Una modesta proposta post-Covid-19. Scuola e Sud

Abbiamo bisogno di investire risorse su messa in sicurezza, miglioramento e nuova costruzione delle strutture scolastiche e universitarie delle regioni meridionali. L’alternativa realistica ed efficace all’assistenzialismo che seduce molti elettori.
scritto da ROBERTO D’AGOSTINO
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Pur all’interno di un dibattito politico asfittico per via della situazione emergenziale in cui siamo immersi, già traspaiono due linee per uscire dalla crisi. La prima è quella di implementare le politiche neoliberiste spingendo per un ritorno alla normalità che fa leva sul desiderio di dimenticare più che su quello del cambiamento: condoni, eliminazione di vincoli e controlli e così via, magari in un regime di limitazione delle libertà individuali in favore delle libertà di mercato. L’altra è quella di un ripensamento radicale del modello di sviluppo che è stato ulteriormente e clamorosamente disvelato dalla tragedia della pandemia.

Pensare al dopo da questo punto di vista non può essere fatto dopo, perché sarà troppo tardi, ma deve essere fatto subito. Vasto programma si direbbe, anche perché non si vedono forze adeguate che si siano attivate in questa direzione. Vorrei dare un contributo minimo, che, partendo da analisi più generali che qui non posso esporre, tenta di definire un tassello di programma sul quale forze di sinistra potrebbero proporre da subito idee concrete da realizzare.

Vi sono, non da oggi ma oggi se ne può afferrare meglio la portata, due temi fondamentali che riguardano vasti strati della popolazione in sofferenza del nostro paese: la scuola, come settore depresso e nello stesso tempo strategico, e il sud, declinato nei suoi due problemi fondamentali tra loro connessi, il lavoro e la coesione sociale.

Sono temi che possono essere collegati, che possono caratterizzare la presenza politica di una forza di sinistra e renderla rappresentante di una parte consistente della popolazione.

La proposta ha lo scopo di tenere insieme, in un unico disegno coordinato, i temi del lavoro, della formazione, della qualità della vita, della distribuzione delle risorse, dell’innalzamento complessivo di settori importanti della nostra società e di aree svantaggiate del paese.

Il contenuto della proposta consiste nell’elaborazione di un vasto programma di legislatura che abbia le caratteristiche di affrontare e risolvere in maniera strutturale le problematiche relative a tutto il ciclo scolastico, dalle materne all’università, nel quadro della sistemazione delle strutture materiali entro le quali le attività scolastiche si svolgono; e che possa successivamente estendersi a tutto il settore della cultura e delle strutture relative.

Un programma di questo genere interessa tutte le famiglie, in particolare milioni di lavoratori, e indica una prospettiva strategica per la nostra società. Indica in larga misura che tipo di società vogliamo.

Per renderlo efficace ed economicamente sostenibile va orientato interamente alle regioni meridionali più svantaggiate, là dove un forte innalzamento di tutto il sistema scolastico e culturale, oltre a essere intrinsecamente connaturato per storia e tradizione con quelle parti d‘Italia, può costituire l’investimento infrastrutturale più potente e diffuso. Molto più potente di qualche tronco autostradale o di qualche cattedrale nel deserto.

In sintesi, l‘obiettivo del programma è fare diventare il sistema scolastico ed educativo del nostro meridione e le strutture che lo contengono “il più avanzato” d’Europa, la vera molla per riequilibrare il divario nord sud che dopo settant’anni di politiche meridionalistiche è aumentato invece che diminuire.

Provo a tradurre questa ipotesi in uno scenario.

Diciamo a ragione che le grandi opere debbono essere la somma di una grande massa di interventi particolari che interessano tutto il paese e citiamo la messa in sicurezza del territorio. Opera immane e costosissima. Bene, proponiamo che, per un congruo numero di anni, una quota predeterminata di risorse in questo campo siano concentrate nella messa in sicurezza, miglioramento e nuova costruzione delle strutture scolastiche, universitarie e delle strutture connesse delle regioni meridionali.

Proponiamo che alla fine di questa operazione, che potrà avere una durata dai tre ai cinque anni, questo problema sia radicalmente risolto.

Nelle otto regioni del meridione esistono circa diciottomila istituti scolastici. Se si elabora un programma di opere pubbliche esclusivamente dedicato alla ristrutturazione e al miglioramento delle scuole, e ipotizzando di spendere a questo scopo due milioni di media per ogni struttura scolastica, ne risulta un programma di interventi pari a circa sette miliardi all’anno per cinque anni, che potrebbe portare a un innalzamento spettacolare e integrale dell’offerta pubblica in questo campo.

Oggi non c’è nessuna difficoltà a reperire le risorse necessarie, dunque si tratta di un programma perfettamente realizzabile.

Strutture di qualità, vale a dire gradevoli da vivere, dotate di palestre, sale di riunione, sale per attività artistiche, musicali e altro, consentirebbero di estenderne l’uso a tutto l’arco della giornata e diventerebbero dei poli di aggregazione civile di enorme importanza, dovunque, e in particolare nelle aree storicamente più disagiate e più a rischio.

Si tratterebbe di un programma facile da comunicare che avrebbe certamente una grande consenso a livello locale e nazionale, e relativamente facile da elaborare.

Le ricadute culturali, economiche, sociali di una proposta di questo genere sono evidenti.

  • Interessano tutto il mondo della scuola, le famiglie, il mondo delle costruzioni, vaste aree professionali, la sicurezza sociale, l’immagine che il nostro paese dà di se stesso.
  • La realizzazione di questo programma aumenterebbe l’occupazione in modo strutturale sia per la realizzazione materiale degli interventi, sia per la necessità di nuovo personale qualificato per gestirne l’uso permanente; aumenterebbe la sicurezza e creerebbe l’unico vero argine possibile alla criminalità organizzata; creerebbe un contesto culturale e sociale fertile per iniziative produttive ad ampio raggio.

È un programma che si rivolge agli strati più giovani e più avvertiti della popolazione e alle loro famiglie e potrebbe essere sostenuto da una partecipazione e un controllo sociale capillare in tutto il territorio, comune per comune.

Affiancata a interventi di sostegno all’inserimento produttivo, e concentrando nel settore della cultura, educazione, ricerca le risorse sparse che vanno sotto il nome di bonus, soprattutto in aree del paese più prive di servizi una proposta di questo genere (che ci mette in linea con le migliori realtà internazionali) potrebbe avere ricadute a tutto campo di grande importanza.

L’insieme delle proposte sul settore scuola/università si presentano come alternativa realistica ed efficace alle proposte sostanzialmente assistenziali che seducono e drogano i cittadini elettori.

Dal momento che parliamo di scuola è indispensabile corredare questo schema programmatico con un sistema di proposte che, a partire dal ruolo, dal numero e dalle remunerazioni del corpo insegnati di ogni ordine e grado, affronti ex novo la questione della “buona scuola”, delle riforme del sistema educativo e della ricerca nella direzione di farlo diventare l’asse portante di un nuovo progetto di società.

Misuriamo i costi di un programma di questa natura, sapendo che ai costi netti vanno sottratti i recuperi fiscali sulle opere, l’aumento delle capacità di spesa dei soggetti coinvolti, la crescita del PIL e così via, e facciamo diventare questa proposta una cifra comprensibile dell’azione politica del post-coronavirus.

Ci sono gli strumenti e le competenze per sviluppare in breve tempo un programma di questo genere che andrebbe a occupare un posto lasciato drammaticamente vuoto da tutte le forze politiche.

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Una modesta proposta post-Covid-19. Scuola e Sud ultima modifica: 2020-04-27T16:42:37+02:00 da ROBERTO D’AGOSTINO

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