Un nuovo patto sociale per la Venezia post-Covid 19

“Dobbiamo avere la consapevolezza che bisogna passare dalla resistenza a chi oggi si ricandida per governare altri cinque anni Venezia a un impegno politico e civile di tutti per un cambio di rotta radicale”.
scritto da MICHELE MOGNATO
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Con un intervento di Andrea Martella, che abbiamo voluto titolare significativamente Il filo d’Arianna per non perdere Venezia, ytali ha avviato una discussione aperta e larga sul futuro della città. Non l’ennesimo dibattito, ma un confronto che intende essere senza precedenti: lo impone la situazione senza precedenti creata da Covid-19, come spiega il direttore di questa rivista in un articolo teso a illustrare lo spirito e i contorni entro cui avviene questa discussione. È intervenuta Tiziana Plebani e oggi ospitiamo volentieri l’intervento di Michele Mognato.

Ripensare Venezia, il tema del grande confronto avviato nei mesi passati, non è più rinviabile. Spero siano pochi quelli per cui la risposta è una semplice ripartenza, per un ritorno veloce a quello che la città era ieri: se c’è una certezza è che da questa pandemia non usciremo tutti allo stesso modo. Dobbiamo, nella complessità della situazione, cogliere l’opportunità per disegnare una nuova traiettoria della Venezia metropolitana, che poggi su tre pilastri fondamentali: la salute, l’ambiente e i lavori.

Diritto e garanzia della salute e della cura delle persone come bene pubblico possono diventare anche volano di sviluppo, con potenzialità di lavoro e di ricerca; la visione sistemica della salvaguardia fisica e ambientale della laguna, preservandola anche dall’inquinamento atmosferico e dai rischi industriali, deve connettersi alla vitalità economica sostenibile. Non partiamo da zero, perché gran parte di questi “pilastri” di un progetto condiviso, sono richiamati nell’art.1 della legge speciale per Venezia 171/1973.

Questa traiettoria, unita all’amministrare quotidiano, deve portare Venezia a essere un’eccellenza nel welfare sociale, sanitario e nel lavoro di cura; protagonista nella realizzazione del piano europeo per l’ambiente e per il contrasto mondiale al cambiamento climatico e per avere una zona industriale che sviluppi nuovi modelli sostenibili di produzione manifatturiera. Venezia deve realizzare insieme a Trieste e Ravenna un nuovo sistema integrato di portualità commerciale e diventare promotrice di un grande investimento delle attività legate alla formazione, alla ricerca, alla cultura e al patrimonio artistico per incentivare la residenza e qualificare l’industria sostenibile del turismo.

Servono idee e progetti per sfruttare i provvedimenti previsti dagli ultimi decreti governativi come ad esempio gli incentivi relativi agli interventi di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare, che non riguardano solo quello privato ma che interessano anche i beni edilizi pubblici, intrecciandoli alle risorse stanziate dal piano rinascita urbano che, nel riqualificare l’edilizia residenziale sociale, può attivare progetti di rigenerazione urbana, come già avvenuto negli anni passati con altre esperienze amministrative di questa città.

Ci sono però almeno due condizioni preliminari: la prima è uscire rapidamente dal modello delle città in festa, delle luminarie, della superbia e arroganza e delle prove di forza per nascondere sotto il tappeto le fragilità che sono le nostre vicine di casa; la seconda è attivare il sapere collettivo e la partecipazione per dare senso e concretezza a un progetto che combatta le speculazioni, gli egoismi e tutte le forme di disuguaglianze e di povertà sociali.

Disuguaglianze e povertà che spesso oggi sono derubricate quasi a fatti di cronaca o di assistenzialismo e considerate quasi “naturali”, tollerate piuttosto che contrastate.

Nel mondo e a Venezia questa pandemia ha allargato fratture sociali e situazioni di marginalità, moltiplicando le persone a rischio di povertà. Pensiamo alla quantità di lavoratrici e lavoratori cui è stato tagliato lo stipendio con il ricorso alla cassa integrazione (sperando che non sia il preludio di licenziamenti), alle tante maestranze “invisibili” del mondo della cultura e dello spettacolo, agli intermittenti, agli stagionali e ai lavoratori autonomi.

La lotta alle disuguaglianze, alla precarietà, alla solitudine e all’esclusione sociale deve essere la premessa di qualsiasi proposta e atto amministrativo.

Serve un cambio radicale di priorità nei programmi amministrativi della futura giunta, del prossimo consiglio comunale, investendo anche sul ruolo e sui poteri delle municipalità.

Nel nostro passato, in alcuni momenti, abbiamo perso la strada, ci sono stati errori e limiti che non possiamo nascondere ma a Venezia c’è un patrimonio umano che può mettersi in gioco per ripensare e ripartire.

È un percorso che richiede fatica, umiltà, rispetto della pluralità e delle diversità territoriali, trasparenza e la costruzione di esperienze di democrazia partecipativa. Dobbiamo avere la consapevolezza che bisogna passare dalla resistenza a chi oggi si ricandida per governare altri cinque anni Venezia a un impegno politico e civile di tutti per un cambio di rotta radicale.

Qualcuno lo potrebbe definire un patto sociale che coinvolge le diverse forme organizzate e non della politica, della vita sociale di Venezia.

Personalmente non so dargli un titolo ma so che Venezia deve essere coraggiosa e solidale, deve realizzare un’alleanza di governo tra ambiente e lavoro per uscire dalla miopia delle traiettorie di questi anni.

Se non ora, quando?


Copertina: da twitter Zak Zak@sanspretensions Giudecca. Sullo sfondo, S.Maria della Salute

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Un nuovo patto sociale per la Venezia post-Covid 19 ultima modifica: 2020-06-03T09:42:03+02:00 da MICHELE MOGNATO

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