Trump e la narrazione dell’America d’oggi

Per sconfiggere il presidente che piace al KKK bisogna innanzitutto contrastare il suo tentativo di polarizzare le posizioni per isolare da tutte le altre la comunità nera e gettarle addosso la croce della crisi americana.
scritto da GUIDO MOLTEDO
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Molti, nei media italiani, vedono, nelle scene che arrivano d’oltreoceano, un’America d’altri tempi: un’America in bianco e nero, i neri in sollevazione contro l’America bianca, e l’America del potere bianco che non sa far altro che schiacciare le rivolte con la forza. Chiaro, quest’America bianca, suprematista, c’è, esiste, conta, altrimenti non ci sarebbe neppure Trump, e non ci sarebbe neppure il rischio che sia rieletto. Ma, grazie al cielo, non c’è solo quella, che anche se forte è minoritaria, ma c’è anche quella che un tempo chiamavamo l’Altra America, che è pure in buona forma oggi. Bernie Sanders ha dimostrato che è più consistente di quanto lo fosse negli Sessanta-Settanta, che sono stati ricordati più volte in questi giorni. E le scene delle grandi, pacifiche dimostrazioni in tutte le città sono lì a confermarlo, ci fosse stato bisogno.

Soprattutto però c’è l’America d’oggi, diversa e distante ormai da quella dell’immaginario un po’ duro a morire di Indovina chi viene a cena, quando il razzismo ostentato lasciava posto al paternalismo razzista. Le manifestazioni in corso sono anche lo specchio di una comunità nera molto consapevole sia dei suoi diritti sia del posto di rilievo che occupa nell’America d’oggi, un’America “multi” che s’è affermata e consolidata negli ultimi trent’anni, nella quale i bianchi protestanti non sono più la componente dominante.

È l’America nella quale – solo per dirne una – la religione cattolica è la prima denominazione religiosa del paese: l’America è il terzo paese cattolico al mondo; ed è il secondo di lingua spagnola. Gli americani oggi sono 340 milioni, in molti posti chiave vedi persone delle minoranze, c’è il #metoo, ci sono grandi imprese che seguono codici politically correct, è il paese che ha eletto Barack Obama, che altrimenti non sarebbe mai arrivato alla Casa bianca, se l’America fosse solo la vecchia America che è oggi l’America di Trump, dei possessori d’arma da fuoco, dei suprematisti, dei sostenitori della pena di morte.

Una nuova demografia definisce dunque la democrazia americana oggi. È quest’America che Trump non sopporta e che, appunto vorrebbe cancellare.

Trump va inquadrato in questo contesto in grande mobilità, nel quale la sua elezione, il movimento che l’ha resa possibile, ha avuto la capacità di consolidarsi, pur essendo minoranza in America, molto identitaria proprio perché si vive come minoranza in pericolo. Mentre c’è una sinistra – dopo Obama, che però è una vicenda un po’ a parte – che non sa, non ha saputo fare altrettanto. Tutto questo, peraltro, è per molti versi simile a quel che succede in Europa, in Brasile, in India.

Lo sforzo per capire quel che succede oggi oltreoceano è nel rintracciare i fili che collegano le vicende americane dentro un contesto che è incredibilmente dinamico, in trasformazione, impedendo a Trump di dominare lui la narrazione del paese d’oggi.

L’ulteriore deliberato tentativo di Trump, nelle ultime ore, è quello di estremizzare, polarizzare lo scontro, ridurre la stupenda complessità americana a due poli. Esacerbando la situazione, fomentando la violenza, cerca di coalizzare intorno alla sua base bianca anche altre componenti sociali e razziali, anche le minoranze che lui detesta, che potrebbero essere risucchiate nella logica perversa di gettare ancora una volta sui neri – violenti, distruttivi, arrabbiati – la croce della grande inquietudine e della crisi che attraversa l’America, invece che ribellarsi al loro fianco, a loro sostegno.

L’America arcobaleno di oggi potrebbe tendere a tornare bicolore sotto la pressione furiosa di un presidente pronto a tutto pur di restare a galla, pur di salvare con la poltrona anche l’immunità, che perderebbe finendo in galera. Anche a costo di una vera e propria guerra civile, resa peraltro possibile dall’incredibile numero di armi che gira (anche i neri sono armati, fino ai denti).

Chi può fermare questo tentativo lucido e criminale portato avanti da Trump? Paradossalmente, a fermarlo potrebbero essere, non la politica, ma i vertici militari e i servizi. Si tenga conto che nelle forze armate la maggioranza sono neri e minorities, anche ai massimi vertici. Non credo che il complesso militare e della sicurezza voglia seguirlo su questa strada psicopatica.

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Trump e la narrazione dell’America d’oggi ultima modifica: 2020-06-02T17:40:56+02:00 da GUIDO MOLTEDO

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