La politica torna a pensare con “Su la testa”

La rivista un tempo diretta da Lidia Menapace, luogo di dibattito e costruzione di prassi antagoniste al modello di sviluppo capitalistico, riprende le pubblicazioni, per ora via web. A dirigerla Paolo Ferrero.
GIANLUCA SCHIAVON
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Torna a essere pubblicata, in formato telematico, la rivista Su la testa. Fondata nel 2010, collegata al quotidiano Liberazione, aveva come prestigiosa direttrice Lidia Menapace e si era configurata non come la rivista teorica del partito della Rifondazione comunista, ma come un collettore di MATERIALI PER LA RIFONDAZIONE COMUNISTA, cioè come luogo di dibattito e costruzione di prassi antagoniste al modello di sviluppo capitalistico. La rivista sorgeva già fuori dai fasti, esauriti nel 2008, della rappresentanza politico-istituzionale della sinistra antagonista italiana e fu chiusa a causa delle emergenze economico-organizzative che il partito, come corpo militante e come piccolo apparato, dovette affrontare.

Ora rinasce con la medesima ambizione, un contributo originale al dibattito e alla lotta politica, con una redazione militante, ristretta e agile composta dagli ultimi direttore e vicedirettrice di Liberazione Dino Greco e Romina Velchi, dalle responsabili scuola e cultura del partito Loredana Fraleone e Stefania Brai, da Nando Mainardi saggista (autore di due biografie su Gaber e Jannacci, molto ben riuscite nel descrivere i personaggi e il contesto), da Antimo Caro Esposito neolaureato e dirigente dei Giovani Comunist@. Menzione a sé merita il direttore di Su la Testa, l’infaticabile Paolo Ferrero vicepresidente del Partito della Sinistra europea, che, nel ricevere il testimone da Lidia Menapace, ha voluto continuarne l’approccio di ricerca, ma antiaccademico.

La rivista bimestrale gratuita ha un taglio tradizionale, quasi monografico, è introdotta da un editoriale di linea, seguito dalle sezioni materiali e interventi, concluso dalle recensioni librarie. Gli articoli sono brevi approfondimenti e la scelta di fondo è il pluralismo nei punti di vista. Elegante la veste grafica, per la quale va ringraziato Dario Marini Ricci.

Non stupisce, dunque, il fatto che nel primo numero dal titolo “Il coronavirus come segnalatore d’incendio” la ventina di articoli non siano scritti da nessun componente della redazione, a eccezione dell’editoriale del direttore, e da nessun dirigente del partito, a eccezione della responsabile ambiente Elena Mazzoni. Spiccano, invece, interventi di militanti con pratiche politiche differenti: ambientaliste radicali, come l’associazione Laudato Sì con Daniela Padoan e Guido Viale, femministe come Eleonora Cirant.

La tesi di fondo avanzata da Ferrero e sviluppata da vari punti di vista consiste nell’individuare la pandemia come tornante storico. La pandemia non costituisce solo un “disastro in sé” ma anche il “segnalatore dell’incendio”, cioè – riprendendo la metafora di Walter Benjamin – lo strumento disvelatore del fallimento di tre tendenze principali del capitalismo attuale: il mercatismo liberoscambista, il progressismo sviluppista e l’umanesimo liberale. Volendo solo citare alcuni articoli in corrispondenza alle tre tendenze della crisi sul turbocapitalismo segnaliamo Monica Di Sisto e Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori, sul disastro climatico segnaliamo due giovani, l’attivista dei Fridays for Future Matteo De Bonis e di Marco Cassatella sul cibo, sulla fine dell’umanesimo segnaliamo Eleonora Cirant e l’antropologo Giovanni Pizza sulla scuola.

Mettendo insieme gli articoli s’intravede un’alternativa di società, intesa come un’ipotesi di funzionamento diverso dei rapporti di produzione: il comunismo verde. Progetto contrapposto a un “green new deal per soli ricchi”, come lo definisce il vecchio sindacalista Fulvio Perini, dove aumentano le disuguaglianze di reddito, ambientali e, come sempre, di potere.

Lunga vita, dunque, a Su la Testa, rivista plurale, come ytali, pur se rivolta a un pubblico più ristretto. L’auspicio per Su la Testa non è di smuovere le acque stagnanti della politica istituzionale, ma di riunire le tendenze più avanzate dei movimenti di liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Tendenze non meramente testimoniali, ma pratiche di massa con obbiettivi intermedi inserite in una prospettiva.


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La politica torna a pensare con “Su la testa” ultima modifica: 2020-07-02T18:05:53+02:00 da GIANLUCA SCHIAVON

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