Redentore 2020. Come sarà la festa più cara ai veneziani

Se ci saranno le condizioni minime per organizzare la notte famosissima, dobbiamo impegnarci per un Redentore completamente rinnovato, a misura di città. Il virus ci obbliga a fare quello che non abbiamo mai fatto: un differente modo di vivere gli spazi pubblici e un diverso modo di governare gli accessi e i flussi in città.
scritto da GIUSEPPE SACCA'
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Purtroppo il Covid-19 ci accompagnerà per diverso tempo e, se volessimo essere pessimisti, potremmo anche dubitare che si trovi un vaccino: non sarebbe la prima volta che non siamo in grado di trovare un antidoto ad un virus (HIV docet). Ma restiamo ottimisti perché gli scienziati che stanno intervenendo nel dibattito pubblico lo sono. Troveremo il vaccino, tra cinque, sei, sette mesi. E poi bisognerà produrlo in centinaia di milioni di dosi e distribuirlo. Insomma, la cosa si fa lunga. Non possiamo restare in confinamento per sempre, non possiamo uscire senza prendere precauzioni e con leggerezza. Ne saremo in grado? Lo scopriremo a breve. Se riuscissimo a superare con successo la cosiddetta fase due dovremmo poi fare passi ulteriori.

Ci diamo una data per capire se saremo ancora in grado di organizzare dei momenti in cui ci sia un afflusso considerevole di persone assumendoci dei rischi che si possano considerare accettabili? Proviamo a testare un modo di vivere gli spazi pubblici che ponga come discrimine la sicurezza sanitaria, la qualità dell’esperienza dello stare assieme, il rispetto per la città? Per dirla in altri termini, usiamo questa pandemia per programmare una ripartenza in cui si possano fare degli importanti passi nell’utilizzo differente della città?

Sappiamo che la situazione a Venezia era insostenibile anche prima, ma molti interessi spingevano per andare «avanti tutta»; oggi anche gli interessi più caparbi, egoisti, ottusi non potranno che sposare l’idea di una governance differente in città per evidenti problemi sanitari. Propongo quindi di segnarci sul calendario la data del 18 luglio ovvero quella del Redentore 2020.

Non si potrà svolgere come gli anni scorsi, migliaia di persone assiepate sulle rive, caos nei punti di accesso della città (a piazzale Roma, a Santa Lucia, a Punta Sabbioni) e in gran parte di essa, per non parlare dei mezzi pubblici sovraccarichi. Certo, a luglio non ci saranno i turisti, né pernottanti né escursionisti, se non in numero assai ridotto. I nostri corregionali avranno molta meno voglia di andare in luoghi affollati, allo stesso tempo barconi trasformati in discoteca o feste più o meno private in giro per la città saranno assai complicate – per usare un eufemismo – da realizzarsi.

Sempre che ci siano le condizioni minime nella curva del contagio che ci permettano di organizzare la notte famosissima, dobbiamo rassegnarci ad un Redentore in formato ridotto? No! Dobbiamo impegnarci per un Redentore completamente rinnovato, a misura di città.

Il Covid-19 ci obbliga a fare quello che non abbiamo mai fatto, ci costringe a mettere in atto ciò di cui parliamo da anni senza aver realizzato pressoché nulla: un differente modo di vivere gli spazi pubblici e un diverso modo di governare gli accessi e i flussi in città.

Abbiamo le tecnologie e una control room degne della Nasa – almeno secondo quanto ci racconta il sindaco – ma ci manca una cultura della sostenibilità nell’ideazione, nell’organizzazione degli eventi, come nella loro gestione. Abbiamo sempre cercato il massimo profitto, questa è stata la nostra stella polare, a discapito della qualità del sistema nel suo complesso.

Non è il caso qui di farla lunga, chi abbia un minimo di dimestichezza con l’economia turistica veneziana sa benissimo che è sconvolgente come essa sia stata gestita, lasciarla sviluppare in questa maniera, come un blob informe che tutto prende e travolge. È stata una scelta libera e consapevole. Oramai siamo a livello mondiale l’emblema dell’overtoursim, l’esempio da non seguire. Molte altre città erano incamminate nella medesima direzione, ma sono intervenute. Basti pensare a Bruges.

Dobbiamo riprogrammare tutto. Tutto. Dalla comunicazione, agli accessi, dall’offerta culturale e commerciale, all’individuazione di un numero massimo di accessi per parti della città. Il tutto mettendo al centro il cittadino: il vero stakeholder è chi abita questa città, residente stanziale o meno, quindi anche gli studenti e anche i turisti che dormono in alberghi e altre imprese. Sottolineo imprese.

Non voglio qui aprire il tema delle affittanze turistiche anche se il concetto da applicare secondo me è molto semplice: ben vengano forme che permettano ai proprietari di appartamenti di guadagnare risorse per mantenere l’immobile a fini residenziali nella maggior parte dell’anno, ma basta furbetti. Basta agenzie che gestiscono decine di appartamenti. Basta veneziani e non che destinano case al turismo per lucrare senza pagare le tasse dovute da chiunque si faccia imprenditore. Amsterdam, New York, Barcellona hanno già introdotto forme di regolamentazioni che oramai tutti conosciamo.

Torniamo al Redentore. Immagino già i servizi in giro per il mondo in cui si racconta di una ripartenza di Venezia, pronta a regalare un’esperienza all’insegna di una città intelligente, sostenibile, a misura d’uomo, dove i “foresti” sono accolti con cortesia e garbo in cambio di una “prenotazione” per chi non dorme nelle strutture ricettive localizzate in città. Prenotazione gratuita, a scanso di equivoci: non è un modo per lucrare, è un modo per governare i flussi e gli accessi.

Non è una cosa semplice, me ne rendo conto. Ma da quanto ne parliamo? A parole tutti d’accordo… ma poi? Proviamoci, seriamente. Forse il primo tentativo non sarà buono, e allora faremo degli aggiustamenti. Ma fino a quando non sperimenteremo forme di governance differente dell’industria turistica saremo sempre al punto di partenza.

Basta stupidate come tornelli o riempire la città di transenne e amenità simili. Proviamo a fare una cosa fatta bene. È una grande prova che dobbiamo riuscire a superare. Abbiamo due mesi e mezzo per programmare tutto per bene. Così nel 2021, speriamo a virus debellato, potremmo tornare a festeggiare una delle notti più belle che si possono vivere a Venezia con spirito sereno, ballando, cantando, facendo festa, ma sempre in un numero sostenibile, rispettoso della città.

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Redentore 2020. Come sarà la festa più cara ai veneziani ultima modifica: 2020-04-30T11:35:41+02:00 da GIUSEPPE SACCA'

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