Giscard nella bufera. Il #MeToo in Francia non si ferma

Dopo le contestazioni per la consegna del premio Cèsar a Roman Polanski, è l’ex presidente della repubblica a finire sotto i riflettori per molestie sessuali. E anche nel giornalismo sportivo più di qualcuno comincia a parlare.
MARCO MICHIELI
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[PARIGI]

Qualche giorno fa è stata aperta nei confronti di Valéry Giscard d’Estaing, presidente della repubblica dal 1974 al 1981, un’indagine per molestia sessuale. A depositare la denuncia è stata una giornalista tedesca, Ann-Kathrin Stracke, che lavora presso la televisione pubblica WDR. Stracke accusa l’ex presidente di averle toccato ripetutamente il sedere durante un’intervista realizzata a Parigi, a fine 2018. Il portavoce dell’ex presidente ha dichiarato alla stampa che il novantaquattrenne politico non ha alcun ricordo di quell’incontro. 

Che cosa sarebbe accaduto? La giornalista ha raccontato che durante l’intervista svoltasi il 18 dicembre, l’ex presidente le ha per tre volte messo la mano sul sedere. Nonostante i tentativi di ritornare a una situazione di normalità, afferma di esserci riuscita solo con l’aiuto del cameraman, che ha distratto il presidente.

La giornalista Ann-Kathrin Stracke lavora presso la televisione pubblica tedesca WDR

All’epoca Stracker aveva immediatamente segnalato alla propria azienda quello che era accaduto. WDR ha poi aperto un’inchiesta interna indipendente e ascoltato il cameraman presente all’intervista, che ha confermato la storia. Alla fine dell’inchiesta WDR ha appoggiato l’intenzione di Stracke di denunciare l’ex presidente della repubblica.

In un’intervista alla BBC, la giornalista ha anche affermato che il movimento #MeToo è stato importante per la sua scelta di denunciare l’uomo politico francese.

Il movimento infatti in Francia non sembra essersi arrestato. Le denunce nei confronti di personaggi celebri sono soltanto la punta dell’iceberg. E hanno aiutato molte persone “normali” ad uscire dal silenzio. E il caso Giscard non è il solo. Negli ultimi mesi le polemiche e gli scandali attorno al mondo della cultura, del cinema e dello sport, hanno segnato una ripresa dell’attenzione dei media sul tema.

Mentre continua infatti la vicenda di Tariq Ramadan – filosofo, docente di studi islamici contemporanei e nipote di Hassan al Banna, il fondatore dei Fratelli Musulmani – nei confronti del quale è stata aperta una nuova inchiesta per violenza sessuale, è nel mondo del cinema che le polemiche sono molto accese.

L’attrice francese Adèle Haenel lascia la sala alla consegna del premio Cèsar per il miglior regista a Roman Polanski.

Infatti, l’assegnazione del premio César come miglior regista a Roman Polanski per il film J’accuse aveva dato vita a numerose manifestazioni. Sotto l’etichetta dell’hastag #JeSuisVictime, molte donne, celebri e non, avevano denunciato sui social media violenze, aggressioni e molestie sessuali.

Il gesto plateale, poi, dell’attrice Adèle Haenel, una delle prime a rendere pubbliche le aggressioni sessuali subite nel mondo del cinema, che si è alzata e ha lasciato la sala alla consegna del premio a Polanski, ha galvanizzato il movimento.

L’attrice nei giorni successivi ha anche ricevuto molte minacce. Uno dei più importanti direttori di casting francesi, Olivier Carbone, l’aveva pubblicamente avvertita via Facebook che la sua carriera “era morta”. Post fatto sparire qualche ora dopo.

In questo passaggio continuo di testimone sulla denuncia delle molestie sessuali tra cultura e cinema, s’inserisce anche il mondo del giornalismo. Qualche settimana fa la giornalista Clémentine Sarlat aveva denunciato al quotidiano sportivo L’Équipe, di aver subito delle molestie quando lavorava per la trasmissione Stade 2 a France Télévisions.

Nell’intervista Sarlat descrive l’ambiente di lavoro al suo ritorno dalla maternità:

Andavo a lavorare a Stade 2 in lacrime. Per la preparazione del programma, nessuno mi parlava, m’avevano messo in un ufficio separato, lontano dagli editori […]. Di colpo non ero più coinvolta, mi sembrava una pugnalata alla schiena. Soprattutto perché il ritorno dal congedo di maternità è un periodo fragile per le donne.

E molti altri episodi di cui non aveva mai osato parlare:

Non abbiamo alcun supporto […] Mi sono sempre chiesta se ciò che avevo sperimentato fosse così grave da denunciarlo. Ma #MeToo rende le persone consapevoli del fatto che abbiamo il diritto di dire che viviamo una vita quotidiana difficile.

France Télévisions ha aperto comunque un’inchiesta interna per capire che cosa sia accaduto e la direzione ha espresso tutto il suo sostegno a Sarlat.

Clémentine Sarlat è la giornalista sportiva che, per prima, ha denunciato le molestie subite in redazione

L’esempio di Sarlat ha spinto qualche giorno fa altre due giornaliste, Tiffany Henne (RMC Sport) e Andrea Decaudin (Télé Matin), a denunciare pubblicamente le molestie subite nelle redazioni sportive. Con racconti di umiliazioni quotidiane. 

Ad esempio Henne racconta di essere stata più volte oggetto di domande da parte dei suoi capi rispetto ai propri orientamenti sessuali. Ha anche descritto che, un giorno, i colleghi l’hanno rinchiusa in una sala con un collega, allo scopo di farle confessare il proprio “amore per le donne”. Il tutto mentre la riprendevano con il telefonino.

Decaudin ha parlato invece della degradazione quotidiana a cui il suo capo la sottoponeva e l’umiliava (con frasi del tipo “Beh Andrea, non ci servi più a nulla, va’ a prenderci dei caffè”).

Alle denunce delle giornaliste è seguita anche la pubblicazione di una lettera a sostegno alle tre giornaliste da parte di trentasette colleghe de L’Équipe:

Noi giornaliste de L’Équipe, diamo loro il nostro sostegno e salutiamo il loro coraggio. È grazie a queste affermazioni che comportamenti degradanti, inaccettabili e punibili dalla legge spariranno dalle redazioni (sportive o di altro genere), che coloro che ne sono testimoni reagiranno, che coloro che sono vittime non tacceranno più, che i responsabili non chiuderanno più un occhio e i loro autori non si sentiranno più intoccabili.

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Giscard nella bufera. Il #MeToo in Francia non si ferma ultima modifica: 2020-05-13T17:23:16+02:00 da MARCO MICHIELI

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