Giorgio Bassani tra letteratura, tennis e cinema

In “Se avessi una piccola casa mia” la figlia del grande scrittore ferrarese ricorda la vita del padre, le sue amicizie, l’amore per il cinema e per il tennis. E le critiche del Gruppo ’63, che lo accusava di essere una nuova “Liala”.
scritto da MARIO GAZZERI
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Ferrara si riflette e si ripiega su sé stessa nelle pagine di Giorgio Bassani che scopre i segreti della città estense rivelandone al contempo l’aristocratico, elitario provincialismo. A vent’anni esatti dalla scomparsa del grande scrittore (aprile 2000), è quasi doveroso leggere, o rileggere, il racconto che di Giorgio, delle sue quasi esclusive amicizie, della sua intensa vita spesso in controtendenza rispetto agli orientamenti letterari e politici del tempo, fa la figlia Paola Bassani Pacht nel suo bel libro Se avessi una piccola casa mia (La Nave di Teseo).

Il nome di Bassani si intreccia in questo scritto con i nomi e le vite di critici letterari, scrittori, registi e poeti. Roberto Longhi, maestro ed amico, Pier Paolo Pasolini, quasi un fratello anticonformista (la cui omosessualità, tuttavia, costituiva inspiegabilmente un motivo di imbarazzo per l’autore de Il Giardino dei Finzi Contini), Federico Zeri, Giuliano Briganti.

Altro nodo di amicizie fondamentali – ricorda Paola Bassani – era l’ambiente che ruotava, a Roma, intorno ad Elena Croce, con Antonio ed Elena Giolitti, i Carandini, Lia Weinstein, Hubert Howard e Antonio Cederna, alcuni dei quali del resto, insieme a mio padre, daranno vita nel 1955 a ‘Italia Nostra’.

Altri nomi, nei suoi lunghi anni romani, accompagneranno il percorso del grande scrittore che nei suoi racconti e nei suoi romanzi tornerà tuttavia quasi sempre alla sua Ferrara, alle passeggiate nel Ghetto o in pieno centro tra la Cattedrale e il Municipio o, ancora, su corso Ercole I d’Este o lungo il bel Corso della Giovecca dove in fondo, in direzione delle antiche mura, si trova sulla destra la Palazzina Marfisa d’Este. Oggi parzialmente adibita a museo e circondata da un bel giardino, la palazzina dispone di alcuni campi da tennis, gli stessi dove Bassani andava a giocare, ottenendo numerosi premi e diventando in più di un’occasione campione regionale.

Il tennis che fu, assieme al cinema, una delle grandi passioni dello scrittore. Il tennis che, racconta la figlia,

[…] era forse la distrazione da tutti i suoi pensieri… ma di cui amava anche l’eleganza (lo ‘chic’ della tenuta bianca, la compostezza dei movimenti, lo scambio – quasi un dialogo – con gli avversari).

Forse suggestionata dal ricordo di Roberto Longhi, Paola Bassani va oltre e scrive

[…] qui mi viene da pensare che se il tennis è un approccio alla realtà che permette un senso di misurazione ampia e geometrica degli spazi, allora questo sport è proprio una poetica alla Longhi, una poetica di stampo rinascimentale, la ‘sintesi prospettica’, insomma, operata da Piero della Francesca, da Masaccio e dal Brunelleschi.

Da sempre appassionato di cinema, lo scrittore divenne amico di un altro grande ferrarese, Michelangelo Antonioni, e affiancò al suo lavoro di scrittore quello di sceneggiatore, ben più remunerativo. Gli anni del dopoguerra furono difficili. Con moglie e due figli poteva disporre solo dello stipendio di insegnante e degli scarsi proventi dei diritti d’autore delle sue prime pubblicazioni, racconti e poesie.

A Roma frequentò Moravia, Elsa Morante e diversi poeti, da Sandro Penna ad Attilio Bertolucci (padre dei due registi). La sua collaborazione a riviste come Paragone e Botteghe oscure integrò i guadagni delle sceneggiature. Cominciò a frequentare il “bel mondo”.

C’era allora – ricorda la figlia – come un’epica delle trattorie (e dei caffè), lì si ritrovavano quasi tutti i giorni, anche da Rosati in piazza del Popolo e più tardi in un locale dal nome familiare Le Colline emiliane.

Giorgio Bassani vince il Premio Strega nel 1956 per il romanzo Cinque storie ferraresi. Le storie uscirono dapprima sulla rivista di cultura Botteghe Oscure.

La sua fu una vita di amori e depressioni, di grandi amicizie e dolorose liti, di incomprensioni e di violente polemiche. L’abbandono della Einaudi dove aveva stretto un forte legame con Italo Calvino ma dove l’editore Giulio lo pagava troppo poco (“Einaudi era molto avaro…”, nota la figlia) e il passaggio a Feltrinelli prima del decisivo “trasloco” alla Mondadori (“il vecchio Arnoldo era un editore molto aperto e gentile… era un popolano generoso e simpatico, senza nessuna pretesa intellettuale, tanto meno era un editore militante, alla Feltrinelli”, ricorda Paola Bassani).

Dal premio Strega per le Cinque storie ferraresi (impareggiabile esempio di “prosa poetica”) ai trionfi nel cinema (Orso d’oro a Berlino e Oscar per Il giardino dei Finzi Contini), la vita di Bassani fu un susseguirsi di riconoscimenti nazionali e internazionali che culminarono con l’assegnazione della Legion d’onore a Palazzo Farnese (sede dell’ambasciata di Francia).

Ma forse tutto ciò suscitò il fastidio e l’invidia di chi già mal sopportava il suo rifiuto a schierarsi con una certa parte politica. Terribili le calunnie da parte della neo-avanguardia del Gruppo ’63 (Umberto Eco, Nanni Balestrini, Edoardo Sanguineti tra gli esponenti più famosi) che accusò Bassani di essere una nuova “Liala” (con riferimento alla nota scrittrice di romanzetti d’amore) e di scrivere romanzi borghesi e “all’acqua di rose”.

I toni delle accuse furono tali da indurre Paola a definirli un “vero linciaggio” contro il padre, anche se Eco si ricredette, ma troppo tardi e “troppo timidamente”.

Giorgio Bassani chiese che venisse tolto il suo nome dagli sceneggiatori del film. In un articolo de L’Espresso nel 1970 ricostruisce la questione.

Bassani non rispose mai ai suoi detrattori. Il cinema lo aveva colmato di soddisfazioni con le sceneggiature o le co-sceneggiature per Senso di Luchino Visconti o per I vinti di Michelangelo Antonioni, per La lunga notte del ’43 (tratto da un suo celebre racconto) di Florestano Vancini e per Gli occhiali d’oro di Giuliano Montaldo.

Dolorosa fu invece la totale e definitiva rottura con Vittorio de Sica per la trasposizione cinematografica de Il Giardino dei Finzi Contini. Bassani non riuscì a perdonare al celebre regista la sua “troppo personale” lettura del romanzo.

Negli anni Novanta, infine, una vita illuminata dai colori e dai ricordi della sua Ferrara, conobbe il livido grigiore di un male che giorno dopo giorno gli portò via la memoria. E poi la vita. 

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Giorgio Bassani tra letteratura, tennis e cinema ultima modifica: 2020-04-27T13:26:40+02:00 da MARIO GAZZERI

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