Musa Juwara, la favola del talento

Nato in Gambia, è partito insieme al fratello ma senza genitori, affrontando un viaggio della disperazione, traversando il Mediterraneo a bordo di un guscio di noce, rischiando la vita e approdando sulle nostre coste in condizioni tutt’altro che esaltanti.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Andiamoci piano con i titoli, gli encomi e le laudi sperticate, ché in questo paese si sa dove si comincia e spesso anche dove si va a parare non appena il soggetto in questione commette il benché minimo errore. Fatto sta che la storia di Musa Jawara, il talento del Bologna che domenica 5 luglio, nell’afa di San Siro, ha contribuito a regalare ai rossoblu una splendida vittoria contro l’Inter di Conte, merita di essere raccontata.

Nato in Gambia, è partito insieme al fratello ma senza genitori, affrontando un viaggio che, più che della speranza, andrebbe definito della disperazione, senza risparmiarsi alcuna tappa del calvario, meno che mai la traversata a bordo di un guscio di noce o poco più, rischiando la vita e approdando sulle nostre coste in condizioni tutt’altro che esaltanti. E qui sarebbe opportuno aprire una parentesi. Non vorremmo, infatti, che gli elogi sperticati alle indubbie doti tecniche del ragazzo celassero l’aspetto politico della vicenda, ossia la vergogna di un paese che dal 2017 ha deciso di chiudersi in se stesso.

Perché va bene criticare aspramente Salvini e i suoi decreti (in)sicurezza, che peraltro l’attuale maggioranza giallo-rossa si è ben guardata dallo smantellare, ma va detto senza mezzi termini che Minniti non ha propriamente brillato per umanità. Certo, non è solito andare a fare il dj al Papeete Beach di Milano Marittima, non ha aperto una crisi in piena estate per eccesso di Moijto, al Viminale ci trascorreva l’intera giornata o giù di lì ma quel che conta è la sostanza, e la sostanza è che l’Italia, dal 2017 in poi, ha deciso di assecondare le legittime paure di un’opinione pubblica spaventata dalla mancanza di prospettive e posti di lavoro, individuando nei migranti in fuga dalla miseria e dalla guerra un obiettivo facile e del tutto privo di difese (memorabile il Renzi che, in occasione dell’uscita di un suo libro, parlò addirittura di “aiutarli a casa loro”).

Ebbene, non vorremmo che i gol e le belle prestazioni di Juwara facessero passare in secondo piano il concetto che se questo ragazzo avesse compiuto la traversata qualche anno dopo, non è detto che sarebbe arrivato vivo in Italia e non è detto che oggi giocherebbe in Serie A. Forse sì, più probabilmente no. Tutto questo per far capire di quali e quante risorse si stia privando un paese invecchiato, incattivito, con indici demografici da destar spavento, un ricambio di sangue assolutamente necessario e un bisogno tangibile di essere invaso dall’umanità di un continente vitale e disperato che potrebbe restituirci forza, bellezza e persino fiducia in noi stessi.

E allora evitiamo di trasformare Juwara nel solito santino, in una figurina buona per l’album Panini e per metterci a posto la coscienza per qualche minuto, con un commento strappalacrime, un applauso che non costa nulla e la più totale dimenticanza dei nostri limiti e delle nostre colpe nei confronti di una terra martoriata che noi stessi, come è emerso nelle scorse settimane dal riaffiorare del dibattito sulla stagione coloniale, abbiamo contribuito a depredare e rendere invivibile.

Musa Juwara continuerà a segnare, a regalare gioia ed è bene che sia lasciato in pace, che gli sia consentito di vivere spensieratamente la sua giovinezza e di portare avanti una passione che gli sta donando immense soddisfazioni. Tutti noi, osservandolo in campo, dovremmo dire grazie a questo ragazzo del Gambia e interrogarci su come eravamo ancora qualche anno fa e su come siamo diventati. Quest’Italia arroccata in difesa di una presunta purezza identitaria, quest’Italia populista e terrorizzata da chi, venendo, ci tende in realtà la mano, quest’Italia ha necessità di storie e volti come quello di Musa nella vita di tutti i giorni, con l’auspicio che facciano notizia anche quando non sbancano San Siro grazie al proprio talento con il pallone tra i piedi.

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Musa Juwara, la favola del talento ultima modifica: 2020-07-09T18:10:16+02:00 da ROBERTO BERTONI

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