Congiunti e congiuntivo

Nell’accezione aggettivale congiuntivo significa “che serve a congiungere”, in quella verbale si considera il concetto di possibilità, magari di aprire lo sguardo e, di conseguenza, le norme verso orizzonti più ampi di rispetto e considerazione per le vite, le scelte e le condizioni di tutti i congiunti, ossia di tutti coloro che sono in contatto tra loro del nostro consesso sociale.
scritto da BARBARA COLLI
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Uno dei grandi drammi che sta vivendo la nostra vituperata lingua italiana è l’uso del congiuntivo. Tempo verbale bistrattato, anche dal mondo della comunicazione, che invece dovrebbe ben conoscere grammatica e sintassi. Dichiarato morto in plurime occasioni, considerato arcaico, pesante, complesso da declinare. Insomma inutile in una società che vive freneticamente al presente, in una corsa affannosa verso il futuro, semplice e anteriore.

Il buon congiuntivo abbozza e aspetta perché sa che, prima o poi, tornerà alla ribalta, verrà rispolverato. Arriverà un momento in cui la frase non reggerà più e lui sarà indispensabile per non sembrare degli illetterati. Naturalmente per chi pensa che ciò sia importante.

Ed ecco che la sera del 26 aprile 2020 torna in primo piano. Ci siamo abituati alle conferenze stampa in notturna, quasi quasi se non accadono e vengono trasmesse in orario congruo ci dispiace perché ci davano la sensazione di essere dei cospiratori che combattono il nemico. Un po’ come ascoltare la sera, al buio, Radio Londra durante i terribili anni dell’occupazione nazista che solo alcuni giorni fa abbiamo ricordato e da cui abbiamo celebrato la liberazione, in barba a chi ritiene che si tratti solo di retorica.

Comunque eccolo a far bella mostra di sé nel nuovo DPCM che nelle sue oltre venti pagine all’articolo 1, comma a, recita “si considerano necessari gli spostamenti per incontrare i congiunti”. Liberazione? Finalmente… ebbene no, non per tutti almeno.

Non sono una linguista e nemmeno una giurista, ma da quanto ho ricavato consultando il dizionario della lingua italiana Devoto Oli, comprato il primo anno di liceo su suggerimento della professoressa che lo riteneva uno dei migliori, leggo quanto segue nella terza opzione di significato: Congiunto, sostantivo maschile che sta per parente o familiare. Mi corre lo sguardo al termine immediatamente superiore, ossia congiuntivo che nell’accezione verbale specifica un modo indicante la possibilità, la volontà o l’irrealtà.

E allora mi chiedo… ma le persone che non hanno parenti (ce ne sono tante e non sono solo anziani rimasti soli per l’inevitabile incedere degli eventi) e la cui famiglia sono alcuni cari amici? Coloro che hanno delle relazioni sentimentali, pur non essendo sposati né conviventi? Costoro rispetto ai loro affetti sono o non sono congiunti? Potranno o meno vedersi? Potranno ricostruire la loro rete familiare che è stata spezzata dalle esigenze sanitarie?

Se guardiamo al modo verbale direi di sì. Credo che la loro volontà sia quella di poter rivedere i loro affetti. Ma se guardiamo al sostantivo sembra di no, ci troviamo nel campo dell’irrealtà. Perché ancora oggi, nel 2020, si pensa alla famiglia esclusivamente nel modo tradizionale. Nulla contro i nuclei, anzi. Ben venga quando la rete parentale coincide con quella relazionale, soddisfando le esigenze affettive. Ma non per tutti è così. Di più, per molti non è così. Scelte? Accidenti dell’esistenza? Sia come sia, va preso atto che oggi il concetto di famiglia, parentela e nucleo affettivo è cambiato. Non farlo è nella migliore delle ipotesi miope, nella peggiore arcaico e moralista.

In sostanza, in un primo momento sembrava che per la nuova normativa, che dovrebbe accompagnarci fino al prossimo 18 maggio (qui si procede di due settimane in due settimane… poi chissà), le vite affettive di migliaia di cittadini non avessero alcun valore. Non c’era per loro alcun diritto da cercare di tutelare. 

Al fastidio per l’ingerenza dello Stato sulle scelte individuali va ad aggiungesi l’incomprensibilità delle linee di contagio. Perché andare a trovare il cugino di terzo grado che abita, per dire, a Belluno partendo da Rovigo va bene, mentre incontrare un amico, che magari è l’unica forma di familiarità di cui una persona dispone, che vive a Spinea partendo da Venezia è invece pericoloso?

Mentre m’interrogavo su questo e sul senso del “congiungere” è arrivata la nuova ordinanza del presidente del Veneto che ha autorizzato, tra le altre cose, lo spostamento nelle seconde case o per raggiungere le imbarcazioni e i velivoli (ma in quanti dispongono di un aereo?) di proprietà nel territorio regionale. Apparentemente per effettuare lavori di manutenzione (ma coloro che posseggono un aereo sanno eventualmente ripararlo? Non stiamo parlando di un aspirapolvere o di un banale frullatore…), poi che a breve ci sia il ponte del 1° maggio è ovviamente un puro caso.

E allora mi sono chiesta… Perché ci sono relazioni umane di serie A e relazioni di serie B? Perché il discrimine nella mobilità è rappresentato dalla situazione affettiva personale e da quella economica e patrimoniale?

I poveracci a casa, insieme a coloro che non hanno una famiglia registrata per legge o per consanguineità?

Non faccio in tempo a capire se esistano delle risposta che arriva un chiarimento da parte di Palazzo Chigi: per congiunti si intendono, oltre ai parenti, anche i fidanzati e gli affetti stabili. Ma ha chiarito davvero? Se il concetto di fidanzato tutto sommato, anche se un po’ arcaico, è comprensibile (qui in Veneto, per altro, suona un po’ strano, rigido, perché, almeno per i più giovani questo tipo di legame è espresso dal termine “moroso”) cosa si intende per affetti stabili? Un amico di lunga data, ad esempio, è un affetto stabile? Salvo nuovi chiarimenti sembra di no e quindi molte persone non avranno la possibilità di riprendere un minimo di socialità, dopo aver trascorso quasi due mesi da soli. Insisto, non sono poche, anzi. Pensiamo, tanto per fare un esempio, a quanti si sono trasferiti per lavoro o per studio in una città diversa da quella di origine. E pensiamo al grande valore che i rapporti di amicizia hanno nella vita delle persone, molto spesso più stabili, preziosi e duraturi nel tempo dell’amore romantico o dei legami giuridici.

Per fortuna c’è chi la prende con umorismo, cercando di sdrammatizzare. Ed ecco che arriva un nuovo modello di autocertificazione, che si aggiunge alla lunga serie di quelle ufficiali, in cui si elencano con grande precisione le varie tipologie di rapporti, compresi quelli auspicati se la mobilità fosse concessa. O ancora, prendendo spunto da una bella abitudine solidale del nostro Sud, mutuata anche in tante città del paese in questo momento di difficoltà economica per molti, abbiamo chi, per traslato, si offre come “congiunto sospeso” per i single. 

Nell’accezione aggettivale congiuntivo significa “che serve a congiungere”, in quella verbale si considera il concetto di possibilità, magari di aprire lo sguardo e, di conseguenza, le norme verso orizzonti più ampi di rispetto e considerazione per le vite, le scelte e le condizioni di tutti i congiunti, ossia di tutti coloro che sono in contatto tra loro del nostro consesso sociale. Delle regole per fermare questa pandemia servono, affidarsi al solo buon senso delle persone purtroppo non basta, ma ce lo ha spiegato Orwell che quando alcuni sono più uguali di altri le cose comunque non funzionano.

Congiunti e congiuntivo ultima modifica: 2020-04-29T20:41:09+02:00 da BARBARA COLLI

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