Prove muscolari nel mar della Cina

Esercitazioni navali statunitensi mentre sale la guerra di parole tra Washington e Pechino.
scritto da NICCOLÒ FANTINI
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Mentre la pandemia di Covid-19 non dà segni di tregua e molti stati affrontano le seconde e terze ondate di contagi, lo spettro della rivalità sino-americana s’impone sempre più prepotentemente sullo scenario internazionale. Stando a quanto riporta il South China Morning Post, l’esercito cinese avrebbe recentemente ricevuto ordini dall’alto delle gerarchie di partito di non “sparare il primo colpo” in un eventuale “incidente” tra le forze americane e quelle cinesi, il quale è visto via via sempre più probabile. La marina statunitense ha infatti schierato due portaerei, la USS Nimitz e la USS Ronald Reagan, in acque vicine a quelle cinesi, conducendo inoltre esercitazioni aeree notturne lungo le coste del Guangdong e del Fujian. In breve, sembrerebbe proprio che il braccio di ferro tra le due potenze economiche e militari si stia intensificando soprattutto in quello che da anni è teatro di conflitti diplomatici e contestazioni territoriali, ossia il Mar Cinese Meridionale e l’isola di Taiwan.

Nonostante questa escalation, alla quale hanno sicuramente contribuito una serie di congiunture specifiche, tra cui anche le tensioni causate dal nuovo coronavirus, Pechino ha da poco tentato di stemperare gli animi e tentare la via del dialogo. Se l’invito del ministro degli esteri americano era stato snobbato dalla controparte cinese un mese fa, ora il ministro Wang-Yi esprime interesse per un possibile incontro, modificando in parte anche la retorica cinese riguardante il Mar Cinese Meridionale. Durante un’intervista per l’agenzia mediatica di stato, Xinhua, il ministro ha evitato di menzionare le pretese territoriali cinese nel Mar Meridionale, sottolineando però allo stesso tempo l’importanza di un dialogo interno e costruttivo tra le varie giurisdizioni coinvolte: una chiara critica agli Stati Uniti e alla loro politica interventistica. 

La portaerei USS Ronald Reagan affiancata dalla USNS Alan Shepard nel mar Cinese orientale

Perché questa improvvisa marcia indietro, anche se sottile, del governo di Pechino? Dopotutto, i toni e l’atteggiamento in Cina nei confronti delle azioni statunitensi non sono stati proprio moderati negli ultimi tempi. La stessa Xinhua è stata costantemente intenta a marchiare l’amministrazione di Trump, e in particolare il segretario di stato Mike Pompeo e l’assistente Peter Navarro, come San Wu (三无), un termine denigratorio in Cina che letteralmente significa “tre no”. Questo termine è generalmente usato per indicare quella popolazione urbana che non ha né risorse, né capacità e né obblighi. In questo caso, però, quelli a cui Xinhua si riferisce come politici dei “tre no” mancherebbero di tre limiti: quello alla loro disinformazione, al ridicolo della loro politica e alla “distruzione della società internazionale” (sic!).

In una serie di articoli, la fonte di propaganda principale del paese si scaglia con veemenza estrema contro quella che ormai appare veramente come una “gang” di criminali. Pompeo è accusato di volontariamente contenere lo sviluppo cinese, imporre l’egemonia imperialista degli USA sul mondo e ostacolare la pace internazionale. Non sono neanche risparmiati temi “caldi”, che di solito sono evitati dalle voci ufficiali cinesi, come i diritti umani e i commenti sull’operato domestico di altri paesi. Ad esempio, i San Wu sono ritenuti responsabili di disseminare “bugie e calunnie” in riferimento ad “affari interni” cinesi come lo Xinjiang, a proposito del quale l’articolo snocciola una serie di dati attestanti la rapida crescita demografica nella regione, a fronte di accuse di genocidio da parte degli Stati Uniti (e altri paesi). Poi, con una frecciatina che torna molto utile alla leadership cinese in questo momento, sono citati i numeri esorbitanti del coronavirus negli USA, attaccando sempre gli stessi San Wu, questa volta incapaci e restii a curarsi della salute dei loro stessi cittadini.

La portaerei USS Ronald Reagan in navigazione nel mar Cinese orientale

Insomma, la linea ufficiale cinese non ha peli sulla lingua e si dimostra disposta ad alzare il tiro per colpire gli Stati Uniti, e soprattutto l’amministrazione di Trump, tramite quella che, ormai da entrambi i lati del Pacifico, è sempre più percepita come una nuova Guerra Fredda. Mike Pompeo è in Repubblica Ceca, impegnato in un tour centro-europeo per raccogliere consensi nella sua politica anti-Pechino, tutto questo sotto l’ombra della Russia di Putin e dei tumulti in Bielorussia. Pochi giorni fa, inoltre, è stato lo stesso Trump a firmare un ordine esecutivo che vieterà le “transazioni” tramite app cinesi ritenute una “minaccia” alla sicurezza nazionale, come WeChat e TikTok.

Adam Tooze, professore di storia alla Columbia University, ha fatto notare come il tema di sicurezza nazionale stia superando le priorità economiche negli USA, nonostante l’opposizione di molti settori. Se la precedenza di politica su economia era già una tradizione radicata in Cina, anche gli Stati Uniti sembrano aver impostato le loro relazioni con la Cina su questo schema. Dopotutto altri paesi, come il Regno Unito, stanno riflettendo sull’impatto politico di certi benefici economici derivanti da transazioni con la Cina. È stato proprio il governo dei Tories di Johnson, di natura favorevole a un’economia aperta e globalizzata, a voler espellere Huawei dal progetto 5G in UK. 

A Pechino queste mosse non passano certo inosservate. A ogni azione contro il potere del Partito, come ad esempio le recenti sanzioni statunitensi contro funzionari di Hong Kong e del governo centrale per le restrizioni sulle libertà imposte all’ex-colonia britannica, seguono risposte sempre più infuocate e marcatamente ideologiche. Sono diffuse e propagate da un esercito di cosiddetti “wolf-warriors”, ossia diplomatici cinesi sempre pronti a criticare ogni parola o azione che danneggi l’immagine e l’operato di Pechino. La pandemia ha soltanto rafforzato questa crociata, andando a minare il sostegno dell’opinione pubblica occidentale nei confronti della Cina e del Partito comunista. 

La portaerei USS Ronald Reagan affiancata dalla USNS Alan Shepard nel mar Cinese orientale

Allora perché osserviamo un leggerissimo ma seppur presente tentativo da parte della leadership cinese di rallentare questa rincorsa affannata e potenzialmente letale? Le spiegazioni sono molte, ma una ha sicuramente a che fare con i tentativi cinesi di manovrare i giochi di potere a Washington e le vicine elezioni americane. Va notato che, mentre in Cina non si risparmiano parole per macchiare la reputazione dei San Wu quali Pompeo e Navarro, poco è esplicitamente detto di Trump. Inoltre, non sarebbe nell’interesse dei cinesi inimicarsi l’opinione pubblica americana a tal punto da far eleggere un presidente che butti benzina sul fuoco, anziché acqua. Leggendo le opinioni ufficiali su Xinhua, è evidente come una delle principali ragioni attribuite alla ferocia degli attacchi ai San Wu siano le imminenti elezioni americane e “l’egoistico” interesse personale di rimanere al potere. Potrebbe essere che Wang Yi, pragmatico come lo è di solito, abbia aggiunto le dinamiche elettorali americane alle sue considerazioni di tipo geopolitico.

Per ora, quello che è certo è che stiamo assistendo a tensioni sino-americane come non se ne vedevano dalla normalizzazione delle relazioni nel 1979. Una svolta storica che, secondo Pompeo, ha solo inasprito i rapporti e reso la Repubblica Popolare più “aggressiva”. Le due potenze hanno già un piede nella ”nuova” Guerra Fredda? Se è così, andrebbero rivalutate priorità e paradigmi. Una posizione più cauta e, si potrebbe dire, liberale, mette in guardia dal considerare quanto avviene con le lenti di una nuova Guerra Fredda, un approccio che impedisce un dialogo costruttivo e comprensivo che entri nel merito delle ragioni delle due parti e consideri uno spettro di problematiche e opportunità più ampio che un mero ragionamento geopolitico.


Copertina: un marinaio della USS Ronald Reagan si tiene in allenamento mentre la portarei è in navigazione nel mar Cinese orientale

Prove muscolari nel mar della Cina ultima modifica: 2020-08-14T13:23:26+02:00 da NICCOLÒ FANTINI

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