Il filo di Arianna per non perdere Venezia

È tempo di costruire un grande “pensatoio” di dialogo e confronto tra persone e idee, che abbiano come denominatore comune la rinascita della città. Un largo sforzo di riflessione cui aderire con generosità e spirito costruttivo per alzare lo sguardo verso il futuro.
scritto da ANDREA MARTELLA
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Senza abbassare la guardia, usando la massima prudenza contro questo nemico invisibile e insidioso che si chiama coronavirus, l’Italia prova a ripartire dopo il lungo lockdown. Questa sfida naturalmente non cancella le ferite impresse dal dolore per le tante vittime e non dimentica le fatiche di quanti, a iniziare dal personale sanitario, hanno retto l’urto di un’emergenza senza precedenti.

Ma il 18 maggio, data-simbolo di una risalita comune, ha aperto una fase in cui dovremo affrontare altre fatiche, legate alle conseguenze di una crisi economica che morde.

E non c’è dubbio che per Venezia questa ripartenza sia ancora più complessa.

Il virus ha colpito una città che dopo l’acqua alta del 12 novembre scorso già si ritrovava senza fiato. E l’incidente avvenuto nei giorni scorsi in uno degli stabilimenti chimici a Porto Marghera ha rappresentato un ulteriore shock per il tessuto sociale ed economico del territorio.

Sono criticità purtroppo non nuove per Venezia, che però, a differenza di un virus imprevedibile, possono essere affrontate con il coraggio di mettere in campo idee e visioni in grado di ridisegnare il futuro di questa città, con realismo e senza alimentare false illusioni.

Non è solo una questione di risorse economiche, di aiuti, di sostegni. La sfida più grande è quella di coinvolgere, attorno a un progetto di rinascita, una comunità che in questo momento è ripiegata su se stessa per i troppi colpi ricevuti in così poco tempo.

Eppure siamo dei buoni “incassatori”, per usare il gergo pugilistico.

La resilienza appartiene al nostro DNA.

In questo passaggio improvviso dal frastuono al silenzio, dal sovraffollamento turistico alla presenza dei soli residenti, dalle grandi navi alle gondole ferme, dobbiamo riprenderci il futuro di Venezia.

Non si riparte certamente da zero.

Dopo l’emergenza del 12 novembre il Governo, oltre alle risorse, sta continuando a lavorare per dotare la città di un’adeguata protezione che scongiuri il ripetersi di eventi devastanti come quello vissuto lo scorso autunno. Per proteggere Venezia non basterà però solo l’entrata in funzione del Mose. Servirà anche l’implementazione delle migliori pratiche di salvaguardia e di sostenibilità ambientale. Anche per questo sarà fondamentale il contributo del Centro internazionale per i mutamenti climatici.

Non solo. È necessario ripensare a una nuova governance, più snella e più efficiente, adeguata alla specialità di questa città e della sua laguna: un’Agenzia per Venezia, capace di semplificare il groviglio di competenze.

C’è poi l’obiettivo di raggiungere un nuovo equilibrio di sostenibilità a Porto Marghera, trasformandola in una frontiera dell’industria green. Una mano ci viene in questo senso dall’Europa, che ha destinato a Venezia importanti risorse che dobbiamo saper utilizzare al meglio. Si tratta di completare i processi di bonifica e di avviare un grande progetto, anche sul piano urbanistico, per il suo rilancio produttivo e imprenditoriale. L’istituzione della Zona Logistica Semplificata come prevista dal Governo può essere lo strumento adeguato per attrarre nuovi investimenti.

Venezia prima e durante il lockdown in due immagini di Andrea Merola

Tutto questo nella cornice di una città che è cultura. E nella quale la cultura, pesantemente penalizzata dalla cancellazione di eventi, deve trovare la forza di reagire, nella convinzione che il patrimonio di esperienza, storia, capacità, non sono stati spazzati via in modo irrecuperabile. Davanti a noi abbiamo mesi importanti per lavorare in questa direzione.

C’è soprattutto la Venezia delle persone. Dei suoi anziani e dei suoi giovani. Dei suoi residenti, ai quali è doveroso offrire un nuovo orizzonte, non segnato solo dalla monocultura turistica. Il turismo, colpito profondamente dall’emergenza sanitaria, proprio in questa fase va ripensato e declinato su Venezia, anche prendendo spunto dai tanti studi e dalle diverse proposte che, a partire dalle università veneziane, sono stati elaborati in questi anni.

In tale ottica è giunto anche il momento di affrontare e risolvere, definitivamente, il tema delle “Grandi Navi”.

Venezia merita tutto l’affetto del mondo e tutto il sostegno delle persone che l’hanno conosciuta e ammirata. Ma non potrà ripartire senza l’orgoglio e la responsabilità della sua comunità residente.

Credo che proprio questo tempo di incertezze, di prudenze e di sfide nuove, sia il momento giusto per ricercare e raccogliere la collaborazione di chi ama e vive questa città.

Anche attraverso un lavoro a distanza, utilizzando gli strumenti della comunicazione digitale, è tempo di costruire un grande “pensatoio” di dialogo e confronto tra persone e idee, che abbiano come denominatore comune la rinascita della città. Un largo sforzo di riflessione cui aderire con generosità e spirito costruttivo per alzare lo sguardo verso il futuro.

Tutto ciò che mi circonda – scrisse Goethe arrivando a Venezia – è pieno di nobiltà, è l’opera grande e rispettabile d’una forza umana concorde, il monumento magnifico non già d’un sovrano, ma d’un popolo.

Ecco, potremmo partire da qui, da questa forza, da questa concordia che accomuni tutti attorno a uno stesso obiettivo di rinascita, per affrontare la sfida che oggi abbiamo di fronte a noi.

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Il filo di Arianna per non perdere Venezia ultima modifica: 2020-05-25T10:05:31+02:00 da ANDREA MARTELLA

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