Gattuso fra Lippi, Ancelotti e De André

“Ringhio” non è mai stato Pirlo, Kaká o Seedorf. Ma nessuno dei fenomeni con cui ha giocato si sarebbe mai potuto esprimere ai massimi livelli se non avesse avuto alle spalle questo vero portatore d’acqua.
scritto da ROBERTO BERTONI

Come abbiamo avuto modo di constatare lo scorso 17 giugno, quando il Napoli si è aggiudicato con pieno merito la sesta Coppa Italia della sua storia, Gennaro Gattuso è un perfetto incontro fra Lippi, Ancelotti e De André. Tralasciando per un attimo il poeta genovese, sul quale ci soffermeremo fra un po’, diciamo subito che nell’ex medianaccio, partito per tirar calci e spezzare il gioco altrui e giunto a fine carriera a un livello di consapevolezza che lo aveva reso indispensabile tanto per il Milan quanto per la Nazionale, Ringhio è l’incrocio ideale fra il carisma e la grinta del tecnico viareggino e la serenità disarmante del maestro di Reggiolo, i due che maggiormente hanno forgiato la sua tempra di guerriero dal volto umano.

E poi c’è De André perché Rino è senza dubbio un’“anima salva”, una di quelle persone cui si vuole bene e non può essere altrimenti, uno che non dimentica le proprie umili origini e rinuncia ai soldi suoi pur di venire incontro ai più deboli. L’ha fatto ovunque, anche a Napoli, quando si è tagliato lo stipendio per far sì che venissero pagati i dipendenti della società messi in cassa integrazione a causa del Covid.

In Gattuso c’è quella genuinità verace di cui nel calcio di oggi si sono quasi perse le tracce. C’è in lui la bellezza d’animo di un ragazzo di umili origini, figlio della Calabria profonda, di Corigliano Schiavonea per l’esattezza, e cresciuto a pesce e pallone, innamorato dei pescatori e della loro fatica straziante e intento a coltivare il sogno di affermarsi grazie alla propria caratteristica di personalità indispensabile al cospetto dei fenomeni.

Perché è vero che non è mai stato Pirlo, Kaká o Seedorf ma è altrettanto vero che nessuno dei fenomeni con cui ha giocato si sarebbe mai potuto esprimere ai massimi livelli se non avesse avuto alle spalle un portatore d’acqua in grado di sacrificarsi per novanta minuti, senza chiedere nulla in cambio, mettendo cuore e polmoni al servizio della causa, cosciente dei suoi limiti ma, specie nel finale, anche della sua grandezza.

Di Gattuso ha sempre colpito la schiettezza, il suo essere un vero uomo oltre che un grande giocatore e allenatore, uno capace di rimettere in sesto una squadra in ginocchio come il Napoli, peraltro in un ambiente tutt’altro che tranquillo e in una città vivace e travolgente come nessun’altra. Il 2020, quest’anno maledetto che gli ha strappato la sorella Francesca a soli trentasette anni, ci ha restituito un protagonista del nostro tempo, un antidoto alla violenza, alla follia e alla falsità di una stagione del mondo in cui la crudeltà sembra regnare ovunque sovrana.

Gennaro Gattuso ha sempre ammesso di non avere i crismi del fenomeno, di non essere in grado di compiere magie e di aver dovuto mettere in campo tutto il proprio orgoglio e la propria forza d’animo per arrivare dove è arrivato. Per questo ha vinto tutto, per questo potrebbe diventare uno dei migliori allenatori al mondo ma, soprattutto, è per questo che Ringhio non ha nemici e nemmeno avversari ma soltanto amici ed estimatori.

La notte in cui il Napoli ha battuto la mia Juventus all’inizio mi è dispiaciuto, ma poi ho ripensato a Francesca, alle lacrime in diretta di Rino e ho capito che nessuno più di lui meritava quella coppa. 

Gattuso fra Lippi, Ancelotti e De André ultima modifica: 2020-06-27T14:58:25+02:00 da ROBERTO BERTONI

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