Venezia dopo Covid. Una discussione larga per ripartire

Ci si è divisi e si è ancora divisi tra chi immagina il ritorno al turismo come propulsore della sua vita e a chi vi s’oppone. Coronavirus ha creato un inedito terreno comune su cui poter avviare il confronto su basi nuove. Su queste basi ytali promuove una discussione aperta, prendendo le mosse da un recente intervento di Andrea Martella su questa nostra rivista.
scritto da GUIDO MOLTEDO
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Tutto-sarà-come-prima o niente-sarà-più-come-prima? C’è molto più in comune tra i due scenari del dilemma di quanto non dica la loro contrapposizione. Una città in ginocchio nei prossimi mesi – anni? – ne è il tratto comune. A Venezia, più che altrove, tutti gli scenari del dopo-covid devono fare i conti con una dura, dolorosa, transizione. La transizione tra la situazione odierna, mentre la pandemia è ancora in corso, e il domani che ognuno di noi auspica per Venezia. Un domani non sappiamo quanto vicino o lontano: in cui tutto tornerà come prima? Oppure no… Già, ma come? Come sarà questo domani eventualmente “diverso”?

Molte attività, intanto, sono ko e non riprenderanno, molte altre sono già in un limbo indecifrabile. Se non riprenderanno, come e quando saranno sostituite? In quale visione alternativa di città? Essendo un’economia di sistema, quella che domina la città, l’effetto domino colpisce intere filiere, imprese e persone, rendendo anche complicati gli sforzi per ripartire di ogni singolo attore. Ed essendo ognuno parte di una rete di interazioni, anche la ripartenza comune, a sua volta, sarà in affanno.

Il dramma occupazionale riguarderà molti cittadini e molti lavoratori. Le tensioni che ne conseguiranno finiranno dove oggi non sono ancora: in cima ai pensieri sia di coloro che auspicano da tempo la drastica riduzione del turismo come propulsore della vita economica cittadina sia di coloro a cui non basta il livello oltraggioso raggiunto, un livello tale da aver richiesto il conio di un nuovo termine: overtourism.

Non ci sarà bisogno di nuove manifestazioni promosse dal comitato No Grandi Navi nel canale della Giudecca. Quando torneranno, se torneranno, le navi da crociera a Venezia? E le licenze per nuovi alberghi? Per nuovi b&b? E all’aeroporto Marco Polo, quando si rivedrà sui display degli arrivi/partenze un terzo dei voli del mondo pre-Covid? Nel 2021? Nel 2022? Perfino il moto ondoso potrebbe mitigarsi, in presenza di un traffico acqueo ridotto.

I cambiamenti strutturali, anche quando sono spinti da una forte volontà, sono dolorosi. Richiedono anni. Covid sembra realizzare d’un lampo quanto detto, scritto, auspicato per anni dal variegato fronte contrario alla monocultura turistica. Un movimento forte, sempre più organizzato e ascoltato, ma in minoranza. Sulla carta, potrebbe oggi perfino considerarsi “maggioranza”. Eppure, non sembra voler o poter cogliere l’opportunità. Pare prevalere in esso il riflesso condizionato del “nemico”, anche se evidentemente in ritirata, nella convinzione che in men che non si dica gli interessi costituiti faranno di tutto per ripristinare tal quale lo status quo ante.

In un gioco di specchi, sul fronte opposto, s’assiste alle più svariate forme di negazione della realtà. Tempo pochi mesi e tutto riprenderà come prima, è il refrain. Un po’ meno turismo, certo. Meglio così, dice Brugnaro, il vessillifero fino a ieri dell’iperturismo. Perché, a suo dire, alle orde dei turisti mordi-e-fuggi si sostituiranno gruppi selezionati di vacanzieri danarosi e desiderosi di lunghi soggiorni in laguna.

In questi giorni in realtà abbiamo già visto quel che sarà il turismo nei prossimi mesi: turismo locale, giornaliero per definizione. E come potrebbe essere diversamente nei prossimi mesi, visto che non c’è ombra di prenotazione?

Grazie ai buoni uffici di Zucchero? O di Oprah Winfrey?

Le promesse e le prospettive di una ripresa non lontana e di una città in cui torna dominante l’industria turistica possono essere attraenti per chi fa impresa o ha lavoro in questo settore e anche per chi, dopo tutto, pur non essendone parte e pur lamentandosene non vede alternative e teme la prospettiva di una città impoverita. Tra un mese, tra due mesi, chi ci crederà, tra quelli che ancora credono alle bugie di un baro sempre più cinico?

Oggi è possibile far breccia, anche in questi settori di interessi consolidati e di opinione pubblica spaesata. Ci penseranno i duri fatti a smontare la favola zuccherosa della star che fa tornare i turisti. S’apriranno spazi inediti alle idee di una città capace di rinnovare intelligentemente la sua vocazione turistica contemperandola con attività d’impresa diversificate, nell’insieme prevalenti rispetto al turismo, sempre più rilevanti, sostenibili, produttive per l’economia e per la vita sociale e culturale della città di acqua e di terra.

In questa prospettiva va l’intervento di Andrea Martella che abbiamo ospitato, e va il dibattito a cui esso darà vita sulla nostra rivista e che promette di essere largo e aperto.

Esso si svolgerà mentre s’entrerà più nel vivo di una campagna elettorale che Covid ha fatalmente oscurato, consegnando al sindaco Brugnaro un protagonismo immeritato e malamente speso.

Il dibattito avviato da Martella servirà dunque anche a questo, a irrobustire le ragioni del cambio alla guida di Ca’ Farsetti e a dotare il candidato del centrosinistra, Pier Paolo Baretta, di ulteriori strumenti per combattere la sua/nostra battaglia e per costruire basi più solide di una sindacatura destinata a misurarsi con l’epoca più difficile del nostro tempo, con le sfide che definiranno il futuro della nostra città.

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Venezia dopo Covid. Una discussione larga per ripartire ultima modifica: 2020-05-25T19:48:24+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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