Guardia di Finanza. La svolta democratica

In virtù di una recente sentenza della Corte costituzionale che ha permesso l’organizzazione di sindacati militari, nasce il Sindacato Finanzieri Democratici.
scritto da YTALI
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Quello che qui di seguito è pubblicato è un documento del neonato Sindacato Finanzieri Democratici (S.F.D.), di cui ytali. ha altre volte scritto. Come il lettore avrà facilmente modo di verificare, non si tratta di un testo qualunque fin dalle prime righe. 

E immediatamente colloca il S.F.D., nato lo scorso mese di marzo in virtù di una sentenza della Corte costituzionale che ha permesso l’organizzazione di sindacati militari, in un ruolo che difficilmente lo potrà ricondurre “a mera funzione quasi formale, di mite e subordinata appendice” delle gerarchie della Guardia di Finanza. 

In primo luogo perché il S.F.D. rivendica l’obiettivo della smilitarizzazione del corpo come primo passo per la costituzione di una forza di polizia tributaria al passo con i tempi, altamente specializzata e quindi in grado di condurre efficacemente la lotta all’evasione fiscale, che nel nostro paese ha cifre da paura, e rischia di svuotare l’essenza stessa della convivenza democratica. 

Qualora venisse attuata, oltre a metterci al passo con le altre nazioni dove i corpi di polizia tributaria sono civili nella stragrande maggioranza dei casi, la riforma comporterebbe la fine del proliferare delle gerarchie, che ora vedono nei ruoli un generale a quattro stelle comandante generale, dieci generali di corpo d’armata, cento generali di brigata e di divisione, trecentotrenta colonnelli e quasi mille tenenti colonnelli. 

Un diluvio gerarchico che anche nel recente passato non ha saputo arginare l’espandersi di scandali di corruzione che hanno coinvolto il Corpo, e senza necessità di andare troppo indietro nel tempo. Sicuro consistente risparmio per le casse dello Stato, la smilitarizzazione e la trasformazione della Guardia di Finanza in corpo di polizia tributaria comporterebbe una dirigenza più snella, finalmente libera da compiti operativi di carattere militare, del tutto incongrui rispetto al fine primario della lotta all’evasione fiscale. 

Questa è la vera sfida del Sindacato Finanzieri Democratici, quella di operare all’interno di un corpo militare chiedendo allo stesso tempo il cambiamento della sua natura, per ottenere il quale dovrà estendere il proprio raggio di azione e avanzare proposte, interloquendo con il mondo della politica e dei sindacati al fine di far comprendere la posta in gioco che rende ineludibile la riforma. 

Operando nella quotidianità a difesa delle condizioni dei lavoratori, come ogni sindacato che si rispetti, in un momento drammatico come quello che sta vivendo il paese a causa dell’epidemia. E rivendicando totalmente, come già fa, l’ideale continuità con quella stagione di grandi speranze che a metà degli anni Settanta del secolo scorso ha spinto molti uomini a lottare per una riforma democratica dei corpi separati dello Stato, mossi dal desiderio di dare concreta attuazione a quanto sancito, troppo spesso solo sulla carta, dalla Costituzione.
Claudio Madricardo 

CHI SIAMO NOI FINANZIERI DEMOCRATICI

Siamo nati, ma forse siamo rinati.

Il mese di marzo 2020, per noi non sarà ricordato solamente per la pandemia del Covid-19.

Con protocollo 853665/3030 del 25 marzo 2020 il Comando Generale ci ha comunicato che Il Ministro delle Finanze, in data 20 marzo 2020 ha dato l’assenso a costituirci come sindacato con la sigla S.F.D. Sindacato Finanzieri Democratici.

Un richiamo per niente casuale ma ricercato, voluto ed agganciato ad una parte di Storia del nostro Paese che si è sempre tentato di obliare o di tacere.

Di questo però faremo cenno in questo documento di presentazione, successivamente.

La nostra prima istanza è datata 11 novembre 2019, ma la nostra “atipicità”, si è scontrata subito con le maglie ed i muri dettati da circolari esplicative che blindano la nascita di ogni sindacato militare per cercare, da parte dell’Autorità costituita, di ricondurlo a mera funzione quasi formale, di mite e subordinata appendice.

Ci siamo trovati veti e contrapposizioni perché nella bozza del nostro statuto avevamo previsto la possibilità di iscrizione al sindacato da parte di appartenenti al Corpo in quiescenza, avevamo previsto ipotesi di finanziamento “legali, legittime e trasparenti” da parte di sostenitori esterni e/o soci sostenitori, avevamo scritto tra i nostri obiettivi quello di valutare ed ipotizzare la riforma e la smilitarizzazione del Corpo al quale apparteniamo e che riteniamo potenzialmente in grado di esprime una più elevata funzione nell’interesse della collettività e degli appartenenti, se modificato nella sua struttura e nella sua organizzazione.

Ritenevamo e riteniamo un non senso che per costituirci abbiamo dovuto chiedere il consenso al nostro “datore di lavoro”!

Per riuscire ad ottenere l’assenso del Ministro, filtrato a maglie fini dal Comando Generale della Guardia di Finanza, abbiamo dovuto scrivere uno statuto, quasi in carta carbone, lineare e simile a tutti gli altri Statuti di altre sigle sindacali.

Abbiamo dovuto fare per ben quattro volte modifiche ed integrazioni alla nostra bozza statutaria, che siamo convinti abbiano bisogno di approfondimenti che ci riserviamo comunque, non appena possibile, di affrontare.

Comunque ce l’abbiamo fatta e vi garantiamo che non siamo intenzionati a mettere da parte la nostra volontà di dibattere e approfondire in merito alla Smilitarizzazione e Riforma VERA della Guardia di Finanza, che non può fermarsi ad un mare di generali e di catene di comando a volte scarsamente utili, a volte inutili ed a volte dannose. Diciamo questo prendendo spunto da un libro scritto negli anni Ottanta da un generale della Guardia di Finanza Giuseppe Giuliani, eminente studioso di materie tributarie e non solo. Noi abbiamo in mente un Corpo che sia utile al Paese e non sia disegnato per costruire scalini di una piramide che a nostro modo di vedere ospita troppi dirigenti. Da allora la catena di comando si è ulteriormente “arricchita” di inutili orpelli. (un generale a quattro stelle comandante generale più dieci generali di Corpo d’Armata, cento generali di brigata e di divisione, 330 colonnelli, quasi mille tenenti colonnelli!!! Ma stiamo scherzando?) ogni ufficiale di questi citati ha mediamente, come minimo, cinque finanzieri al suo seguito tra segreteria e autisti, quindi: 1440 x 5 = 7200 persone che girano in quel contesto solo per galleggiamento, senza considerare tutto il personale di ogni catena di comando che non serve. In tempi di spending review sarà sicuramente il caso di capire che voragine c’è. Se poi ci mettiamo la situazione pandemica e la crisi economico-finanziaria alla quale stiamo andando incontro pensiamo che questo sia un argomento scottante e urgente.

La fortuna non è certo dalla nostra parte. Siamo in piena pandemia ed è nota a tutti l’impossibilità a poterci muovere, per formalizzare la firma dell’Atto Costitutivo e dello Statuto.

Siamo riusciti, a ranghi ridotti, a coordinarci quali soci fondatori per poter essere pronti a fare i primi passi.

Abbiamo informato i vertici sul fatto che le periferie disattendessero e disattendano le indicazioni del Comando generale, in merito alla situazione Coronavirus non sono state prese nella giusta considerazione.

Ne prendiamo atto e ci auguriamo che ne rispondano anche coloro che hanno disatteso e disattendono le indicazioni del Comando generale. Mentre noi venivamo mandati in servizio con zero protezioni trovavamo comandanti periferici che non intendevano attuare quelle misure di distanziamento sociale e precauzioni sul lavoro, tanto da aver avuto reparti in quarantena, ma c’è stato di peggio. L’assegnazione di tirocinanti in tutta Italia senza la dovuta verifica di positività o negatività al Covid-19, ha fatto si che ragazzi che inconsapevolmente avevano frequentato luoghi infetti, si siano poi trovati a poter essere inconsapevolmente portatori del coronavirus potendo mettere a repentaglio la salute di interi reparti messi in alcuni casi in quarantena.

Abbiamo chiesto di dotare i reparti di termometri laser da poter dare alle pattuglie su strada ed anche per verificare la temperatura, che potrebbe essere uno dei sintomi premonitori del Coronavirus, al personale che si reca in servizio.

Certo il nostro obiettivo non era quello di vederci ad affrontare una montagna così grande che sta mettendo in ginocchio il Mondo intero, ma ci siamo trovati in mezzo ed allora siamo pronti ad affrontare, in sinergia con tutti, questa vicenda che purtroppo avrà tempi lunghi per poterne uscire con meno ossa rotte possibile.

Noi ci siamo, non siamo esperti ma siamo pronti a trattare qualsiasi questione che possa permettere a noi tutti di fare il nostro servizio in sicurezza per poter a nostra volta dare sicurezza al Paese.

Noi siamo pronti da subito per trattare con quelli che sono la nostra “controparte naturale” per far si che l’avvio alla normalizzazione avvenga nel rispetto delle regole che vengono e verranno indicate per ogni lavoratore del nostro Paese.

Si, è bene dirlo: parlano tutti di riapertura di fabbriche esercizi commerciali, luoghi pubblici, ecc. ecc., subordinando il tutto ad idonee misure di distanziamento sociale e lavorativo. Ma da noi questi parametri sono stati rispettati?

Noi riteniamo che anche i lavoratori della Guardia di Finanza non siano di serie B ed abbiano il dovere-diritto di esercitare le proprie funzioni nel rispetto principale di quello che è il bene più prezioso che la nostra Carta costituzionale tutela e che è la SALUTE. Questo bene non può essere messo in gioco per nessun motivo.

Adesso vorremmo spendere il dovuto spazio per spiegare il nostro logo e il nostro richiamo ad un passato che per tantissimi di noi è ignoto.

La nostra ispirazione, oltre ovviamente alla Carta Costituzionale, si richiama a quei colleghi, ormai quasi tutti in quiescenza, che negli anni Settanta, quando molti di noi non erano neanche nati, si sono battuti per poter ottenere “diritti elementari” che tutti noi ci siamo trovati senza aver fatto nessuna fatica.

Allora in tutta Italia, spontaneamente si formarono gruppi di colleghi che iniziarono a metter in discussione la militarità del Corpo, l’assurdità di una spiccata formazione militare per formare personale che avrebbe dovuto difendere Erario, Imposte e Tasse. Questi gruppi si chiamarono Movimenti o Coordinamenti dei Finanzieri Democratici. Pian piano si costituirono e iniziarono azioni coordinate e comuni, organizzando assemblee pubbliche e dibattiti in tantissimi luoghi d’Italia. Il servizio “I” ha sicuramente ancora fascicoli di quegli eventi.

Nacquero sulla scia del primo movimento storico dei controllori di volo, allora dipendenti dall’aeronautica Militare e velocemente smilitarizzati e riorganizzati.

Fu grazie a questi colleghi che all’inizio degli anni Settanta il Paese inizio ad interrogarsi sull’organizzazione dell’ordine e della sicurezza pubblica. Fu in quegli anni che iniziarono le proteste per il diritto al riposo settimanale, a un orario consolidato di lavoro, all’uso dell’abito civile fuori e liberi dal servizio. Iniziava ad esserci il rifiuto all’imposizione pronta rispettosa ed assoluta come allora si diceva. Quei colleghi iniziarono a ragionare con la loro testa e non con la testa dei sovraordinati. Si misero in discussione le subordinazioni della G. di F. alle Dogane, agli UTIF, agli Uffici Imposte e poi all’Ufficio IVA ed anche la tridipendenza della Guardia di Finanza dal Ministro della Finanze, da quello dell’Interno e da quello della Difesa, ritenendo quest’ultimo un inutile orpello macchinoso, poco efficace ed inutile per il campo operativo specifico della Guardia di Finanza.

Furono anche gli anni che poi vennero definiti anni di piombo. Gli anni delle scorribande delle brigate rosse che misero a repentaglio la tenuta democratica del nostro Paese e del tessuto sociale.

L’Italia venne tenuta in scacco per anni da gruppi eversivi bilaterali ed a volte cointeressati con servizi di Intelligence deviati, corrotti e compromessi. Tanti di quegli attentati sono ancora mistero di Stato.

Fu in quegli anni che nacque anche il movimento che portò alla smilitarizzazione ed alla riforma della Pubblica Sicurezza, poi Polizia di Stato. Gli eventi delittuosi delle Brigate Rosse fecero da volano per accelerare la smilitarizzazione della Pubblica Sicurezza.

Sempre in quegli anni nacque la 382/78, genesi della Rappresentanza Militare ed era indirizzata a tutto il mondo militare e in quel momento la Pubblica Sicurezza era militare, ma non fu sottoposta a quelle norme che probabilmente ne avrebbero ritardato, se non impedito la smilitarizzazione. Francesco Cossiga, Ministro dell’Interno, pur vigente la 382/78 autorizzò, con un atto denominato poi “Circolare Cossiga” le assemblee nelle Questure, legalizzando di fatto il movimento di riforma che si stava battendo per smilitarizzare la Polizia di Stato.

Allora i colleghi Finanzieri Democratici non riuscirono a sensibilizzare il Ministro delle Finanze, per ottenere analoga circolare, ed entrarono nell’avventura assurda della Rappresentanza militare che ci ha portato a spasso per 38 anni ed ha fatto cadere nell’oblio la smilitarizzazione del Corpo.

Il Movimento allora fece ampia discussione e dibattito se accettare o meno la Rappresentanza Militare e la maggioranza optò per partecipare e per tentare di cambiarla. Fu un errore imperdonabile.

Dal 1981 ad oggi, il Movimento dei Finanzieri Democratici è sempre rimasto vivo ed attento ai mutamenti ed i promotori iniziali di questo movimento sono diventati diversamente giovani ma ancora attenti ed attivi.

Qualcuno di noi, ha avuto la fortuna e il piacere di conoscerne alcuni ancora in servizio e lo spirito del Movimento si è trasferito anche nelle nuove leve.

Alcune delle iniziative che hanno portato al pronunciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ad “imporre” all’Italia la possibilità di costituzione di sindacati tra il personale militare, sono partite anche dal Movimento dei Finanzieri Democratici.

Ci sono stati incontri e scambi di opinione tra noi in sevizio ed i colleghi in quiescenza e si è convenuto, tra noi ed un gruppo di “vecchi Finanzieri Democratici” che ci fosse il passaggio del testimone.

Un passo era stato fatto ed è quello della sindacalizzazione.

C’è rimasto il gradino più alto, quello della riforma e della smilitarizzazione del Corpo.

Noi abbiamo intenzione di mettere in discussione la struttura del Corpo del quale facciamo parte. Abbiamo voglia di confrontarci sulle motivazioni che la mantengono “militare”.

Vogliamo analizzare quanto sia utile o quanto sia inutile mantenere lo status del militare.

Vogliamo mettere in discussione le specificità e le specializzazioni del Corpo per far si che non si sia il doppione o il concorrente di analoghe strutture su settori che ci coinvolgono e che dovrebbero essere specificità di altri.

Vogliamo anche mettere in discussione il fatto che ci possa essere un’unica Forza di Polizia con al proprio interno settori specialistici specifici.

Vogliamo vedere quanto sia dispersivo avere una pletora di dirigenti che vengono troppe volte dispersi in compiti non operativi, anziché essere attivi in settori ad alta specializzazione.

Vogliamo capire quale sia l’utilità, PER LA COLLETTIVITÀ’ che ci siano catene della linea di comando che sono fini a se stesse ed inutili per l’efficacia e l’efficienza dell’azione del Corpo.

Noi pensiamo che tutto ciò sia aspirazione legittima.

Non riteniamo ci possa essere una limitazione nel trattare argomenti che interessano il Corpo ma interessano soprattutto il Paese che è quello al quale dobbiamo rendicontare concretamente.

Nessuno di noi ha la verità in tasca. Nessuno è convinto di essere solo ed esclusivamente dalla parte della ragione, ma questo non vale solo per noi, vale anche per coloro che il Corpo, fatto a volte a loro immagine, lo vogliono mantenere nello status quo.

Essere al passo con i tempi non significa essere dappertutto come il prezzemolo, ma secondo noi significa capire l’evoluzione dei tempi e percorrerla trasformandosi ed adeguandosi. Riuscire ad eseguire al meglio quella che è la nostra prerogativa la lotta alla elusione ed alla evasine fiscale, oltre ad essere in grado di poter affrontare la grande sfida del momento contrastare il potere economico della criminalità organizzata.

Non vorremmo che dovesse intervenire la Corte Europea per dare un parere in merito al fatto che a gestire la polizia giudiziaria e la polizia economico finanziaria e tributaria in un paese democratico, ci debba essere una struttura militare!

Noi ci siamo.

Il traguardo è ambizioso ma se non si inizia a camminare non si raggiungerà mai

Noi abbiamo un motto “Affrontare un Curiazo per volta”. Adesso tocca alla riforma e alla smilitarizzazione della Guardia di Finanza.

Noi siamo anche quelli che intendiamo il sindacato, come un servizio “porta a porta”. Gli argomenti e le problematiche contingenti saranno quelli che intercetteremo durante il nostro servizio e da ogni segnalazione di ogni nostro iscritto.

Dovremo strutturarci per poter essere a disposizione di tutti con volontà e determinazione.

Questi siamo noi, quelli che hanno raccolto il testimone dai Movimenti dei Finanzieri Democratici.

Contattateci e mettiamoci in gioco ed in discussione, non spaventiamoci di un argomento apparentemente più grande di noi. Insieme potremo fare grandi cose, nell’interesse di tutti.

Lavoriamo per il bene della Guardia di Finanza dei suoi appartenente e, soprattutto, per il bene del Paese!!!

SINDACATO FINANZIERI DEMOCRATICI

DEMOCRAZIA INDIVISA. IL ’68 DEL MOVIMENTO DEI FINANZIERI DEMOCRATICI

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Guardia di Finanza. La svolta democratica ultima modifica: 2020-04-28T18:26:30+02:00 da YTALI

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