Quanto pesa il silenzio negli stadi?

Il fattore campo ha sempre la sua importanza, l’incitamento del pubblico amico è una componente significativa del gioco e ci sono stadi che sono veri e propri gironi danteschi per gli avversari. Ma oggi questo silenzio pesa meno di quanto si pensi.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Il calcio è della gente, su questo non c’è dubbio, come non c’è alcun dubbio che destino impressione gli impianti vuoti e il fatto di poter ascoltare nitidamente tutto ciò che calciatori e allenatori si dicono nel corso della partita. Di solito, le parole di tecnici e giocatori sono coperte, oltre che dalla teleronaca o dalla radiocronaca, dal frastuono infernale del pubblico assiepato sugli spalti. Ebbene, a causa del coronavirus, ancora per qualche tempo l’ingresso degli spettatori non sarà possibile. Quanto pesa, dunque, il silenzio negli stadi?

Perdonatemi se vado controcorrente, ma secondo me assai meno di quanto pensi e sostenga la vulgata corrente. Per carità, il fattore campo ha sempre la sua importanza, l’incitamento del pubblico amico è una componente significativa, se non essenziale, del gioco e ci sono stadi noti in tutto il mondo per essere, specie nelle partite di cartello, dei veri e propri gironi danteschi per gli avversari. Fatto sta che, a parer mio, questo calcio senza pubblico non è poi così brutto come molti dicono.

Quando si parla di Serie A o della massima serie di qualunque nazione, si parla infatti di professionisti di livello mondiale che di sicuro non si lasciano turbare da un insulto o da una parola di troppo proveniente dalle tribune. In Italia ha vinto la Juve, in Spagna il Real Madrid si è imposto sul Barcellona, in Germania ha prevalso il Bayern Monaco e in Inghilterra ha dominato il Liverpool, seguito dal Manchester City di Guardiola: tifosi o non tifosi, ciò che conta sono i valori, individuali e collettivi, delle varie squadre.

Diciamo che il pubblico può fare la differenza in qualche circostanza, sia in positivo sia in negativo: può fornire la carica ai campioni che vivono di adrenalina e si esaltano quando sentono i fischi della platea avversaria o può esercitare una pressione enorme sui beniamini di casa. È capitato e capiterà ancora. Da qui a sostenere che senza pubblico non sia calcio, tuttavia, ce ne passa. L’auspicio è che si possa tornare presto alla normalità in ogni ambito, che possano tornare a riempirsi cinema e teatri, che si trovi un vaccino e finisca quest’incubo che ci ha tenuto prigionieri in casa per due mesi e che ancora oggi ci impedisce di condurre una vita normale.

La speranza è che anche il mondo dello sport possa tornare a calendari più umani e che il prossimo anno le varie competizioni, compresi gli Europei di calcio e le Olimpiadi, possano essere disputate nelle date stabilite e con il pubblico sulle tribune. Diciamo che se si parla della tenuta sociale dell’Italia e del mondo, dell’idea di una collettività che rinasce e dei valori complessivi di una società bisognosa di tornare a sorridere dopo tanto dolore, allora sì, i tifosi sarebbero una manna dal cielo.

Ma se si entra nel merito e ci si concentra sul condizionamento del pubblico sui giocatori, a parer mio, è minimo ed è un bene. Significa che abbiamo a che fare con professionisti di rango, concentrati unicamente sulla partita e per nulla inclini a farsi intimidire o esaltare eccessivamente dalla legittima passione e dal coinvolgente entusiasmo di chi li segue da vicino.

Qualcuno obietterà che questo calcio senza pubblico sia freddo e privo di quella componente di massa che lo rende unico e ne fa il grande romanzo popolare del nostro tempo, il che è vero. Fatto sta che, come detto, questo vale per il costume, per le dinamiche sociali, per la serenità della comunità nel suo insieme e per l’analisi storica del periodo preso in esame, ma sui rapporti di forza no, non influisce più di tanto, almeno per quanto concerne il campionato.

Nelle competizioni a partita secca, invece, può essere diverso: nel dentro o fuori, certo, il pubblico può avere la sua importanza, in quanto lì non contano solo i valori complessivi di una squadra ma mille altri fattori e dinamiche che esulano dal gioco del calcio e attengono all’ambito della psicologia. In campionato, alla lunga, la forza, fisica e mentale, di una squadra viene fuori. L’abbraccio dei suoi tifosi in caso di vittoria, o la consolazione in caso di sconfitta, varrebbe dal punto di vista sociale, culturale ed emotivo, e non sarebbe una cosa da poco.

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Quanto pesa il silenzio negli stadi? ultima modifica: 2020-07-29T20:36:23+02:00 da ROBERTO BERTONI

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