutile nella sostanza, tanto che nel dare la notizia i colleghi giornalisti hanno sottolineato che “il novanta per cento delle persone che hanno una barca resteranno a bocca asciutta”.

Ma se la montagna ha partorito il topolino, non si capisce, allora, per quale ragione Brugnaro abbia annunciato come una clamorosa vittoria, anzi “una bomba”, l’intesa raggiunta col prefetto e con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Beh, in politica contano la facciata e la ricerca del consenso, e Brugnaro ha messo in piedi una grande operazione mediatica, che veicola un chiarissimo messaggio: “Ragazzi, so perfettamente che a Venezia non si usa la barca come a Mestre l’automobile, ma io sono con voi, ho fatto il possibile, ci abbiamo provato assieme, e non appena potrò lascerò che scateniate tutti i vostri cavalli, ma per ora non se ne parla”.

C’è poi un secondo messaggio, più sottile, un retropensiero svelato da una dichiarazione con cui Brugnaro ha comunicato la “bomba”: “Attenzione – ha detto – non si potrà andare in Bacàn, per il momento, ma è già qualcosa. E ora godetevi pure la barca”. Godetevi la barca? Ma allora per che uso si possono sciogliere gli ormeggi? Per stretta necessità, per gravi motivi o per divertimento? Sotto sotto sembra un via libera: provateci un po’, magari i controlli saranno meno stringenti…

Quanto all’andare a remi, nessuna nuova: l’attività ludica o ricreativa resta vietata, si può fare solo attività motoria, e per il ministero dell’Interno la voga paradossalmente non lo è, a Roma certamente non sanno neppure cosa sia. Chissà allora se Brugnaro, che per i diportisti a motore si è dato tanto da fare, ha cercato di convincere il ministro Lamorgese che vogare senza contatti di sorta nei rii e in Laguna fa bene e non male alla salute? Nel caso, suggerisco un argomento: a Venezia la barca a remi, quella sì, è esattamente come la bicicletta in Terraferma!

Copertina: Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro in motoscafo contromano e senza mascherina

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Barche a Venezia. La “bomba” di Brugnaro ultima modifica: 2020-04-24T19:54:01+02:00 da SILVIO TESTA

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