Riaprire le classi, riparare i traumi. Almeno per un giorno

La sparizione improvvisa dei compagni, intravisti a malapena negli schermi, ha bisogno di un’elaborazione in presenza, altrimenti rischia di essere vissuta come un lutto inespresso. C’è necessità di riunire i corpi, gli sguardi, gli odori, il brusio della classe: niente di tutto questo, nonostante la buona volontà mostrata dagli insegnanti, è sostituibile. Perché non farlo almeno per un giorno?
scritto da TIZIANA PLEBANI
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Mi sono commossa. Di fronte al disegno di Francesco, nove anni, che, in assenza di relazioni, di corpi, di sguardi, di sorrisi e di dispetti, ha riprodotto con la matita tutti i suoi compagni di quarta elementare e pure la maestra, fermi in posa per la foto della fine dell’anno scolastico, beh mi è venuto un groppo alla gola (pubblicato dal Corriere della Sera e ripreso dalla viceministra all’istruzione). 

Ho pensato a quanto penosa dovesse essergli la mancanza e quanto invece impellente fosse il suo desiderio di rivederli, tanto da farglieli descrivere a uno a uno, con gli occhiali, col ciuffo, chi alto e chi basso, chi dalla pelle scura o dagli occhi a mandorla. Ho immaginato che quel suo disegno fosse il suo modo per elaborare il lutto, la sparizione improvvisa, e c’è poco da spiegare, da comunicare a quell’età.

Un morbo invisibile che ha fatto sparire la tua classe, i tuoi amichetti, quelli che ti sono simpatici e quelli che ti danno fastidio, che ha ingoiato gli atti di tutti i giorni, la sveglia e lo sperare che oggi non si vada a scuola, la colazione, e ricordati la merenda, e vestirsi, magari pure di malavoglia, ma quando sei per strada e cominci a incontrare i tuoi compagni, ti passa tutta la svogliatezza ed entri in classe, riconoscendo il tuo posto. Perché è il tuo posto.

Il disegno di Francesco, dal Corriere Torino

Allora mi chiedo perché mai le palestre riaprono e ormai tutte le strutture commerciali sono in funzione e le scuole sono chiuse? Se è giusto tenere in considerazione le attività economiche e le richieste che vengono da questi comparti, come è possibile dimenticarsi della scuola e dei suoi diritti?

Il dibattito politico e le richieste che sono venute dai genitori tendono purtroppo a guardare alla scuola come un luogo di ausilio alle difficoltà di chi lavora e non sa come gestire il tempo dei propri figli. Un vulnus cruciale, che conosco bene per esperienza di lavoratrice e madre senza aiuti familiari. Ma in questo modo si mortifica la scuola che è esperienza formativa e palestra di socialità; è uno spazio pubblico sottratto ai vincoli del domestico, che invece, in questo periodo di confinamento, ha preso il totale sopravvento. La didattica a distanza, benemerita in questa emergenza grazie agli sforzi di tanti insegnanti, ha proiettato però gli interni di casa, differenti per confort, ampiezza e possibilità di connessione, e così ha visualizzato anche la disuguaglianza che lo spazio della classe, uguale per tutti, neutralizza.

Penso che adesso sia necessario fare uno sforzo per riparare a questo trauma, almeno in parte.

Un’aula in epoca di Covid

Perché la sparizione improvvisa dei compagni, intravisti a malapena negli schermi, ha bisogno di un’elaborazione in presenza, altrimenti rischia di essere vissuta come un lutto inespresso. C’è necessità di riunire i corpi, gli sguardi, gli odori, il brusio della classe: niente di tutto questo, nonostante la buona volontà mostrata dagli insegnanti, è sostituibile. Perché non farlo almeno per un giorno, secondo la proposta della viceministra all’istruzione Anna Ascani (riproposta da Paolo Di Paolo su Repubblica sabato scorso)? Ma non solo per gli studenti delle ultime classi dei singoli cicli che rischiano di non rivedere più alcuni compagni, bensì per tutti. Tutti hanno diritto di ritrovarsi nella propria classe, seppure a piccoli gruppi. 

E soprattutto: perché non approfittare di questo periodo per sperimentare ciò che dovrà avvenire a settembre? Fare rientrare ridotti gruppi di studenti a rivedere la propria classe non dovrebbe essere così complicato: gli insegnanti e il personale scolastico sono a disposizione, la sanificazione degli ambienti è fatta in tutte le attività commerciali. Perché non mettere a frutto tutto quel che si è capito in questo periodo, quel che hanno compreso gli insegnanti, i genitori e gli alunni? Magari provare ad alternare un giorno in presenza e un giorno a didattica remota. Perché mai questa sperimentazione dovrebbe essere un ostacolo insormontabile per la scuola, ora senza l’assillo del ritmo quotidiano?

I ragazzi sono i primi a essersi accorti della sua mancanza insostituibile. Anche quelli che a scuola andavano malvolentieri. Allora teniamo a mente il significato profondo del disegno del piccolo Francesco!

Facciamoli tornare, almeno un giorno.

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Riaprire le classi, riparare i traumi. Almeno per un giorno ultima modifica: 2020-05-25T14:42:51+02:00 da TIZIANA PLEBANI

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