Se Biden cavalca l’onda arcobaleno

A novembre la comunità LGBTQ può dare una spinta decisiva ai democratici. Tra i dem, sono sempre più i candidati gay, lesbiche o transessuali e, al contempo, la mobilitazione della loro base potrebbe far oscillare alcuni stati in bilico a favore dello sfidante di Trump.
scritto da MATTEO ANGELI

Comunque vada a finire, sarà un 2020 storico per la comunità LGBTQ [Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer] americana. Negli Stati Uniti il prossimo 3 novembre è un Election Day che mette insieme elezioni presidenziali, rinnovo della camera dei rappresentanti e, parzialmente, del senato, più tutta una serie di scrutini statali e locali. Secondo il trend a cui si era già assistito nei precedenti cicli elettorali, i candidati LGBTQ sono in continuo aumento, in termini numerici e di diversità. A detta del Victory Fund, un’organizzazione che milita a sostegno dei candidati LGBTQ, saranno almeno ottocentocinquanta i candidati omosessuali, bisessuali o transessuali che correranno, a ogni livello, nelle elezioni che si terranno quest’anno. La stragrande maggioranza di loro è democratica e progressista.

Anche se, almeno per questa volta, lo scranno più alto non è a portata di mano – nonostante la storica campagna di Pete Buttigieg – nel 2020 la comunità LGBTQ ha l’occasione per far entrare al congresso una serie di rappresentanti che, se eletti, hanno il potenziale per conquistare una visibilità sulla scena nazionale.

Uno di loro è sicuramente Ritchie Torres, che sette anni fa venne eletto, a soli venticinque anni, consigliere comunale a New York, battendo così due record: è il più giovane consigliere comunale nella storia di New York ed è il primo dichiaratamente gay originario del Bronx. Ora punta al congresso. Tra qualche giorno, il 23 giugno, si terranno infatti le primarie democratiche per scegliere il candidato per il quindicesimo distretto congressuale (per l’appunto, quello del Bronx): il suo principale avversario è Rubén Díaz Sr., politico locale noto per la sua aperta opposizione ai matrimoni gay. Se Torres dovesse spuntarla, in novembre avrebbe grandi chance di entrare al congresso, dato che il quindicesimo distretto è uno dei più democratici di tutta l’America. Sarebbe il primo Afro-Latinx – latino americano di origini africane – dichiaratamente omosessuale a sedere alla camera dei rappresentanti.

Sempre a New York, nel diciassettesimo distretto congressuale, nella parte meridionale della città, c’è un altro candidato LGBTQ che a novembre potrebbe battere un altro record: si tratta di Mondaire Jones, trentadue anni, con alle spalle un’esperienza al dipartimento di giustizia durante l’amministrazione Obama. In caso di vittoria, sarebbe il primo africano americano dichiaratamente omosessuale a occupare un posto nella camera dei rappresentanti. Dalla sua, può contare sull’endorsement di due esponenti democratiche di spicco, Alexandria Ocasio-Cortez e Katie Porter.

Tra chi ha già staccato il biglietto per rappresentare i democratici alle elezioni di novembre c’è Pat Hackett, insegnante a avvocata dell’Indiana, dichiaratamente lesbica, che si troverà di fronte la repubblicana Jackie Walorski, la cui carriera politica è macchiata da una serie di voti anti-LGBTQ. Il secondo distretto congressuale dell’Indiana è uno dei campi di battaglia chiave, che potrebbe contribuire a ribaltare gli equilibri a favore dei democratici. Se Hackett riuscirà a conquistarlo, sarà la prima esponente dichiaratamente omosessuale nella storia a rappresentare lo stato dell’Indiana alla camera dei rappresentanti.

A livello statale, molto simbolica è anche la corsa di Kim Jackson, sacerdote episcopale dichiaratamente lesbica, che ha vinto le primarie democratiche per rappresentare nel senato della Georgia il quarantunesimo distretto, un collegio tradizionalmente “blu”, roccaforte dei democratici. Jackson è quindi lanciata per diventare la prima esponente apertamente LGBTQ a occupare uno scranno nella camera alta della Georgia.

Buone notizie anche a livello locale. Nei giorni scorsi, Rosemary Ketchum è entrata nel consiglio comunale di Wheeling, città con più di ventiseimila abitanti, nella Virginia occidentale. Si tratta della prima esponente politica transessuale a essere eletta in questo stato e della ventiseiesima a livello nazionale. Da questo punto di vista, è chiaro che l’esperienza di Christine Hallquist, donna transessuale che il partito democratico candidò a governatore del Vermont nel 2018, ha fatto da apripista e ha ispirato molti, nonostante Hallquist venne alla fine sconfitta dal governatore uscente, il repubblicano Phil Scott.

La comunità LGBTQ occupa uno spazio sempre più importante nella politica americana, non solo grazie al fiorire di candidati competitivi a ogni livello, ma anche – le due cose vanno di pari passo – grazie al peso che l’elettorato LGBTQ può giocare nel decidere le sorti delle prossime elezioni presidenziali.
Si stima infatti che ci siano almeno undici milioni di elettori LGBTQ nel paese e che questi possano dare un contributo decisivo a mandare a casa Donald Trump, soprattutto negli stati in bilico. Secondo Human Rights Campaign, una delle più importanti organizzazioni americane che s’impegnano per la causa, ci sarebbero all’incirca 772mila adulti LGBTQ in Florida, 416mila in Pennsylvania e 311mila in Michigan.

Anche in altri stati contesi, in cui ci si aspetta che Biden possa essere competitivo, l’elettorato LGBT potrebbe essere determinante nel far pendere l’ago della bilancia a favore del candidato democratico: sempre secondo Human Rights Campaign, gli elettori LGBTQ sono 242mila in Arizona, 175mila in Minnesota e 319mila in North Carolina.

Inoltre, uno studio dello scorso anno della facoltà di giurisprudenza di Los Angeles afferma che il 50 per cento degli elettori LGBTQ registrati sarebbe democratico e solo il 15 per cento repubblicano. Anche per questo, Biden ha lanciato una campagna nella campagna, Out for Biden, che ha l’obiettivo di mobilitare l’elettorato LGBTQ, soprattutto negli stati in bilico. La campagna si servirà di una serie di testimonial – politici LGBTQ e alleati della causa – tra cui Tammy Baldwin, prima senatrice dichiaratamente lesbica del Wisconsin, anche questo uno stato che potrebbe essere strappato a Trump, e, ancora, a livello più locale, Andrea Jenkins, vice-presidente del consiglio comunale di Minneapolis, prima donna transessuale africano americana a ricoprire una carica pubblica e molto in vista dopo l’omicidio di George Floyd.

Il 26 giugno 2015 la Casa bianca fu illuminata con i colori dell’arcobaleno per festeggiare la sentenza della Corte suprema che ha reso legali i matrimoni LGBTQ

Nonostante varie gaffe minori sul tema, Joe Biden può essere considerato a pieno titolo un alleato della comunità LGBTQ americana. A questo proposito, le coppie LGBTQ lo ringraziano spesso per essersi espresso pubblicamente a favore dei matrimoni gay nel 2012, quando la posizione di Barack Obama era più sfumata e prima della decisione della corte suprema che di fatto li rese legali. Durante la sua campagna, Biden – che ha svariati collaboratori LGBTQ nella sua squadra (a partire da Rufus Gifford, numero due della sua campagna) – ha messo l’accento sulle pesanti discriminazioni che i transessuali si trovano ancora ad affrontare, promettendo che, se eletto presidente, eliminerà il divieto, introdotto da Trump, che impedisce ai transessuali di servire nell’esercito.

Durante le primarie, questo però non è bastato per conquistare il voto di lesbiche, gay e trans, che gli hanno di gran lunga preferito Bernie Sanders. Ma ultimamente molto è cambiato. Biden ha ricevuto endorsement importanti, a partire dalla Human Rights Campaign. L’assassinio di George Floyd, poi, ha scosso il paese e la posizione netta che Biden ha preso contro le discriminazioni può giocare a suo favore anche quando si tratta di corteggiare il voto LGBTQ.

In questi mesi, il candidato democratico ha ripetuto più volte la storia di quando, ancora ragazzo, vide sulla strada per andare al lavoro due uomini che si baciavano nel suo stato, il Delaware, e il padre gli disse: “è semplice, si amano”. Un’evidenza. Basterà a galvanizzare l’onda arcobaleno ?

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Se Biden cavalca l’onda arcobaleno ultima modifica: 2020-06-21T16:05:11+02:00 da MATTEO ANGELI

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