Non c’è tempo, la mossa di Virginia costringe a scegliere

ytali aveva lanciato il sasso nello stagno un mese fa, ma la reazione di correnti e correntine intorno al Pd fu il silenzio.
scritto da ALDO GARZIA
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Virginia Raggi ha annunciato che si ripresenterà alle elezioni di Roma chiedendo un secondo mandato come sindaco. Il re è nudo, verrebbe banalmente di dire: che il Pd possa sostenerla è impossibile visti i pessimi rapporti e il giudizio negativo sul suo operato, malgrado la coabitazione con i 5 Stelle nel governo Conte. Urge, quindi, aprire un confronto sul metodo e sui contenuti di candidature alternative nel campo largo di un schieramento progressista e di sinistra.

Già lo scorso 1 luglio ytali pubblicava un mio articolo che poneva la questione in vista delle elezioni del 2021 (Campidoglio. Walter Tocci, candidato dall’identikit perfetto). Tratteggiavo il ritratto biografico di Walter Tocci, politico colto e di lungo corso (già vicesindaco nella Giunta di Francesco Rutelli), profondo conoscitore di Roma e dei suoi problemi (un libro programmatico di prossima uscita) molto stimato da tutti i settori del centrosinistra e in grado di attrarre pure gli elettori dei 5 Stelle in un possibile ballottaggio decisivo per il primo cittadino. Era una ipotesi di discussione che incontrava la ritrosia dell’interessato, pur ringraziando noi per la prova di stima nei suoi confronti. Per ytali, era un modo per aprire il confronto.

Come avviene in questi casi, ventiquattr’ore dopo s’attendevano e si sollecitavano reazioni da parte nostra al sasso lanciato nello stagno. Qualche giorno dopo, avrei avuto voglia di scrivere un nuovo articolo dal titolo “Scusate il disturbo”. Nessuna reazione, infatti. Tutte le correnti, correntine o componenti interne ed esterne al Pd, con propaggini pure nell’area di Sinistra italiana, erano intente a conservare la consegna del silenzio in attesa delle mosse dell’una o dell’altra. Uno spettacolo avvilente. Ognuno pensava al suo orticello, con la scusante che mancava un anno alla prova elettorale (la candidatura agostana di Raggi ha però rotto finalmente i giochi del rinvio). Neppure chi era d’accordo a sostenere l’indicazione di Tocci non ha mosso un dito, dando per scontata l’autorinuncia del diretto interessato: si potevano, per esempio, raccogliere firme intorno a un documento. 

Non ha preso posizione finora Goffredo Bettini, ex deus ex machina del Pd romano a suo dire, inventore del “modello Roma” che portò all’elezione di Rutelli. Tace Walter Veltroni, ex primo cittadino. La sinistra Pd – con Gianni Cuperlo – s’augura su facebook che ci sia una “grande assemblea fatta di associazioni, forze economiche e del lavoro come grande opera di ascolto” per trovare la soluzione migliore al rebus di una candidatura possibilmente vincente e gradita ai più. 

Stefano Fassina, consigliere uscente in Campidoglio e deputato di Liberi uguali (uomo dai due incarichi istituzionali), fondatore del Movimento Patria e Costituzione fautore di un sovranismo di sinistra, parla intanto di una “coalizione sociale” fuori da partiti e schieramenti, oltre che dalle istituzioni (“quelli che politica già la fanno” ma in altre forme). È una posizione, quest’ultima, che pone a disagio Sinistra italiana e quel che resta di Liberi e uguali: preferirebbero la candidatura forte di uno schieramento che non privilegi astrattamente il “sociale” sul “politico” ma li rappresenti entrambi. Sinistra italiana – su indicazione del leader Nicola Fratoianni – nel frattempo cerca pure il dialogo con la parte del Pd romano che fa capo a Massimiliano Smeriglio, attuale deputato europeo, ex consigliere regionale, leader di un’area piddina interna/esterna al partito.

Siccome le “primarie” non godono più di buona fama nemmeno nei pressi del Pd che le ha inventate, ecco che per ora circolano nomi in libertà in attesa di prendere qualche decisione procedurale: tra le donne Monica Cirinnà (senatrice piddina), Michela De Biase (capogruppo Pd in Campidoglio, moglie del ministro Franceschini). Tra gli uomini Pd: Roberto Morassut, deputato, ma soprattutto David Sassoli, attuale presidente del Parlamento europeo (mandato in scadenza proprio in prossimità delle elezioni romane) e Roberto Gualtieri (ministro dell’Economia), qualora rimpasti di governo dovessero sacrificarlo. Enrico Letta ha nel frattempo detto di non essere disposto a scendere in campo. Nicola Zingaretti, se ci sarà un altro segretario Pd all’orizzonte, potrebbe rispuntare come candidato possibile.

Come si vede, per ora una rosa di nomi non esaltanti e dotati di scarso appeal per vincere il braccio di ferro con la destra della Lega e di Fratelli d’Italia che non ha ancora scelto il candidato ma può vincere le elezioni. La candidatura di Raggi costringe però tutti a prendere posizione. Non c’è molto tempo per tergiversare. 

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Non c’è tempo, la mossa di Virginia costringe a scegliere ultima modifica: 2020-08-12T16:24:15+02:00 da ALDO GARZIA

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