Michel Piccoli, affascinante galantuomo. Soprattutto autentico

La morte del grande attore internazionale. Osannato dalla critica e dalle donne più belle del pianeta, è stato soprattutto questo: autentico. Magnificamente, terribilmente, ostinatamente.
scritto da JENNIFER RADULOVIĆ
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Si potrebbero fare molte considerazioni sul mestiere d’attore, dall’Arte in senso lato all’altruismo di donarsi totalmente in un’interpretazione, da farsi edificatori di miti a elargire immagini indelebili, destinate ad aggrapparsi alla memoria, fino ad avvinghiarsi ai ventricoli del cuore. Ma più di tutto, a rendere alcuni attori eccezionali, è l’autenticità. Michel Piccoli, mostro sacro del cinema internazionale e affascinante galantuomo francese, osannato dalla critica e dalle donne più belle del pianeta, è stato soprattutto questo: autentico. Magnificamente, terribilmente, ostinatamente.

Si è spento pochi giorni fa, questo 12 maggio, a 94 anni nel suo buen retiro a Saint-Philbert-sur-Risle, in Normandia, circondato dalla famiglia che l’ha visto cedere a un ictus e ha deciso di comunicarlo alla stampa solo oggi, 18 maggio.

Con il suo (quasi) secolo di vita, Michel ha attraversato pensoso ed elegante i grandi nodi della storia: nei suoi occhi sono passate la Seconda Guerra Mondiale, la rivoluzione del ’68, la caduta del Muro e le stagioni straordinarie della cultura francese che forse è solo una declinazione della umana fragilità. Dei tre nomi di battesimo – Jacques Daniel Michel – sceglie solo l’ultimo per farsi artista nel suo esordio al cinema del 1945. Il battesimo di fuoco, però, avviene sul palco implacabile del teatro, dove non si può rifare una scena e bisogna andarsi a “prendere per mano” ogni spettatore.

Figlio di due musicisti, mamma pianista e papà violinista originario del Canton Ticino, si fa notare al mitico Théâtre de Babylone, “quello” di Samuel Beckett, nel 7° arrondissement parigino, per giungere alla tv dei telefilm e tornare finalmente al cinema. Qui, diventa l’uomo dagli occhi magnetici per Luis Buñuel in La mort en ce jardin (“La selva dei dannati” in Italia) del 1956, trovando la consacrazione negli anni Sessanta, in primis attraverso Il disprezzo di Jean-Luc Godard con Brigitte Bardot, icona imbronciata che oggi lo ricorda in maniera commovente dal suo eremo in Costa Azzurra, La Madrague.

Insieme al cinema, da Ettore Scola ad Alfred Hitchcock, da Agnés Varda a Nanni Moretti, passando per Marco Ferreri e Claude Chabrol, si dipana una vita intensa resa folle ed esuberante dal matrimonio con Juliette Gréco, musa felina che lo porta per undici anni a vivere al 33 di rue de Verneuil a Saint-Germain-des-Prés. In questo luogo c’è la scoperta personale di Serge Gainsbourg, che per Juliette aveva scritto l’indimenticabile Javanaise, il quale acquista una dimora diroccata all’inizio della stessa via, realizzando una casa-museo vergata di opere d’arte e destinata a diventare il nido d’amore della couple mythique de France Gainsbourg/Birkin.

Il sodalizio umano e professionale tra i quattro emerge subito con collaborazioni eccezionali e altrettante eccezionali notti parigine. Al fianco di Jane Birkin, Michel recita in molti film, per Jacques Doillon (compagno della stessa Jane dopo Serge) in La fille prodigue, per Jacques Rivette che li vuole entrambi in La belle Noiseuse insieme a una sensuale e scontrosa Emmanuel Béart, proprio nel 1991, anno della tragica scomparsa di Gainsbourg. In onore al suo genio maledetto, Michel e Jane porteranno a teatro nel 2015 lo spettacolo Poète majeur, insieme a Hervé Pierre de la Comédie Française, così da restituire ai testi delle sue più celebri canzoni la loro pienezza lirica e drammatica. 

“Durante le riprese è sempre stato disponibile, generoso, mai capriccioso e ha capito al volo cosa volessi raccontare attraverso la figura di quel Papa così umano e sofferente. Per noi spettatori è un grande dolore, se ne va un gigante del cinema”. Nanni Moretti su Michel Piccoli

Si potrebbe dire ancora molto su Michel, padre di tre figli, ma anche regista, produttore, cantante, intellettuale raffinato, uomo di ingegno e di lettere, amante adorato, latore di ipnotica fascinazione. A imprimerlo per sempre nel mio immaginario è, però, il suo Pierre Bérard in Les choses de la vie, film culto firmato da Claude Sautet nel 1970 con una divina Romy Schneider, bella di una bellezza terribile. Tragico destino quello di questi francesi che si ostinano a tatuarsi sulla carne il tormento e a raccogliere in bottiglie impolverate gocce di amore e lacrime di malinconia.

Il film giunge in Italia e fa scandalo: addosso l’onta di un titolo inopportuno in traduzione – L’amante – che nel paese perbenista e pruriginosamente castigato dell’epoca suona indelicato. D’altra parte, solo alla fine dello stesso anno entrerà nell’ordinamento giuridico l’istituto del divorzio. Ma le cose della vita sono assai diverse: un uomo, durante l’incidente in auto che lo porterà alla morte nelle ore successive, rivive nella sua mente l’amore ormai esaurito per la moglie (Lea Massari) e la passione fresca e nobilissima per Hélène/Romy Schneider. Nasce così la struggente Chanson d’Hélène cantata in duo con Romy, dea mesta e vibrante che in sala registrazione ha gli occhi imperlati, gravidi di demoni. La scena della coppia che vaga in bici tra le campagne francesi (hanno una sola bicicletta in due…) col vento nell’anima e l’amore nei capelli è metafora della vita intera che scorre, che ama, che ride, che soffre. 
Che muore. 

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Michel Piccoli, affascinante galantuomo. Soprattutto autentico ultima modifica: 2020-05-18T21:13:59+02:00 da JENNIFER RADULOVIĆ

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