Quel “mister” era un vero signore

Gigi Simoni è stato il tecnico che ha condotto l’Inter alla conquista di una meritata Coppa Uefa. Era un personaggio d'altri tempi, capace di distinguersi sia sotto i riflettori dei massimi palcoscenici mondiali sia in provincia, dove non si è mai rifiutato di andare a insegnare calcio e a trasmettere umanità.
scritto da ROBERTO BERTONI

Sarà per via dei Mazzola, sarà per il filo sottile che collega, per mille motivi, le due società, fatto sta che Toro e Inter sono accomunate da quel tremendismo che il grande Giovanni Arpino aveva associato ai colori granata ma che s’adatta alla perfezione anche a quelli nerazzurri. Soltanto l’Inter, infatti, avrebbe potuto perdere uno dei suoi allenatori simbolo nell’anno in cui ricorrono due anniversari importanti come la conquista dell’ultimo scudetto di una rosa tutta italiana, stagione ’79-’80, prima della riapertura delle frontiere, e i dieci anni dal mitico triplette targato José Mourinho. Ecco, se vogliamo definire subito Gigi Simoni, possiamo dire che era l’anti-Mourinho per eccellenza: tanto è antipatico, provocatorio e accentratore il portoghese, quanto signorile, garbato e collettivista l’emiliano.

Gigi Simoni con Ronaldo (a destra) e Roberto Baggio

Simoni era un personaggio che sembrava uscito dalla penna del Guareschi, uno che sarebbe stato benissimo nel Mondo piccolo, un esponente della raffinata cultura del lavoro e del sacrificio propria di quelle parti che aveva fatto tanta gavetta prima di arrivare ad allenare Ronaldo il fenomeno in una delle stagioni più esaltanti della storia interista. Tralasciamo le polemiche per lo scontro diretto con la Juve, il rigore non assegnato a Ronaldo per un fallo di Iuliano, l’arbitraggio del signor Ceccarini di Livorno e gli infiniti veleni che quella vicenda ha iniettato nelle vene del calcio italiano. Gigi Simoni è stato molto di più e molto di meglio, e non merita certo di essere solo ricordato per una partita sfortunata o per un’espulsione, oggettivamente, eccessiva. Simoni è stato il tecnico che ha condotto l’Inter alla conquista di una meritata Coppa Uefa ma, soprattutto, è stato un signore sempre e comunque, un personaggio d’altri tempi, capace di distinguersi sia sotto i riflettori dei massimi palcoscenici mondiali sia in provincia, dove non si è mai rifiutato di andare a insegnare calcio e a trasmettere umanità.

Il tratto personale, lo stile, il metodo d’allenamento, il rapporto paterno con i giocatori, la comprensione profonda dei loro problemi e il suo trattarli non come divi ma innanzitutto come persone e come ragazzi fortunati ma non per questo esenti da traumi e, talvolta, da dolori atroci lo hanno reso uno dei tecnici più amati in assoluto. Nessuno ha mai parlato male di Simoni, per il semplice motivo che non era possibile farlo. Ha vissuto intensamente una vita segnata anche dalla tragedia della perdita del figlio Adriano, ha sofferto profondamente ma non si è mai arreso. Quando pensiamo a lui, pensiamo a un demiurgo, a un costruttore di bellezza, a una di quelle figure che avrebbe ispirato Borges e Galeano, a un allenatore British nei modi ma sudamericano nella passione con cui intendeva la vita e svolgeva il proprio mestiere.

Con Massimo Moratti

Gigi Simoni ci dice addio all’età di ottantuno anni, lasciando dietro di sé il vuoto incolmabile di un modo di essere che oggi è considerato da molti inopportuno, nella stagione del cattivismo e dell’eccesso spinto all’estremo. Simoni, al contrario, non ha mai pronunciato mezza parola fuori posto, non è mai stato inopportuno, non ha mai cercato le telecamere, non si è mai discostato dalla sua proverbiale e squisita sobrietà.

Era un uomo per tempi di pace, uno che cercava di unire anche quando gli altri cercavano ossessivamente di dividere. Ha avuto meno di quel che avrebbe meritato, è stato messo da parte e, di fatto, ricordato unicamente per gli episodi di quella lontana domenica a Torino. Con la società attuale, mondo del calcio compreso, c’entrava assai poco: anche per questo gli vogliamo bene. 

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Quel “mister” era un vero signore ultima modifica: 2020-05-23T11:41:16+02:00 da ROBERTO BERTONI

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