La crisi delle università americane al tempo del Covid-19

Gli atenei sono sottoposti a una forte pressione perché riaprano. Lo esigono ragioni finanziarie (oltre che politiche). D’altra parte, come possono giustificare l’alto costo dell’iscrizione se il campus rimane chiuso?
scritto da MONICA CHOJNACKA
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Le scuole e le università di tutto il mondo si trovano ad affrontare la sfida di come offrire ai loro studenti un’istruzione degna di questo nome, proteggendoli al contempo dal rischio di contagio. In nessun luogo questo problema è più critico che nel sistema universitario americano, che rischia il collasso ovunque nei diversi stati dell’Unione per via di una confluenza di fattori che mettono in luce l’approccio peculiare all’istruzione superiore in America. Parliamo di valori sociali, economici e culturali che rendono l’università americana distinta rispetto a quella dei cugini europei e particolarmente vulnerabile alla crisi creata dal Covid-19.

Frequentare un’università americana per la durata di quattro anni richiede in genere un livello di investimenti economici che, altrove, nel resto del mondo, sarebbe mozzafiato. I costi variano ampiamente, ma un’università privata come Yale o Stanford può arrivare a costare quasi 80.000 dollari all’anno, mentre una prestigiosa università pubblica come l’Università del Michigan costerà a uno studente fuori dallo stato oltre 70.000 dollari all’anno (un tipico corso di laurea richiede quattro anni). Uno studente dello stato del Michigan paga meno della metà di tale importo, ma, ovviamente, l’Università del Michigan e molte altre istituzioni pubbliche di alto profilo accettano un numero sempre crescente di studenti provenienti da altri stati a spese di quelli residenti nello stato, dal momento che portano più soldi nelle casse dell’ateneo (Detroit News, 15 dicembre 2019; New York Times, 2 luglio 2016). Una conseguenza di questi costi elevati è che la stragrande maggioranza degli studenti e delle loro famiglie è costretta a contrarre ingenti prestiti per pagare l’istruzione universitaria. La difficoltà a restituire questi prestiti è diventata a sua volta una crisi economica specifica in tutta la nazione.

La spesa straordinaria per la formazione universitaria in America deriva da una varietà di costi, come tasse scolastiche, residenza nel campus (obbligatoria per almeno i primi due anni in molte istituzioni) e altre tasse accessorie. Questi costi si possono spiegare con il concetto forse unicamente americano di come dovrebbe essere un’istruzione universitaria. Gli studenti frequentano un istituto di istruzione superiore per acquisire conoscenze in un campo specifico, certo, ma l’idea di un’istruzione universitaria negli Stati Uniti è molto più ampia di questo. L’esperienza universitaria dovrebbe essere un’esperienza trasformativa, nel senso che modellerà i giovani perché diventino adulti di successo. La definizione di quel successo può essere etica, economica e/o culturale. L’esperienza del campus è concepita come un’immersione in un luogo, nel quale gli studenti vivono, mangiano, lavorano e giocano e le università fanno di tutto per offrire una varietà di opzioni allettanti che sono alla base dell’investimento degli studenti nella comunità del campus e del loro sentimento di appartenenza a quella comunità. Si tratta per lo più di eventi culturali che vanno dalle conferenze ai concerti alle produzioni teatrali, di palestre all’avanguardia, di club di ogni tipo immaginabile e, soprattutto, sport.

Come si fa a non sottolineare l’importanza delle squadre sportive per le università americane? Lo sport crea una “fedeltà al marchio” delle istituzioni che può a volte sconfinare nel fanatismo. La partecipazione a eventi sportivi, sia durante il corso di studi sia come ex studenti, è una parte considerata sacra nella maggior parte degli istituti di istruzione superiore. Peraltro, le squadre sportive, in particolare il football americano, significano grandi affari: una forte squadra di football americano può significare milioni di entrate per l’università, grazie ai biglietti, al marketing e soprattutto grazie alle donazioni provenienti degli ex studenti, che restano fedeli all’istituzione dove si sono formati. È il motivo per cui l’Università del Michigan ha speso 228 milioni di dollari per rinnovare il proprio stadio, completato nel 2010, un rinnovamento che comprende tribune vip per ottantatré posti. La University of Notre Dame ha investito 400 milioni di dollari per rinnovare lo stadio che è stato completato nel 2017. Forse il caso più straordinario è la Texas A&M University, che ha speso più di mezzo miliardo di dollari per rinnovare il proprio campo di football nel 2014 (Cnn, 28 settembre 2018).

Gli studenti delle università americane (e i loro genitori) sono dei consumatori, pagano un prezzo esorbitante per l’istruzione, lo stimolo culturale, le future connessioni sociali promesse da queste istituzioni. Ma quali aspettative potrebbero avere oggi, nell’epoca del Covid-19? Lo scorso semestre primaverile è stato difficile per tutti: senza tante cerimonie, gli studenti sono stati rimandati a casa per paura del contagio, con corsi completati online. Ora, le università affrontano una notevole pressione per riaprire, per ragioni finanziarie (oltre che politiche). Come possono giustificare l’alto costo dell’iscrizione se il campus rimane chiuso? E anche se il campus riapre parzialmente, come è stato proposto da molte istituzioni, tutte le riunioni di massa, a partire dagli eventi sportivi, devono essere limitate o cancellate del tutto. Gli studenti non saranno in grado di radunarsi al ristorante locale, mangiare insieme nella caffetteria, studiare insieme in biblioteca o partecipare alle feste. Certamente non saranno in grado di tifare per le loro squadre dalle tribune dello stadio. Soprattutto, gli stessi corsi universitari saranno a distanza o un mix di incontri in loco limitati e lezioni video. Studenti e genitori in tutto il paese si stanno già chiedendo se, a questi termini, l’iscrizione valga l’enorme costo.

Gli studenti e i loro genitori non sono le uniche persone che esprimono preoccupazione per il semestre autunnale. Anche i professori sono preoccupati. In un recente articolo sul New York Times, un professore di psicologia ha deriso l’idea che gli studenti universitari siano in grado di osservare le regole riguardanti i limiti di assembramento e sul distanziamento sociale nel campus per più di alcune settimane. Il professore ha continuato affermando che non ha intenzione di tornare al campus per insegnare lezioni in loco, vista l’attuale crescita dei contagi del coronavirus. Il corpo docente e il personale delle università di tutto il paese hanno espresso preoccupazione per la sicurezza dei campus universitari.

Lo stato catastrofico della risposta degli Stati Uniti alla diffusione del Covid-19 non ha certamente aiutato le università a ispirare fiducia nella loro capacità di garantire la migliore esperienza educativa in un ambiente di vita e di apprendimento sicuro. Con i casi nuovamente in aumento in molti stati e l’ostilità di alcuni cittadini (e leader politici) americani a praticare e applicare norme essenziali come il distanziamento sociale e l’uso di maschere, la probabilità che le famiglie si sentano sicure di rimandare i loro figli in un campus che manca della maggior parte dei benefici – sport, feste, lezioni – che la retta universitaria consente di acquistare e dove l’esperienza educativa sarà inevitabilmente ridotta (corsi online, professori assenti), è remota.

Pertanto, l’istruzione superiore americana probabilmente affronterà una grave crisi in autunno, poiché le iscrizioni caleranno e le famiglie inizieranno a chiedersi se l’esperienza promessa dallo straordinario investimento finanziario che gli studenti e le loro famiglie devono fare valga davvero la pena. Alcuni sicuramente decideranno di no, con gravi conseguenze per i profitti delle università. La Northwestern University, ad esempio, prevede attualmente un deficit di 90 milioni di dollari per l’anno fiscale 2020.

L’università americana può sopravvivere?

traduzione a cura di Marco Michieli

Nelle immagini il campus della University of Michigan, Ann Arbor

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La crisi delle università americane al tempo del Covid-19 ultima modifica: 2020-07-22T10:07:04+02:00 da MONICA CHOJNACKA

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