Venezia. La mascherina del sindaco alla prova starnuto

Vorremmo qualche rassicurazione, per dare sicurezza ai molti veneziani che si pongono, in queste ore, questa domanda vedendo i video che circolano sui social: proteggono davvero queste mascherine chirurgiche distribuite dal Comune?
scritto da ENZO BON
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Sapranno resistere alla prova starnuto? E se le mascherine del sindaco Brugnaro non fossero pienamente idonee per proteggere dal virus? È questa la domanda che alcuni si erano posti, qualche giorno fa quando, con ampia comunicazione alla stampa, era stata annunciata da parte del sindaco la distribuzione di questi necessari presidi sanitari agli abitanti del Comune di Venezia, anche in vista della fase 2 del piano per contenere l’epidemia di coronavirus che partirà il prossimo 4 maggio.

Domanda non peregrina, visto che anche le mascherine che il presidente della Regione Zaia aveva distribuito a inizio aprile si erano poi dimostrare non così efficienti. Come aveva dimostrato un video, divenuto virale sui social, in cui si vedeva un farmacista, bardato di mascherina regionale, soffiare su una fiamma che si spegneva, al contrario invece di quello che succedeva con mascherine chirurgiche certificate, dove la fiamma rimaneva bella arzilla. Sia mai, si erano chiesti i noti criticoni dell’operato di Brugnaro, che anche quelle del nostro sindaco siano per caso della stessa specie di quelle di Zaia?

Prima di tentare di rispondere a questa domanda, è necessario però fare la cronistoria delle mascherine comunali, andando a spulciare tra i documenti ufficiali inviati alla stampa dal Comune di Venezia, dove apprendiamo che sono seicentomila le mascherine chirurgiche, acquistate in Cina, che sono state distribuite (o sono in corso di distribuzione), per un costo di 241.893 euro. La distribuzione, che è stata preannunciata con tanto di telefonata personale (registrata) del sindaco ai numeri fissi dei residenti, sta avvenendo grazie alle molte benemerite associazioni di volontariato e sportive. Umana Reyer compresa, tanto che sempre i soliti criticoni hanno visto l’intervento di quest’ultima società come uno spottone del sindaco, proprietario della squadra (ora in blind trust, crediamo), per le prossime elezioni comunali.

Ma continuiamo con la cronaca:

Per portare a termine il “piano mascherine” – continua in un comunicato diffuso ai media l’assessore alla Città sostenibile, Massimiliano De Martin – è stato fondamentale il fronte delle relazioni internazionali. Grazie ai contatti affidabili con la città di Suzhou, è stata subito verificata la possibilità di fare un ordine importante, con il dovuto anticipo (prenotazione, produzione, spedizione). Con la Cina, su questo materiale l’unico sistema è il pagamento anticipato, per questo motivo il Comune si è affidato alle reti di rapporti personali costruite negli anni.

E poi, di seguito il sindaco:

si tratta di mascherine chirurgiche, prodotte secondo la direttiva CE n. 43 del 1992, confezionate in pacchi da 4, personalizzate con il logo del Comune. Le confezioni singole, fatte predisporre dal Comune, consentiranno una più semplice distribuzione. Penso sia un caso unico in tutta Italia.

Ora non stiamo a guardare il pelo sull’uovo, ci mancherebbe, poiché di questi tempi è meglio mettersi qualcosa davanti al naso e alla bocca piuttosto che stare senza nulla. Ma vorremmo comunque far presente che non esiste la direttiva CE n. 43 del 1992 (o almeno noi non siamo riusciti a trovarla) come si legge nel comunicato, ma piuttosto la direttiva 93/42/CEE (decreto legislativo 24 febbraio 1997, n.46) in materia di dispositivi medici, che fissa i parametri delle mascherine chirurgiche, atte non tanto a proteggere le vie respiratorie, ma a evitare che la persona che la indossa, attraverso il respiro contamini l’ambiente circostante, come ci hanno detto ormai allo sfinimento i virologi.

Prendiamo per buono che il sindaco, che sappiamo non avvezzo con leggi e regolamenti, abbia confuso i numeri della direttiva e invece, ne vogliamo essere certi, chi ha condotto la trattativa con la Cina abbia fatto tutto in regola e nel pieno rispetto delle norme. Sta però di fatto che il dubbio permane, anche in considerazione del recente scandalo delle mascherine cinesi non regolari che ha coinvolto l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti.

Perché da questo pomeriggio i social riportano alcuni filmati di veneziani che hanno ripetuto il famoso test della fiamma del quale abbiamo accennato prima parlando delle mascherine di Zaia, scoprendo che anche quelle di Brugnaro sembrerebbero comportarsi allo stesso modo.

Le abbiamo testate anche noi di ytali: su quattro prove, per ben tre volte siamo riusciti a spegnere la fiamma di una candela posta a qualche centimetro di distanza dalla mascherina comunale, mentre con quelle certificate, acquistate in farmacia, la fiamma non si è mai spenta. Ora, non certo ci verrà da soffiare sulle candeline della torta quando indosseremo la mascherina brugnariana, ma se ci venisse da starnutire? Così come si spegne la candela, altrettanto forse riusciremmo a fare il bagno di “droplet” ai nostri commensali.

Non potendo trarre conclusioni definitive e comunque tenendo conto che, come già detto, di questi tempi non bisogna fare i neghittosi, vorremmo avere conforto da chi più di noi se n’intende, per capire se sia normale che una fiamma si spenga soffiando quando siamo coperti da una mascherina chirurgica. Perché, a pensare da idraulici e non da medici – per carità – ci viene spontaneo credere che dove passi l’aria, con essa passi anche il virus che misura dai cento ai centocinquanta nanomicron di diametro, cioè circa seicento volte più piccolo del diametro di un capello.

Su questo, vorremmo qualche rassicurazione: per dare sicurezza ai molti veneziani che si pongono, in queste ore, questa domanda vedendo i video che circolano sui social. Proteggono davvero queste mascherine chirurgiche distribuite dal Comune? Rispettano davvero tutte le direttive sanitarie? Possiamo indossarle con la sicurezza di non contribuire alla diffusione del virus soprattutto verso le persone anziane o debilitate? Siamo certi che non sia stato un incauto acquisto, un errore magari dovuto a un pur positivo eccesso di zelo e alla fretta di fare comunque qualcosa? Perché, a scomodare il filosofo, potremmo dire che non saper rimediare a un eventuale errore è cosa peggiore dell’errore stesso. Che si può più facilmente tradurre nel nostro “pèzo el tacòn del buso”.

Venezia. La mascherina del sindaco alla prova starnuto ultima modifica: 2020-04-29T17:39:55+02:00 da ENZO BON

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2 commenti

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Donatella Schiuma 29 Aprile 2020 a 22:12

Ho testato quelle che sono arrivate a me, ma a me funziona, la fiamma non si spegne.

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Manuel Cattani 29 Aprile 2020 a 23:15

Grazie, Enzo a presto

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