Fase 2 a Venezia. Parla Maurizio Franceschi

Molte sono le incognite e le cose da fare perché le attività economiche possano ripartire in sicurezza. Ne abbiamo parlato con un attore e osservatore privilegiato, il direttore di Confesercenti metropolitana di Venezia e Rovigo.
scritto da GIOVANNI LEONE
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In questa videointervista Maurizio Franceschi, direttore di Confesercenti metropolitana di Venezia e Rovigo, offre un punto di vista da un osservatorio privilegiato sui cambiamenti che ha comportato l’epidemia di Covid-19 e che influenzeranno notevolmente il futuro del commercio e delle attività, nel breve e nel medio-lungo termine. La conversazione è suddivisa in otto sezioni tematiche, ognuna accompagnata da un breve abstract.

1 Come vi state attrezzando per affrontare questa emergenza, un domani che è già oggi, quello che verrà subito dopo con la riapertura e la lunga onda dello tsunami che ci è venuto addosso?
È stato più facile chiudere di quanto lo sarà riaprire. Per attrezzarci abbiamo bisogno degli strumenti. Per ripartire servono alcune leve che ancora oggi non sono messe a disposizione delle imprese. Nei titoli il governo ha risposto alle aspettative delle imprese: incentivo – per quanto modesto, cassa integrazione per le piccole imprese, accesso agevolato al credito. Se però guardiamo questi strumenti, in realtà l’unico operativo è stato l’incentivo dei 600 euro. CIG nessuno ha visto un euro e le banche non stanno anticipando, nonostante le convenzioni nazionali e in sede locale, per un anticipo della cassa integrazione. L’accesso al credito non è così semplice. Il messaggio arrivato circa la possibilità di avere un credito di 25.000 euro è distorto, perché occorre avere un fatturato di 100.000 euro. Le procedure, poi, sono quelle ante covid (rating, ecc.). Si tratta comunque di indebitamento.


2 Come si riparte con prescrizioni e restrizioni?
Cambieranno i comportamenti dei clienti. I protocolli non sono definiti in dettaglio ma sono abbastanza chiari. Assistiamo e va evidenziato che in questo momento di difficoltà c’è un’articolazione di competenze tra livello nazionale, regionale e comunale che non aiuta e ingenera confusione. Altre attività con difficoltà potranno riprendere, come quelle legate al turismo. Se forse nel balneare qualcosa potrebbe risultare possibile, nelle città sarà difficile. Gli aiuti devono essere mirati, non bisogna dare contributi a pioggia. Ci sono attività diverse, e più o meno in difficoltà.


3 Come si fa a declinare lo stato di necessità? Dobbiamo tenere presente che siamo in un periodo elettorale e il rischio è proprio quello di un’erogazione a pioggia che consenta di allargare il bacino elettorale. Che parte possono avere associazioni come la vostra nel garantire un indirizzo regolato ed equo nell’erogazione delle risorse?
Mai come in questa fase c’è stato un ruolo delle associazioni, che hanno rischiato nel passato per quell’idea che si doveva disintermediare tutto e il politico parlava direttamente al cittadino e all’impresa. Ma sappiamo che le democrazie vere hanno livelli di rappresentanza forti e riconosciuti. In questo periodo le associazioni hanno svolto un ruolo inportante con il governo per i provvedimenti che sono stati assunti. L’interlocuzione continua, anche con Colao scelto dal Governo per guidare questa Fase due, e ci impegnamo per interventi molto mirati e che entrino nel merito di ogni settore. Siamo impegnati adesso sul tema dei canoni di locazione, su cui stiamo ancora lavorando. Siamo vicini alle imprese, lavorando a livello nazionale e regionale, per dare tutto il sostegno possibile e aiutare, anche nelle applicazioni dei protocolli.


4 Parlando della realtà di Venezia, il referendum era l’occasione per riflettere su una diversa articolazione dell’architettura delle istituzioni locali a partire da quella che è forse l’occasione perduta: la città metropolitana.
Questo è stato evidente nel referendum, dove i due schieramenti si parlavano tra loro senza dialogare con l’altro. Frankenstein è un soggetto che esiste solo nella letteratura, è un’elaborazione fantastica, e con la fantasia noi possiamo decidere di diventare di tutto. La città metropolitana è stata un’elaborazione di ingegneria istituzionale, e una fusione a freddo come questa genera un fantasma, un soggetto che non è mai riuscito a esistere. È una cosa mai sentita dalla gente, se non per quello che faceva la Provincia: le scuole le strade ecc. Senonché la Provincia prima aveva una sua struttura organizzativa che oggi invece manca. La Città metropolitana così non è utile, non interessa a nessuno e non serve proprio a niente, quello che serve sono ben altre cose.


5 A proposito di ambito, andiamo al perimetro della vostra associazione: che peso hanno al vostro interno le aziende dell’ambito lagunare e di terraferma? Come siete collocati nel territorio?
Siamo un’associazione presente in tutti i principali comuni della ex Provincia di Venezia. Siamo radicati nel territorio grazie alle numerose associazioni locali. Ciascuna delle associazioni è autonoma e aderisce alla Confartigianato provinciale (anzi, metropolitana) che a sua volta aderisce a quella nazionale. Bisogna fare una riflessione sul perimetro ex-provinciale oggi metropolitano che è composito e inadeguato, troppo allungato, ed è difficile pensare ad aspetti comuni, ad aree prossime a una regione a statuto speciale come il Friuli Venezia Giulia, e poi a Burano.


6 Cosa sentite di chiedere allo Stato, alla Regione, alla Città metropolitana (anche se abbiamo detto che è un po’ l’isola che non c’è), al Comune? Cosa possono fare concretamente a livello legislativo, operativo? Accennavamo a questa cosa del marchio, è mai possibile che non si riesca ad avere un riconoscimento della peculiarità della produzione veneziana?
Allo Stato bisogna chiedere soldi. Il maquillage, il gioco di prestigio fatto con questo decreto liquidità, dove lo Stato non ha messo una lira e ha buttato la palla in tribuna per consentire alle aziende di indebitarsi per pagare le tasse e uscire dalla crisi, è veramente impresentabile. Lo sforzo da fare è mettere liquidità vera, risorse vere, reali, fresche. A livello di regione chiedo di coordinarsi con il governo pretendendo che faccia bene, in modo tale da assicurarsi un contesto unitario per presentarsi alla fase due. Unitario non vuol dire uguale, ma equo. Il comune di Venezia ha dilazionato l’IMU e l’ICI da pagare. In cinque anni per l’artigianato è stato fatto poco o niente, per un settore che è uno dei più importanti dell’economia cittadina. In cinque anni non abbiamo mai avuto un incontro ufficiale con il sindaco. Spero che dopo le elezioni ci sarà più attenzione nei confronti dell’artigianato.


7 Andiamo anche sul piano pratico. Sto pensando alla bolla immobiliare che è stata lasciata gonfiare a Venezia in modo incontrollato e irresponsabile. Lei parlava della contrattazione in corso con le proprietà di fondi che ospitano aziende artigianali, ecc. Ho sentito da altre fonti che della contrattazione alcuni privati non vogliono sentirne. Il Comune si è fatto parte attiva per creare sinergia? Anche immettendo sul mercato quelli che sono i propri beni non utilizzati? Oppure intervenendo con la Biennale (nel cui CdA siede il sindaco) per frenare l’espansione incontrollata del mercato di spazi per padiglioni?
Il privato faticano ma cercano di trovare un accordo, su questo fronte non sta andando malissimo. Chi manca completamente all’appello sono gli enti pubblici e in particolare gli enti benefici (IRE, Elemosiniere, Opera Pia, ecc.). Il Comune non ne ha moltissimi, ha più che altro abitazioni, ma ne ha comunque diversi. Noi abbiamo provato a sollecitare ma ci siamo scontrati con muri di gomma su cui siamo rimbalzati. Il Comune da parte sua sostiene che se si toglie l’affitto si provoca un danno erariale e per questo abbiamo suggerito ai nostri soci di non pagare. Questo è un problema circoscritto a Venezia e non di altri comuni della provincia che un patrimonio consistente in possesso di questi enti pubblici. Da un amministratore di uno dei più importanti di questi enti mi sono sentito rispondere “affronteremo questo problema alla fine della crisi”, affermazione che si commenta da sé.


8 Vorrei chiudere con una nota positiva.
Se vuole una notizia positiva posso darla, ed è che sta nascendo un gruppo di aziende che si raccolgono dando vita a una rete per affrontare questa emergenza, anche finalizzando nuovi tipi di produzione, offrendosi servizi reciprocamente, ma anche offrendoli ad altri.


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Fase 2 a Venezia. Parla Maurizio Franceschi ultima modifica: 2020-04-24T18:46:57+02:00 da GIOVANNI LEONE

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