La terribile coppia limòs-loimòs

Gli studiosi della lingua da secoli si chiedono se c’è qualche motivo etimologico dietro questa antica assonanza (epidemia-carestia), se si nasconde qualche misteriosa radice indoeuropea, se magari in un tempo remotissimo le epidemie e le carestie andavano sempre in coppia oppure non venivano ben distinte.
scritto da DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Epidemia [επιδημία] è una parola greca. Nella lingua greca ce n’è un’altra con il medesimo significato. È la parola loimòs [λοιμός], più antica. Ma si usa poco e di preferenza nella forma scritta. Il motivo è pratico: è facile confonderla con un’altra parola, limòs [λιμός], che significa un’altra piaga, la carestia. Le due parole in greco moderno si pronunciano allo stesso modo. Se quindi qualcuno vuole uscire dall’equivoco e far capire che sta parlando dell’epidemia e non della carestia che forse la seguirà, dice “parlo di loimòs con l’omicron iota non di limòs con iota”. 

È una pratica usuale in greco moderno. Quando parlo e talvolta (ma raramente, non crediate) mi capita di riferirmi alla politica, uso l’antico termine “he politikè”. Ma in greco moderno si pronuncia “i politikì” nello stesso modo in cui si pronuncia il nominativo plurale dei politici: “oi politikoi” diventa anch’esso “i politikì” e quindi sono sempre costretto a spiegare al mio interlocutore che mi riferisco alla nobile arte della politica, forse anche con la P maiuscola, e non ai sempre visti con diffidenza uomini politici. Quindi devo specificare che è “politikì con la eta non con l’omicron iota”.

Ma nel caso dell’eucologio delle Chiese ortodosse la specificazione “con lo iota e con l’omicron iota” non è compresa, anche se all’epoca probabilmente, per non dire sicuramente, la pronuncia era quella attuale. E quindi da duemila anni il buon prete ortodosso rivolge la sua preghiera in greco ellenistico con fioriture atticizzanti “affinché sia preservata codesta città e ogni città e paese da limòs, limòs, terremoto, sprofondamento” e via elencando varie catastrofi. E uscendo dalla chiesa ogni buon bambino ortodosso si chiede perché questo limòs è così cattivo da venire scongiurato ben due volte. 

Gli studiosi della lingua da secoli si chiedono se c’è qualche motivo etimologico dietro questa antica assonanza, se si nasconde qualche misteriosa radice indoeuropea, se magari in un tempo remotissimo le epidemie e le carestie andavano sempre in coppia oppure non venivano ben distinte. 

Già Erodoto [nell’immagine di copertina] nelle sue Storie affianca loimòs con limòs quando racconta dei cretesi che furono colpiti sia da epidemia che da carestia appena tornati nella loro isola provenienti da Troia, dove avevano combattuto a fianco degli Achei.

Esiodo

Eppure già due secoli prima Esiodo aveva usato la terribile coppia nelle Opere e i Giorni, terrorizzando il cortese pubblico:

Tante volte la città intera è stata punita a causa di un uomo malvagio che ha sbagliato e ha intrapreso opere ingiuste. Il figlio di Kronos ha scatenato dal cielo una grande disgrazia, limòs e loimòs insieme.

Nella Teogonia Limòs è descritto dal poeta come figlio della feroce divinità Eris, che è la Discordia, e fratello non causale di Ponos (Dolore), Polemos (Guerra), Fonos (Omicidio) e altri brutti ceffi. Di Loimòs non parla, continuando a mantenere misteriosa la sua genealogia, anche se nell’Iliade, già nella prima rapsodia appare in veste da protagonista, talvolta citato nella forma femminile “loimè”. 

Plutarco

Anche Plutarco s’occupa della terribile coppia quando parla di Iside e Osiride. Secondo la sua versione, chi scatena limòs e loimòs sulla popolazione non è Zeus ma Arimanios, la versione greca del persiano Ahreman:

I saggi credono che ci siano due dèi contrapposti: uno crea le opere virtuose, l’altro i vizi. Zoroastro, il mago che è vissuto cinque millenni prima della guerra di Troia, chiama la prima divinità Oromaze e lo identifica con la luce, mentre la divinità delle tenebre e dell’ignoranza la chiama Arimanios.

La perenne lotta tra le due divinità continua finché “verrà il tempo” in cui le divinità buone sconfiggeranno Arimanios “che porta con sé loimòs e limòs”. Sorgerà allora una “Politeia (che si può tradurre stato, repubblica, città, regime) di uomini beati e parlanti la stessa lingua”.

Stiamo ancora aspettando. Nel frattempo ci siamo sbarazzati di Zeus e di Arimanios e il nostro attuale Signore dispensa limòs e loimòs con senso della misura ed è anche disposto a negoziare. Nel caso di Sodoma non solo la pestilenza e la carestia non sono state neanche prese in considerazione, ma Abramo ha fortemente dissentito con la stessa idea della punizione: “Vuoi distruggere i giusti insieme con gli ingiusti?”, chiede inorridito, in una traduzione mia dalla Bibbia dei Settanta. Nostro Signore riconosce bonariamente la validità dell’argomento e consente di perdonare tutta la città se ci saranno cinquanta giusti. Ma Abramo continua le trattative, negoziando sul numero: i giusti richiesti scendono a 45, poi a trenta, a venti e infine a dieci: “Non distruggerò la città grazie ai dieci”, promette Nostro Signore. È successo però che i poveri angeli mandati a controllare la situazione non solo non hanno trovato alcuno giusto, eccetto il loro ospite, ma hanno anche rischiato di venire stuprati dalla folla dei peccatori. Così alla fine Sodoma e Gomorra non si sono potute salvare dalla pioggia di “fuoco e zolfo”, lasciando loimòs e limòs a impolverarsi nella attrezzatissima armeria dell’Onnipotente. Finora. 

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La terribile coppia limòs-loimòs ultima modifica: 2020-05-04T16:43:43+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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