Voti e devoti. Il cattolico Biden non ha la benedizione della chiesa

La rincorsa a un elettorato che dovrebbe essere “suo” e lo è, per ora, solo in parte. Le sue posizioni sui temi etici lo pongono in rotta di collisione con l’episcopato e con i fedeli conservatori, da tempo ormai distanti dal Partito democratico.
scritto da MARCO MICHIELI
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Dopo esser stato il primo vice-presidente cattolico della storia del paese, Joe Biden si trova nella posizione vantaggiosa di poter essere il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti dopo John Kennedy. L’unico candidato cattolico ad averci provato dopo il 1960 è stato John Kerry nel 2004. E non finì molto bene. Non finì bene nemmeno per l’unico altro cattolico candidatosi alla presidenza, il governatore di New York Al Smith che nel 1928 fu sconfitto dal repubblicano Hoover.

I cattolici sono il più grande gruppo religioso degli Stati Uniti. Dalla metà del diciannovesimo secolo fino al 1964, il voto cattolico è stato quasi in maniera assoluta a vantaggio dei democratici. Sono stati soprattutto la base della coalizione rooseveltiana del New Deal. Per lungo tempo era chiaro che i cattolici votavano democratico mentre i protestanti – episcopali, metodisti e luterani – votavano per i repubblicani.

Negli ultimi decenni la situazione però è cambiata. I protestanti continuano a votare repubblicano, ma in misura minore, mentre una parte del voto cattolico ha lasciato i lidi democratici per il GOP. Oggi il voto cattolico di solito è osservato perché rispecchia perfettamente le preferenze nazionali. Molto di più di altri gruppi religiosi che sono maggiormente identificabili con i due partiti. Storicamente il vincitore di nove delle ultime dieci elezioni presidenziali ha ottenuto il sostegno cattolico. Così è accaduto, recentemente, per George W. Bush nel 2004, per Barack Obama nel 2008 e nel 2012 e per Donald Trump nel 2016.

Per questo è interessante osservare le intenzioni di voto di questo composito gruppo religioso. Ed è la ragione per cui Biden cerca di farsi strada verso le elezioni di novembre senza dar fastidio all’elettorato cattolico. Perché in teoria il cattolicissimo Biden dovrebbe essere in una posizione di vantaggio per fare appello ai cattolici. In teoria, appunto. Nel 2004 John Kerry fu percepito come “non abbastanza cattolico” dai correligionari che gli preferirono G.W. Bush, rispecchiando esattamente i dati nazionali.

Un rischio che corre anche Biden, le cui posizioni su molti temi cari ai cattolici sono mutate nel tempo. Nel novembre dello scorso anno, un prete in South Carolina gli negò la comunione a causa del suo sostegno pubblico all’aborto. Per questo sui temi caldi, il candidato democratico avanza coi piedi di piombo.

Anche se recenti dati Gallup mostrano che il 49 per cento degli adulti cattolici si identifica o tende verso il Partito democratico, rimane un 43 per cento che si identifica o tende verso il Partito repubblicano. Non solo. Nei primi sei mesi dell’anno, il 45 per cento dei cattolici si diceva soddisfatto del lavoro svolto dal presidente Donald Trump (anche se poi il dato è sceso recentemente, in linea con la media nazionale). Se poi si osservano i dati dei cattolici praticanti, la loro tendenza pro-Trump è più accentuata.

Vi sono poi differenze di carattere etnico. Mentre i latini – che rappresentano un terzo dei cattolici degli Stati Uniti – sono in larga maggioranza per i democratici (62 per cento) e sono concentrati tra Florida, California e Texas, i cattolici bianchi s’identificano maggiormente con i repubblicani (il 56 per cento contro il 39 per cento che s’identifica con i democratici). Il problema è che i cattolici bianchi si trovano negli stati della Rust Belt (Pennsylvania, Ohio, Michigan e Wisconsin), stati che Trump ha vinto nel 2016 e che Biden deve vincere – almeno una parte – per poter diventare presidente.

Il voto cattolico è quindi più importante a livello di singoli stati che a livello nazionale. È la strategia “micro” che ha seguito Trump nel 2016, quando vinse il voto cattolico in Ohio di venti punti, un’enormità considerato che vinse lo stato con otto punti di vantaggio su Hillary Clinton. In Michigan il candidato repubblicano sconfisse Hillary di un punto ma tra i cattolici la vittoria fu di diciotto punti.

Joe Biden è un cattolico praticante

E qui arrivano i problemi di Biden. Perché il candidato democratico è a favore dell’aborto e sostiene anche una legge federale di trasposizione della sentenza Roe v. Wade, che nel 1973 aveva consentito l’aborto negli Stati Uniti. Biden inoltre è a favore dei matrimoni omosessuali e del movimento transgender, contro i quali la chiesa cattolica si oppone. Quando Biden celebrò nel 2016 un matrimonio omosessuale si attirò dure critiche da parte della Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

Biden vuole evitare quello che accadde a John Kerry nel 2004. L’allora candidato democratico si trovò ad affrontare una forte opposizione da parte dei vescovi americani. Kerry infatti era favorevole all’aborto e molti vescovi dichiararono pubblicamente che avrebbero rifiutato la comunione al candidato democratico se questo si fosse presentato in chiesa, cosa che Kerry evitò accuratamente di fare. Si innescò anche una polemica che coinvolse anche l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Ratzinger scrisse ai vescovi americani che, quando si manifesta la cooperazione formale di un cattolico a favore dell’aborto e dell’eutanasia, il “suo pastore” dovrebbe istruirlo sull’insegnamento della chiesa e suggerirgli di non presentarsi per la comunione fino a un cambio di posizione. L’allora presidente della conferenza episcopale decise invece di esprimersi in maniera diversa e la successiva pubblicazione della lettera di Ratzinger creò molte polemiche all’interno della stessa chiesa cattolica americana.

Per ora temi come aborto e diritti LGBTQ sono meno accentuati dalla campagna di Biden. Anche se recentemente in un incontro pubblico con Hillary Clinton, il candidato democratico ha definito l’aborto come un servizio essenziale del sistema sanitario, a cui tutte le donne dovrebbero poter accedere. 

Per ora di reazioni ufficiali della chiesa non ve ne sono state. Può darsi che più avanti nella campagna elettorale, se i temi dovessero ottenere maggiore attenzione, si possa assistere a un intervento della gerarchia cattolica. Che, tuttavia, non è un monolite. A novembre dello scorso anno ci fu un acceso dibattito all’assemblea generale dei vescovi proprio sul tema dell’aborto. Lo scontro era tra coloro che volevano che l’opposizione all’aborto fosse la priorità principale della chiesa oppure no.

E che la Chiesa sia divisa rispetto ai democratici lo dice anche la vicenda del cardinale Timothy Dolan. Dolan è stato infatti oggetto di critiche da parte di alcune espressioni del cattolicesimo statunitense per il suo “sostegno” a Trump. Il cardinale si è espresso con lodi sperticate al presidente dopo aver partecipato a una conferenza telefonica con altri membri della gerarchia cattolica statunitense. 

Altri prelati hanno scelto di fare diversamente. Come l’arcivescovo di Milwaukee, Jerome Listecki. Quando il presidente ha infatti annunciato in Wisconsin di voler lanciare il movimento “Cattolici per Trump”, Listecki ha reso immediatamente pubblica una dichiarazione di presa di distanze dall’iniziativa del presidente repubblicano

Hillary Clinton, l’arcivescovo di New York il cardinale Timothy Dolan e Donald Trump a una cena di beneficenza nel 2016

Voti e devoti. Il cattolico Biden non ha la benedizione della chiesa ultima modifica: 2020-07-29T11:11:43+02:00 da MARCO MICHIELI

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