Siria. Alleati in conflitto per la ricostruzione

Va rimesso in piedi un paese ridotto in macerie da una guerra entrata nel decimo anno, va fatta rinascere un’economia azzerata. La pax russa non contempla i pasdaran iraniani.
scritto da UMBERTO DE GIOVANNANGELI
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Siria, la pax russa non contempla i pasdaran iraniani. Vinta la guerra, Vladimir Putin muove le pedine per vincere la partita che più gli interessa: quella della ricostruzione. Un affare iper miliardario, perché si tratta di rimettere in piedi un paese ridotto in macerie da una guerra entrata nel decimo anno, di far rinascere una economia azzerata, di ricostruire città, infrastrutture, strade, ponti… E per farlo sono vitali i capitali delle petromonarchie sunnite del Golfo, oltre alla luce verde di Israele. Ma se vuole aprire i cordoni della borsa dell’Arabia Saudita, del Qatar, dell’Oman, del Bahrein, degli EAU, lo “zar” del Cremlino deve neutralizzare l’alleato iraniano, portandolo fuori, sul piano militare, dal teatro siriano. Farsi garante nei confronti di Riyadh, e Tel Aviv, di uno stop alla penetrazione della mezzaluna rossa sciita in Medio Oriente.

Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che il presidente Bashar al-Assad ha compreso che

i militari iraniani sono diventati un peso per la Siria che paga un prezzo troppo alto per la loro presenza,

sottolineando che le forze armate siriane – alle prese con un programma di riorganizzazione – sono state danneggiate dagli attacchi israeliani e hanno perso “capacità di combattimento” per i danni inflitti al sistema di difesa aerea.

Damasco

Ma il rais di Damasco non può cantar vittoria perché deve far fronte ad una crisi interna al suo clan.

Assad ha vinto la guerra, ma rischia di non vincere la pace perché si trova in una posizione di debolezza rispetto ai suoi alleati,

dice ad Agenzia Nova Matteo Colombo, ricercatore associato presso l‘Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi). L’esecutivo guidato dal clan Assad, secondo Colombo, deve risolvere un grande problema legato alla dipendenza militare dai suoi alleati esterni.

Il governo siriano è debole e dipende sempre di più dai suoi alleati, ovvero Iran e Russia, per quanto riguarda il controllo del territorio. C’è un’incognita legata anche al numero di soldati, che sono troppo pochi rispetto a quanti ne servirebbero per presidiare le zone riconquistate. Per qualche anno ci sarà probabilmente ancora bisogno di milizie paramilitari, soprattutto iraniane e in parte anche russe,

aggiunge Colombo. In questa fase chi ha sostenuto Assad

vuole passare al riscatto: sono stati spesi molti soldi e nessuno vuole correre il rischio che la Siria diventi un nuovo Afghanistan,

ha spiegato ancora l’analista dell’Ispi, citando al riguardo un recente report firmato da Aleksandr Aksenenok, ex ambasciatore russo in Siria.

Damasco – si legge nel rapporto, ripreso dal quotidiano russo Kommersant – non pare particolarmente interessata alla stabilizzazione del paese e continua a cercare una soluzione militare con il sostegno dei suoi alleati e aiuti finanziari ed economici incondizionati come ai vecchi tempi dello scontro sovietico-americano in Medio Oriente. 

Operazione di sanificazione a Damasco

Secondo Haaretz, né l’Iran né Assad sono entusiasti di una ricostruzione affidata a potenze straniere con più denaro e know-how tecnico di loro. Inoltre, l’apertura ad altri attori esterni (soprattutto occidentali) richiederebbe maggiore trasparenza, responsabilità e una forte repressione della corruzione. Non solo: la ricostruzione necessita del rimpatrio di molti, se non della maggior parte dei rifugiati, ma Assad – sempre secondo Haaretz – non ha interesse a far rientrare una massa persistente di malcontento politico e futura ribellione.

Quanto alla Russia, il giornale israeliano sottolinea che Mosca si trova nella scomoda situazione di dover rientrare dagli investimenti fatti finora, senza però avere la capacità per finanziare la ricostruzione. Gli Stati Uniti e l’Europa non sono interessati a partecipare senza vedere prima vere e reali riforme politiche.

La Cina è solita investire in paesi ad alto rischio, ma secondo Haaretz alle società cinesi non piace competere nei luoghi dove Russia e Iran hanno così tanta influenza politica. In attesa del boom di ricostruzione, Russia e Iran si stanno già spartendo gli unici asset a disposizione: Mosca, in particolare, ha battuto Teheran per ottenere il controllo di almeno una parte dell’industria dei fosfati in Siria. 

Il dopoguerra è iniziato. Le vecchie alleanze saltano e se ne definiscono le nuove. Con una costante: l’Europa è fuori gioco. 

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Siria. Alleati in conflitto per la ricostruzione ultima modifica: 2020-05-07T17:25:17+02:00 da UMBERTO DE GIOVANNANGELI

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