Corea del Nord, l’ascesa di Kim Yo Jong

Dallo scorso marzo il suo nome inizia a comparire nei comunicati dei dipartimenti del Comitato centrale. Nominata rappresentante per la Corea del Nord dei rapporti intercoreani, la sorella di Kim Jong Un acquista sempre maggiore potere.
scritto da PIERGIORGIO PESCALI
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In questo periodo la Corea del Nord fa di nuovo parlare di sé, ma a differenza delle altre occasioni sembra che a calamitare l’attenzione non sia tanto la tensione al confine tra Nord e Sud, quanto la figura che sta guidando l’escalation: Kim Yo Jong, prima vicedirettrice dei dipartimenti del Comitato centrale del Partito del lavoro, ma in Occidente più nota come sorella di Kim Jong Un.

Un proverbio russo afferma che per conoscere una persona dobbiamo mangiare con lei un pudy di sale. Dato che un pudy equivale a circa sedici chili ne dobbiamo passare di tempo con un individuo prima di poter dire di capirne il carattere.

Ho incontrato diverse volte Kim Yo Jong in Corea del Nord e in un paio di volte ci siamo soffermati a parlare e a mangiucchiare qualche tartina. Al massimo qualche grammo di sale.

Poco, troppo poco per poter affermare di conoscere questo astro nascente (o devastante meteorite, a seconda delle opinioni) della politica nordcoreana, tanto più che la maggior parte del tempo le conversazioni vertevano su aspetti della ricerca scientifica.

Da quel poco che mi è dato di comprendere (ma io non sono un fine psicologo) Kim Yo Jong è una donna dalla personalità determinata, una natura comune a molte donne orientali: sorridente fuori, coriacea dentro.

Kim Jong Un e Kim Yo Jong al meeting intercoreano di Panmunjom nel 2018

In un paese come la Corea del Nord, dove solo da pochi anni le donne hanno cominciato ad emergere nel campo della politica, non si hanno alternative e per far carriera occorre dimostrare di essere più forti, più scaltre e, oserei dire, meno umane rispetto ai colleghi maschietti. 

Kim Yo Jong ha fatto carriera non tanto perché è sorella del massimo leader della nazione (anche Kim Kyong Hui lo era), quanto per la sua intelligenza (qualità di cui è ampiamente dotata, sul come la sta usando è un altro paio di maniche).

Da quando, nel marzo di quest’anno, i suoi comunicati hanno cominciato ad essere pubblicati a suo nome (in precedenza venivano resi noti sotto forma di dipartimenti o di uffici), i toni si sono fatti più ostili e la durezza delle parole si è fatta più massiccia dopo la sua nomina a rappresentante per la Corea del Nord dei rapporti intercoreani.

Il motivo è da ricercarsi, tra le altre cose, nel tandem che si è venuto a creare con Kim Jong Un. Alla sorella è demandata la parte del bastone, al fratello della carota. 

Le elezioni statunitensi si stanno avvicinando e Trump, tra Covid-19 e disordini sociali è in grave difficoltà. Kim Jong Un perderebbe un valido alleato (oltre che un amico personale) nel caso l’attuale presidente non venisse rieletto. La leadership nordcoreana vedrebbe quindi riaffacciarsi l’incubo delle passati amministrazioni, quella di Bush, Clinton, Obama durante le quali ogni tipo di dialogo era stato precluso.

Il tempo scorre troppo veloce per la famiglia Kim e bisogna trovare il modo per costringere gli Stati Uniti a riprendere il dialogo e a convincerli di allentare le sanzioni. Prima che sia troppo tardi.

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Corea del Nord, l’ascesa di Kim Yo Jong ultima modifica: 2020-06-19T12:44:02+02:00 da PIERGIORGIO PESCALI

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