L’ultima spiaggia della speculazione veneziana

Uno stabilimento balneare in un’area protetta del Lido. La mobilitazione delle associazioni ambientalistiche.
scritto da GIOVANNI LEONE
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Quel che segue è il resoconto, anche video, dell’incontro con la stampa di sabato scorso, 13 giugno, nel corso del quale è stato illustrato e commentato l’esposto presentato alla Procura della Repubblica e per conoscenza ai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico e ai Carabinieri del Nucleo Forestale sulla questione della concessione per realizzare lo stabilimento balneare Acquarius all’interno della SIC degli Alberoni, la parte estrema del Lido di Venezia a ovest sud. L’area concessa per la costruzione dello stabilimento Acquarius è confinante sul lato Nord con lo stabilimento Bagni Alberoni. 

Vi si rileva la presenza di una costruzione in cemento ritenuta non compatibile con l’area protetta e di cui pare sia stata prevista la demolizione. Ebbene, accanto a questo edificio abbandonato (ma privo di segni di dissesto statico e quindi utilizzabile) vengono realizzati una serie di piccolo corpi di fabbrica che, per quanto poggino travi poggiate a plinti cubici inseriti nella sabbia (soluzione che garantisce permeabilità), sono realizzati in cemento armato prefabbricato, un materiale poco adatto a un contesto naturalistico. Sarebbe stato più ragionevole riutilizzare l’edificio abbandonato al degrado o realizzare manufatti in legno o altro materiale meno impattante.

Immagine che contiene sedendo, verde, torta, tavolo

Descrizione generata automaticamente

In questa fase ci limitiamo a pubblicare la conferenza stampa riproponendoci di illustrare più esaustivamente la vicenda, fin d’ora però colpiscono alcune questioni, che ci riserviamo di verificare in dettaglio e approfondire insieme a ogni altro aspetto utile a inquadrare esaustivamente e obiettivamente l’intera vicenda:

  • il Comune ha rilasciato la concessione sulla base di una cartografia difforme da un’altra precedente, sempre del Comune, con diverse perimetrazioni dell’area protetta;
  • le concessioni in questa zona erano destinate a servizi pubblici di utilità sociale come le colonie presenti in zona, mentre questa volta sono concesse a una immobiliare;
  • zone naturalistiche come questa sono soggette a cambiamenti repentini per dinamiche naturali di trasformazione, e per questo richiedono un monitoraggio continuo e verifiche sul campo prima di approvare qualunque intervento. Nel nostro caso non risulta siano state fatte perché contrastano con i rilievi fatti non da militanti ma da specialisti della materia come Leonardo Filesi, professore di Botanica all’università IUAV;
  • da due anni non è stata più rinnovata la convenzione con il WWF (Alberoni) e con la LIPU (Ca’ Roman) per la vigilanza e la gestione con mantenimento delle aree, attività non affidata ad altri. Tali associazioni sono depositarie della conoscenza e della memoria storica delle dinamiche di trasformazione dell’area e le loro osservazioni non sono state prese in considerazione.
Immagine che contiene esterni, edificio, camion, sedendo

Descrizione generata automaticamente
Nella foto si vede sul fondo l’edificio abbandonato e in primo piano la nuova costruzione.

Conferenza stampa (durata 35:28 minuti)

Introduzione di Salvatore Lihard (CAAL – Comitato Ambientalista Altro Lido)

dal minuto 02:00

Illustrazione dell’esposto a cura di Marco Zanetti estensore dell’esposto a nome delle associazioni (Venezia Cambia)

dal minuto 14:35

Intervento di Leonardo Filesi (Docente di Botanica alla Università IUAV)

dal minuto 18:26

Intervento di Paolo Perlasca (WWF – World Wildlife Found)

dal minuto 23:09

Intervento di Federico Antinori (Italia Nostra)

Domande giornalisti

dal minuto 29:43

Eugenio Pendolini (La Nuova di Venezia e Mestre)

dal minuto 32:05

Giovanni Leone (ytali)

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L’ultima spiaggia della speculazione veneziana ultima modifica: 2020-06-15T16:26:54+02:00 da GIOVANNI LEONE

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