L’avatar di Biden contro The Donald

Più a suo agio in pubblico e nel contatto diretto, il candidato democratico ha qualche problema di comunicazione in tempi di quarantena da Covid-19. E qualcuno gli suggerisce di osare. Con Fortnite, un popolare videogioco on line.
scritto da MARCO MICHIELI
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Confinato nella sua casa di Wilmington in Delaware, Joe Biden appare stanco. E senza grandi idee, almeno in termini di comunicazione politica. Il deficit digitale con Donald Trump è infatti preoccupante. Mentre il presidente s’affida a un’oliata e sofisticata macchina di marketing online, la strategia del candidato democratico alla Casa Bianca per ora si basa su conversazioni pubbliche in streaming, dal suo seminterrato pieno di ricordi. Talvolta con problemi sonori e d’immagine. Un contrasto ancora più evidente, visto che l’avversario imperversa nei media. E nei social, dove il candidato democratico arranca. Su Twitter, ad esempio, il suo profilo ha soltanto cinque milioni di followers. Trump ne conta più di ottanta milioni.

Sulla mancanza di strategia di comunicazione adeguata ai tempi, si sono espressi sul New York Times anche David Axelrod e David Plouffe, gli artefici della vittoria di Obama nel 2008. I due hanno suggerito a Biden di ripensare la strategia digitale, che non può basarsi sulla lettura di discorsi in streaming. I due rilevano in particolare proprio i problemi del candidato democratico su Twitter, il principale strumento di comunicazione digitale del presidente repubblicano:

Biden può ribaltare il tavolo di Trump. Per farlo, deve comportarsi più come un ribelle, sviluppando la capacità di utilizzare fatti, umorismo e derisione alla velocità della luce in quei momenti surreali di opportunità che Trump fornisce regolarmente.

Alcuni passi sono stati fatti. Per esempio Biden è apparso con la moglie a un live su Instagram con Megan Rapinoe, la calciatrice, campionessa del mondo e attivista per i diritti Lgbt che conta più di due milioni di follower. La campagna di Biden ha anche iniziato a collaborare con Occupy Democrats, una pagina Facebook con circa nove milioni iscritti. Però molto resta da fare. Su YouTube, uno dei video del canale di Biden con le maggiori visualizzazioni è quello dell’endorsement di Barack Obama. Che ha tre volte il numero di visualizzazioni del secondo video più popolare sullo stesso canale: quello dell’annuncio della candidatura di Biden stesso.

Il problema è che la campagna per le primarie di Biden non è stata costruita per vincere la battaglia di internet, dove Bernie Sanders ha imperversato. L’ex vicepresidente ha faticato per lunghe settimane, non è riuscito a creare emozioni attorno alla sua campagna o a incitare più sostenitori all’impegno politico. Ma le primarie democratiche non sono le elezioni presidenziali. E, mentre i sondaggi a livello nazionale premiano Biden, molte altre rilevazioni, compresa una della Cnn, danno il vice di Obama dietro Donald Trump in quindici dei battleground states, che potrebbero decidere il risultato del collegio elettorale.

Biden funziona infatti molto bene nelle assemblee pubbliche dove può entrare in contatto con le persone. È in queste occasioni che il populismo dell’“average Joe” – la nostra “casalinga di Voghera” – ottiene i risultati migliori. Senza contatto diretto, in tempi di Covid-19, l’ex vice di Obama è un’anatra zoppa.

Per questo qualche stratega ha invitato il candidato democratico ha provare soluzioni innovative. E qualcuno ha suggerito di rivolgersi anche al mondo dei videogame. A Fortnite, in particolare.

Fortnite è uno dei più popolari giochi gratuiti on line, con quaranta milioni di giocatori ogni mese. Giocabile su tutte le piattaforme immaginabili, telefonini inclusi, gli utenti si costruiscono un avatar che è catapultato su una mappa con altri novantanove giocatori, divisi in squadre. E qui comincia questa folle corsa per raccogliere quante più armi e oggetti possibili, tutto mentre ci si fa strada verso il centro della mappa. Una modalità di gioco che poco c’entra con l’attività politica.

Ma Fortnite ha anche altre modalità di gioco. Una di queste è Fortnite Creative, dove i giocatori possono creare strutture su un’isola privata per creare dei giochi multigiocatore. E questa è stata utilizzata da molti artisti per pubblicizzare i propri prodotti. Una delle prove di maggior e recente successo è stato il concerto del rapper Travis Scott.

Il 23 aprile il suo concerto ha avuto più di dodici milioni di giocatori connessi. Un avatar gigantesco dell’artista si è esibito in uno show di dieci minuti, poi replicato nei tre giorni successivi, raggiungendo circa i ventotto milioni di spettatori. Si è tratto del più grande evento virtuale di sempre.

Lo show soprattutto non è passato inosservato agli esperti democratici di campagne elettorali. Stefan Smith, che è stato il responsabile della campagna on line di Pete Buttigieg, ha dichiarato a Yahoo News che Fortnite potrebbe essere uno strumento interessante per Biden:

Diamo all’America un avatar gigante del presidente Obama che introduce un altro avatar, quello di Joe Biden, mentre sono immersi nel digital rendering di un’America attraverso i secoli. Diamo all’America un Joe Biden che accetta la nomination da un monumento nazionale come il Grand Canyon, al calar del sole.

L’idea è stata ripresa da Lis Smith, la direttrice della comunicazione di Buttigieg. Smith – che ha lavorato anche con Barack Obama, Bill de Blasio e Andrew Cuomo – ha guidato la campagna di comunicazione dell’ex sindaco di South Bend sulla base di un assunto: gli elettori non ne vogliono più sapere dei vecchi politici e hanno bisogno di freschezza e innovazione. Una strategia che ha avuto successo perché ha portato alla ribalta nazionale un personaggio politico locale, sconosciuto. La stima di cui gode in campo democratico per il lavoro svolto ha amplificato le sue dichiarazioni. Secondo Lis Smith infatti l’idea del collega Stefan Smith è molto buona:

Se potessimo fare quello che ha fatto Travis Scott con Joe Biden, e proiettarlo nel Grand Canyon, questa sarebbe davvero una sfida. Ma potremmo avere contenuti musicali esclusivi da alcuni dei più grandi artisti del momento, attirando così l’attenzione sulla convenzione nazionale.

Al momento nessuno sa, infatti, come si svolgerà la convenzione democratica di agosto a Milwaukee in Wisconsin. Nancy Pelosi aveva suggerito di tenerlo in un mega stadio vuoto. Però in realtà i funzionari di entrambi i partiti stanno cercando di pianificare con tre mesi di anticipo un evento sulla base di previsioni della pandemia che cambiano in continuazione.

L’idea dei due esperti della squadra di Buttigieg, invece, è innovativa e potrebbe rilanciare la campagna di Joe Biden. Assieme ovviamente ad altri strumenti. Non sarebbe la prima volta che un presidente si fa campagna nei videogame. Obama nel 2008 pagò per delle pubblicità su nove giochi della Electronic Arts. Qui le dimensioni dell’evento e il tipo di piattaforma sarebbero completamente diverse. Stefan Smith ne è certo e invita Biden a osare:

Dal momento che non è mai stato fatto prima online, significa che i democratici sono in grado di costruire qualcosa di completamente nuovo e inaspettato senza l’onere di aspettative prestabilite. Possiamo finalmente rompere con le noiose convenzioni del passato che non sono sostanzialmente cambiate da generazioni.

Se per alcuni esponenti politici può sembrare troppo spettacolare, Smith ricorda che:

Una cosa che i repubblicani comprendono – e che i democratici dimenticano troppo spesso – è che a volte il popolo americano vuole un po’ di spettacolo. I democratici devono smettere di voler nutrire l’America con delle verdure e poi per tre giorni in agosto darle solo un c***o di gelato.

La necessità di scuotere la campagna elettorale di Biden dipende anche dall’attivismo dell’avversario. Che viaggia a destra e manca, senza alcuna forma di protezione sanitaria visibile, e che smania di poter ritornare al più presto a poter organizzare i suoi incontri pubblici. Nel frattempo Donald Trump, tuttavia, stravince nei social media.

Perché nei social il presidente non ha masi smesso di fare campagna elettorale dai tempi delle primarie repubblicane del 2016. Non solo i suoi tweet gli garantiscono un’attenzione permanente. Negli ultimi due anni, la campagna Trump ha speso oltre sessanta milioni di dollari in pubblicità su Facebook e Google. La maggior parte di tale investimento è stata focalizzata sulla costruzione dell’elenco email della campagna e sulla promozione delle donazioni online. La spesa totale di Biden nello stesso periodo di tempo ammonta a circa venti milioni dollari.

La macchina di raccolta fondi on line del presidente repubblicano funziona benissimo. E attualmente Trump ha raccolto quasi duecento e settantaquattro milioni di dollari contro i cento e settantanove milioni di dollari di Joe Biden. Di soldi a disposizione a inizio aprile, il presidente ne aveva 244 milioni contro i 57 milioni di Biden. Una differenza enorme.

Lara Trump, moglie di Eric, uno dei figli del presidente repubblicano, intervista il leader della maggioranza repubblicana al Senato, Mitch McConnell. Le sue dirette streaming stanno avendo un discreto successo tra la base repubblicana.

Ovviamente a raccolte fondi di successo non corrispondono necessariamente dei buoni risultati (vedi Bernie Sanders nelle ultime primarie o Hillary Clinton nella campagne del 2016 contro Donald Trump). Però aiutano, se vengono utilizzate per elaborare messaggi specifici per certi gruppi di persone. Che è quello che sta facendo la campagna elettorale di Trump.

Una campagna quella del presidente che ha un solo scopo: mobilitare i propri elettori e cercare di smobilitare quelli democratici. E tra le gaffes di Biden, le divisioni interne ai democratici e lo scarso utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione digitale, la strategia del presidente potrebbe avere successo. 

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L’avatar di Biden contro The Donald ultima modifica: 2020-05-24T16:59:55+02:00 da MARCO MICHIELI

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