Quei repubblicani che vogliono Trump fuori dalla Casa Bianca

Il Lincoln Project è un comitato elettorale a sostegno di Biden. Nato da un’idea del marito della consigliera del presidente, pubblica video che fanno arrabbiare The Donald. Che li detesta.
MARCO MICHIELI
Condividi
PDF

Sono repubblicani e vogliono sconfiggere Trump. Si fanno chiamare Lincoln Project e sono un Political action committee (PAC), un comitato che raccoglie fondi a sostegno di Joe Biden. Molto attivi su Twitter dove coi loro video riescono a colpire con efficacia e particolare durezza il presidente Trump. The Donald li detesta poiché li considera parte dei cosiddetti Rinos, Repubblicani solo di nome, un’etichetta che il presidente utilizza con tutti coloro che nel suo partito non lo sostengono. Od osano criticarlo.

I video del Lincoln Project hanno molto successo. Non solo nei social media. Anche le reti televisive nazionali li mandano in onda. Anche su Fox, la televisione repubblicana – e ormai trumpiana – per eccellenza. 


Proprio grazie alla televisione di Murdoch il Lincoln Project è diventato uno dei nemici principali del presidente. Quando gli attacchi erano limitati ai social, Trump poteva gestirli. Ma quando sono apparsi sotto forma di intermezzo pubblicitario durante il programma di Tucker Carlson, uno dei più feroci sostenitori di Trump, probabilmente il presidente si è innervosito. 

Proprio grazie all’attenzione ricevuta dal presidente, il Lincoln Project ha ottenuto molta visibilità a livello nazionale. Soprattutto ha raccolto molti soldi che sta spendendo in pubblicità per Biden o per alcuni candidati senatori democratici. E, ovviamente, contro Trump. Dalla sua creazione nel marzo di quest’anno il Lincoln Project ha raccolto quasi tre milioni di dollari, di cui ha speso solo la metà. C’è qualche contribuente noto – come Christy Walton, l’erede di Walmart – ma il gruppo fa affidamento sulle piccole donazioni (quelle fino a duecento dollari).

Perché questi video fanno arrabbiare Trump? È una sorta di gioco mentale che gli ideatori di questi video hanno iniziato col presidente. Spesso l’attaccano in modo molto crudele, quasi come dei bulli. Ne attaccano lo stato di salute oppure la mancanza di coraggio oppure ancora l’assenza di leadership. Spesso contrapponendogli personaggi come Reagan oppure Jim Mattis, l’ex segretario della difesa andatosene per differenze insanabili col presidente. 

Alcuni video sono davvero brutali. Quando uscì la notizia delle taglie russe sui soldati americani in Afghanistan, il Lincoln Project pubblicò un video intitolato “Tradimento” in cui Trump è definito come una marionetta in mano ai russi. Nel video un ex Navy SEAL dichiara che

[…] qualsiasi comandante in capo con un po’ di spina dorsale avrebbe preso a calci in c**o i russi in questo momento – diplomaticamente, economicamente o, se necessario, con il tipo di guerra asimmetrica che usano per mandare i nostri figli a casa in sacchi mortuari.

Il video “Taglia” inizia invece con le immagini di bare coperte con la bandiera americana e il suono di tamburi e poi passa alle immagini di tutti gli incontri tra Trump e Putin, con sorrisi sinistri tra i due. I loro video possono essere infatti anche molto cupi e, talvolta, trasmettono un notevole senso di ansietà e di paura. Non sono rivolti agli elettori democratici ma trattano per lo più di temi cari ai conservatori, anche ai più tradizionalisti.

I democratici nel frattempo gongolano, anche se devono accettare una retorica violenta nei confronti del presidente, non molto diversa da quella usata dal presidente stesso. 


L’attenzione del presidente per il Lincoln project dipende dal messaggio ma anche dall’identità dei fondatori della PAC. Innanzitutto del più noto dei creatori e dei principali animatori in rete del comitato: George Conway, marito di Kellyanne Conway, consigliera speciale di Trump, la paladina degli “alternative facts”.

Conway è un repubblicano tradizionale ed è stato l’avvocato di Paula Jones durante la causa legale di questa contro l’allora presidente Bill Clinton. Anche le amicizie sono quelle tipiche del circolo repubblicano. È, per esempio, Ann Coulter, nota giornalista e personalità televisiva della destra, che fa incontrare George e Kellyanne. I due hanno anche abitato per qualche tempo alla Trump Tower di New York. Quando Kellyanne diventa consigliere di Trump alla Casa Bianca, dopo averne guidato la campagna elettorale, George viene anche preso in considerazione per qualche posto nell’amministrazione.


I rapporti con Trump s’incrinano durante le investigazioni del procuratore speciale Robert Mueller (un altro repubblicano) sul Russiagate. George difende il procuratore dagli attacchi del presidente via tweet e via numerosi articoli, in una collaborazione che dura ancora oggi col Washington Post, il trumpiano “nemico del popolo”. Su Twitter “Mr. Kellyanne Conway”, come lo chiama Trump, non perde mai l’occasione di criticare e di prendersi gioco del presidente repubblicano. Il quale non apprezza.

Trump però non risponde alle critiche di Conway. The Donald fa quello che sa fare meglio: coinvolge la vita personale e privata della sua consigliera in una battaglia politica col marito. Trump e i suoi accoliti non perdono tempo nell’accusare l’avvocato repubblicano di essere scorretto nei confronti della moglie. Che tace. Marito e moglie non si attaccano mai direttamente e partecipano agli eventi pubblici assieme. Nel frattempo gli attacchi di Trump consentono a George Conway di arrivare a un milione e trecentomila follower su Twitter. 

Un altro dei fondatori del Lincoln Project è Steve Schmidt, che ha lavorato per la campagna presidenziale di George W. Bush e la campagna di Arnold Schwarzenegger per diventare governatore della California. Schmidt è stato soprattutto il manager della campagna elettorale di John McCain nel 2008. È lui che scelse Sarah Palin come candidata alla vice-presidenza. E fu sempre lui qualche anno dopo a rivelare i retroscena di quella campagna elettorale, ammettendo l’errore madornale nella scelta della governatrice dell’Alaska. Una storia raccontata in un famoso libro Game Change, che è diventato poi anche un film (con una straordinaria Julianne Moore nei panni di Palin).

C’è molto di McCain nel Lincoln Project. Non solo perché è preso a nume tutelare – con Reagan – del conservatorismo. Ma anche perché molti dei fondatori della PAC hanno lavorato per il defunto senatore dell’Arizona. Non solo Schmidt. Uno degli ideatori del comitato è John Weaver, che era considerato una delle persone più vicine a McCain e suo consigliere di lunga data.

Il successo dei video dipende anche dal profilo di queste persone. Sono degli insider, che conoscono molto bene come funziona la macchina politica e dei media. Quando la pubblicità è confezionata, è dapprima rilasciata nel mercato dei media dell’area di Washington. Poi ci pensano i media e la rete politica del presidente a diffonderlo, anche inconsapevolmente. Fino ai tweet del presidente che portano questi video nel dibattito e nei media nazionali.

Riusciranno a convincere qualche elettore? Questo è il problema. Il presidente ha un sostegno enorme tra i repubblicani. Ed è molto difficile che queste pubblicità riescano a scalfirlo. Ma quelli del Lincoln Project la pensano diversamente. Sono gli elettori indecisi che hanno votato Trump nel 2016 quelli da convincere. E se sono repubblicani incerti se votare o restare a casa, quelli del Lincoln Project pensano valga la pena di provare a convincerne almeno un parte a votare per Biden. In alcuni stati chiave il loro voto potrebbe essere decisivo. 

Quei repubblicani che vogliono Trump fuori dalla Casa Bianca ultima modifica: 2020-07-16T14:29:14+02:00 da MARCO MICHIELI

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE:

1 commento

Avatar
Giovanni Bravin 19 Luglio 2020 a 10:19

Lincoln fu assassinato, un nome di una associazione che è chiaro!
Uomo avvisato, mezzo salvato….

Reply

Lascia un commento