Alexandria e le altre

Non solo Ocasio-Cortez, ma anche le sue colleghe democratiche sono intervenute per denunciare Ted Yoho e la misoginia dell’establishment repubblicano. Una prova di forza, in attesa di un’onda rosa a novembre.
scritto da MATTEO ANGELI
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È lei il volto dell’America che cambia. Di nuovo, Alexandria Ocasio-Cortez, nota semplicemente come AOC, s’è affermata come una delle stelle più brillanti del campo democratico, portando la sua testimonianza, ispirante, su una questione centrale nel dibattito americano: la lotta alla misoginia. 

Tutto è cominciato lunedì, quando, mentre attraversava le scale del Campidoglio, la deputata democratica per il quattordicesimo distretto di New York ha incrociato il collega repubblicano Ted Yoho, uno dei membri maggiormente conservatori della Camera dei rappresentanti. Yoho, facendo riferimento a un intervento recente di AOC, in cui questa denunciava il legame che esiste tra aumento della criminalità e povertà, ha definito la giovane collega “fuori di testa” e “disgustosa”. Di tutta risposta, Ocasio-Cortez gli ha dato del maleducato e se ne andata. Ma, poco dopo, Yoho ha perso il controllo e l’ha chiamata, testualmente, “fottuta puttana”. Il tutto di fronte ad alcuni giornalisti, che hanno riportato prontamente la notizia

La risposta d’Ocasio-Cortez non s’è fatta attendere. Nell’immediato, AOC ha scatenato Twitter contro Yoho. Mercoledì, il deputato repubblicano ha cercato goffamente di scusarsi, dicendo che in quanto marito – sposato da quarantacinque anni – e padre di due figlie è molto consapevole delle sue parole e, di fatto, ha negato d’aver insultato AOC. Una risposta che ha spinto Alexandria a portare la vicenda davanti alla Camera dei rappresentanti, in uno dei suoi fin qui più toccanti discorsi.  

Contro Yoho, non era sola. A suo sostegno hanno preso la parola una decina d’esponenti democratiche, in quello che è stato un potente e simbolico momento d’unità del partito intorno ad AOC, ma anche sul problema sempre più sentito della misoginia. 

Non s’è trattato per nulla d’un incidente. È questione culturale, d’accettazione della violenza e d’un linguaggio violento contro le donne. C’è tutta una struttura di potere che sostiene ciò. 

Il riferimento è chiaramente al presidente Donald Trump, noto per aver ridicolizzato e insultato una serie di donne – compresa la speaker della Camera, Nancy Pelosi, che ha definito “pazza” – e per aver detto – come riportato da una registrazione del 2005 – di divertirsi ad assaltarle fisicamente.

Il modo di fare di Trump e di Yoho è sempre meno accettato all’interno della società americana. Negli ultimi anni s’è assistito a una vera e propria presa di coscienza in materia e, non a caso, nei sondaggi Trump è molto indietro per quanto riguarda il voto femminile, che potrebbe rivelarsi decisivo nell’impedire la sua rielezione a novembre. 

I Dem lo sanno bene e hanno dato una prova di forza alla Camera. Al fianco di AOC sono intervenute le tre altre componenti della squad– che insieme a Ocasio-Cortez formano una squadra di giovani deputate progressiste – Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib, ma anche Steny Hoyer, la leader della maggioranza democratica. 

Si sono susseguite una serie di testimonianze d’abusi. Pramila Jayapal, deputata di Washington, ha ricordato come una volta un collega la definì una “giovane donna” che non sapeva “un bel niente” di quello che stava dicendo. Barbara Lee, deputata della California, ha dichiarato:

Ho vissuto per una vita insulti, razzismo e misoginia e, credetemi, la situazione non è cambiata dopo che sono stata eletta.

Anche Nancy Pelosi è intervenuta, in una conferenza stampa immediatamente successiva al dibattito.

In vent’anni di leadership, i Repubblicani me ne hanno dette di tutti i colori,

ha detto, ricordando, tra le altre cose, come una volta, durante un dibattito sulla salute riproduttiva, gli esponenti del Grand Old Party l’accusarono di volerne sapere più del Papa quando si tratta d’avere figli (Pelosi ha cinque figli, ndr). 

Il Grand Old Party ha in questo senso una lunga storia di condiscendenza e mancanza di rispetto, che si traduce nel fatto che le donne sono sotto-rappresentate nei ranghi del partito. Ad esempio, alla Camera, i repubblicani contano solo su tredici deputate, mentre i democratici ne hanno ben ottantotto.

Non ce ne andiamo da nessuna parte. Ci sarà ancora più potere nelle mani delle donne in questo paese,

ha tuonato Pramila Jayapal, invocando un’onda rosa alle elezioni di novembre. Trump e i Repubblicani sono avvertiti. 

Il testo e, a seguire, il video
dell’intervento di Alexandria Ocasio-Cortez: 

Circa due giorni fa stavo salendo i gradini del Campidoglio, quando il deputato Yoho ha improvvisamente girato l’angolo, accompagnato dal deputato Roger Williams. Mi si è avvicinato, sui gradini, proprio qui di fronte al Campidoglio della nostra nazione. Stavo pensando ai fatti miei, salivo i gradini, e il rappresentante Yoho mi ha puntato il dito contro, mi ha definita disgustosa, pazza, fuori di testa e pericolosa. Gli ho risposto che i suoi commenti erano maleducati. Lui se n’è andato dicendo che ero io a essere maleducata. Ho continuato sulla mia strada e sono entrata per votare, perché i miei elettori mi mandano qui ogni giorno a lottare per loro e fare in modo che riescano ad avere ancora un tetto sopra la testa, dar da mangiare alle loro famiglie e continuare a vivere con dignità. 

Sono uscita e c’erano dei giornalisti davanti al Campidoglio e di fronte a loro il deputato Yoho mi ha chiamata, cito testualmente, fottuta puttana. Questo sono le parole che il deputato Yoho ha rivolto a una collega deputata. Deputata che non rappresenta solo il quattordicesimo distretto congressuale di New York, ma ogni deputata e donna in questo paese. Perché ognuna di noi ha dovuto affrontare questo tipo di atteggiamenti, in qualche modo, in varie forme, a un certo momento della propria vita. Voglio essere chiara: i commenti del deputato Yoho non mi hanno ferito profondamente, perché ho già fatto un lavoro proletario. Ho fatto la cameriera nei ristoranti. Ho preso la metropolitana. Ho camminato per le strade di New York e questo tipo di commenti non mi sono nuovi. Ho già incontrato uomini che mi hanno rivolto le stesse parole del signor Yoho, mentre mi importunavano nei ristoranti. Ho cacciato uomini dai bar perché usavano lo stesso linguaggio del signor Yoho e ho conosciuto questo tipo di molestie prendendo la metropolitana a New York. 

Non è una novità e proprio questo è il problema. Il signor Yoho non era solo. Era accompagnato dal deputato Roger Williams ed è qui che cominciamo a capire che non s’è trattato solo d’un incidente. È culturale. È una cultura d’impunità, d’accettazione della violenza e d’un linguaggio violento contro le donne. Un’intera struttura di potere supporta questo. Perché non è solo accaduto che, qui, in particolare i membri del partito repubblicano, mi parlassero senza rispetto. Anche il presidente degli Stati Uniti lo scorso anno mi ha invitato ad andare in un altro stato, implicando che non sono americana. Il governatore della Florida, Ron DeSantis, me ne ha dette di tutti i colori prima ancora che avessi giurato come deputata. Questo linguaggio disumanizzante non è nuovo e quello che vediamo qui è che questi incidenti seguono uno schema. Uno schema che supporta l’umiliazione degli altri, delle donne. 

Quindi, dato che non mi sono sentita profondamente ferita o insultata da questi commenti, riflettendo su quest’ultimo, ho pensato seriamente di lasciar perdere. È solo un giorno come un altro, no? Ma ieri, il deputato Yoho ha deciso di cercare di trovare delle scuse, qui alla Camera dei rappresentanti, per il suo comportamento. Questo non potevo lasciarlo passare. Non potevo accettare che le mie nipoti, le giovani bambine, le vittime di abusi, verbali o peggio, vedessero quelle scuse e il Congresso accettarle come legittime. Io stessa non potevo accettarle e avallare il silenzio come una forma d’approvazione. Per questo oggi mi alzo per intervenire. 

Non ho bisogno che il deputato Yoho si scusi con me. Chiaramente, non vuole farlo. Chiaramente, quando gli verrà data l’opportunità non lo farà e io non starò sveglia fino a tardi ad attendere le scuse d’un uomo che non ha rimorsi quando insulta una donna. Ma quello che non posso accettare è che un uomo usi le donne, la propria moglie e figlia, come scudo e scusa per un pessimo comportamento. Il signor Yoho ha detto che ha una moglie e due figlie. Io ho due anni in meno della figlia più giovane del signor Yoho. Anch’io sono la figlia di qualcuno. Mio padre, per fortuna, non è vivo per vedere come il signor Yoho ha trattato sua figlia. Mia madre invece ha visto in televisione la mancanza di rispetto del signor Yoho in quest’aula e io sono qui per mostrare ai miei genitori che sono la loro figlia e che mi hanno insegnato a non accettare gli abusi degli uomini. 

Quello che sto dicendo è che la violenza che il signor Yoho ha rivolto, ha cercato di rivolgere, contro di me, non è stato solo un incidente diretto contro di me. Quello che in realtà il signor Yoho ha fatto è dare il permesso ad altri uomini di fare la stessa cosa con le sue figlie. Usando questo linguaggio davanti alla stampa, ha dato il permesso d’usare le stesse parole contro sua moglie, le sue figlie, le donne nella sua comunità, e sono qui per dire che ciò non è accettabile. 

A un uomo non basta avere una figlia o una moglie per essere considerato onesto. Un uomo onesto sa trattare gli altri con dignità e rispetto e quando sbaglia fa del suo meglio per scusarsi. Non per salvare la faccia, non per conquistare voti, si scusa genuinamente per risolvere la situazione e riconosce il dolore che ha causato, in modo tale che si possa voltare pagina.

Signor Yoho, voglio ringraziarla. Voglio ringraziarla per aver mostrato al mondo come un uomo può essere potente e insultare le donne. Può avere delle figlie e insultare le donne, senza sentirsi in colpa. Può essere sposato e insultare le donne. Può mostrarsi al mondo come un padre di famiglia e insultare le donne, senza rimorso e con un senso d’impunità. Succede ogni giorno nel nostro paese. È successo qui sui gradini del Campidoglio della nostra nazione. Succede quando colui che detiene la più alta carica nel paese ammette di aver ferito le donne e aver usato un linguaggio inappropriato contro di noi. 

I video dei principali interventi in aula sul caso Yoho

Alexandria e le altre ultima modifica: 2020-07-25T12:52:35+02:00 da MATTEO ANGELI

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