L’Italia nella trappola della fertilità

L’Istat fotografa ancora una volta la demografia del paese minacciata dal calo delle nascite. In controtendenza è il ricco Nordest, in particolare il Trentino, l’Emilia ed il Veneto. Per fecondità e longevità. Mentre il Mezzogiorno preoccupa.
scritto da VITTORIO FILIPPI
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Si chiama trappola della bassa fertilità. È molto semplice da spiegare: bassa crescita economica e vincoli di bilancio rendono sempre più difficili le condizioni materiali per le giovani coppie, i figli si fanno in età sempre più avanzata, il tasso di fertilità dei genitori si riduce ulteriormente, la popolazione invecchia, aumentano tasse e spese che servono a puntellare lo stato sociale. E così in una spirale che logora in modo insostenibile il sistema del welfare. Sono insomma le sabbie mobili in cui sta affondando, lentamente ma inesorabilmente, la demografia italiana. Tirata giù per i piedi da una denatalità che minaccia “l’esistenza stessa del nostro paese”, come ha detto il presidente Mattarella, dato che le famiglie “sono l’Italia”.

Il quadro sconsolante viene dal bilancio fatto dall’Istat qualche tempo fa, che fotografa il pantano in cui si trova la demografia del paese: un pantano che dovrebbe far capire come il vero, minaccioso virus si chiami calo delle nascite, ormai in quarantena da troppo tempo. A cui dobbiamo aggiungere il fin troppo probabile aggravamento della denatalità nel 2021 a causa delle difficoltà (disoccupazione e incertezza lavorativa in primis) generate oggi dalla pandemia.

Il profilo è di conseguenza quello di un paese che perde abitanti e “prende su” anziani perché invecchia mentre “l’invasione” (degli immigrati) tende ad essere piuttosto un’“evasione” (di stranieri e anche di italiani che se ne vanno). Perfino le nascite “invecchiano”, nel senso che ora fanno più figli le donne sopra i quarant’anni che quelle sotto i venti.

Chi va in controtendenza e quindi si salva – per quanto possibile – in questo quadro disarmante è il nordest, in particolare il Trentino, l’Emilia ed il Veneto (non il Friuli, che presenta dati non esaltanti). In particolare queste tre regioni presentano due consolanti eccellenze demografiche nei confronti del resto del paese (e soprattutto del Mezzogiorno, sempre più disastrato demograficamente e non solo).

La prima eccellenza è data dalla fecondità, specie ancora una volta a Bolzano, dove si sfiorano gli 1,7 figli per donna, contro una media nazionale di 1,29 che scende a 1,26 nel Mezzogiorno. La seconda eccellenza è data dalla longevità, specie in Trentino (a Trento in particolare) e in Veneto.

Riassumendo, la demografia del paese presenta – per usare un’immagine risorgimentale – una “fortezza” a forma di quadrilatero che resiste composta, oltre che da Trentino, Emilia e Veneto, anche dalla Lombardia. Circa le nascite contribuisce sicuramente la più forte presenza di stranieri nelle regioni citate, dato che la fecondità tra le straniere, pure in calo, è più alta (1,89) che tra le autoctone (1,22).

Ma conta anche un contesto economico più favorevole, con tassi di occupazione femminile più elevati e un’offerta di servizi comparativamente più generosa. E sulla maggior longevità evidentemente incide la qualità dei sistemi sanitari locali sia in termini preventivi che curativi. Per cui la demografia non è una questione di destino, ma di scelte. O, più probabilmente, di non scelte.

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L’Italia nella trappola della fertilità ultima modifica: 2020-05-12T11:25:41+02:00 da VITTORIO FILIPPI

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