Libano. La solidarietà pelosa della UE a trazione tedesca

La visita del capo della diplomazia di Berlino a Beirut è il riflesso di una politica che mette sempre al primo posto gli interessi della Germania, anche quando è in gioco l’aiuto umanitario.
scritto da DIMITRI DELIOLANES
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[ATENE]

Se qualcuno fosse interessato all’immagine che l’Unione Europea si è creata fuori dai confini comunitari avrebbe dovuto seguire la visita di Heiko Maas in Libano. Una visita che avrebbe dovuto svolgersi sotto l’insegna della solidarietà e dell’aiuto umanitario a un paese in grave crisi. Ma ha ottenuto i risultati opposti. Un comunicato del ministero degli esteri tedesco fa sapere che “otto giorni dopo la tremenda esplosione che ha provocato la morte di almeno 170 persone e il ferimento di migliaia”, il ministro socialdemocratico si è recato in visita nel paese ferito “al fine di consegnare la prima tranche dell’aiuto tedesco verso il Libano, che complessivamente ammonta a venti milioni di euro”.

Per somma sfortuna dell’ufficio stampa germanico, i fatti non sono andati come previsto. Appena sceso all’aeroporto Hariri di Beirut, Maas ha dispiegato di fronte ai funzionari che l’attendevano (il suo omologo libanese s’era dimesso pochi giorni prima) una gigantografia hollywoodiana di un assegno da un milione di euro a favore della Croce/Mezzaluna Rossa libanese. Dopo aver sventolato con aria trionfante il facsimile, il ministro tedesco ha dichiarato che la Germania “è pronta a investire sul Libano, a condizione che sia assicurato un governo efficiente e il paese dia garanzie di procedere a riforme”.

Man mano che le parole di Maas si susseguivano sul tema delle “riforme”, i suoi ascoltatori diventavano sempre più increduli. Alla fine della breve cerimonia nella saletta VIP dell’aeroporto dominava un’atmosfera di gelo, a malapena nascosta dalle formalità del cerimoniale. Il giorno dopo la stampa libanese si chiedeva se l’esponente della presidenza di turno dell’Unione Europea fosse in grado di distinguere tra l’aiuto umanitario e un accordo commerciale; in altre parole, se fosse in grado di percepire il dolore di migliaia di persone che soffrono senz’acqua, senza pane, senza un tetto e senza un’adeguata assistenza sanitaria. 

Il ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu a Beirut

Non pochi giornalisti hanno fatto un impietoso confronto tra la gelida visita di Maas e l’accoglienza festosa che è stata riservata al presidente francese. È stata ricordata perfino la visita del ministro degli esteri turco Mevlüt Çavuşoğlu, circondato non da gelo ma da un’atmosfera di formale cordialità malgrado la profonda diffidenza, visto che il Libano e le sue acque rientrano nel progetto di espansione e di occupazione neoottomana di Erdoğan.

Non ha migliorato il clima la dichiarazione della Merkel in occasione del 19 agosto, giornata internazionale dell’Aiuto umanitario, con la quale la cancelliera prometteva “di continuare questa importante opera in tutto il mondo”. L’“importante opera” probabilmente consiste nello sventolare gigantografie di assegni chiedendo in cambio “riforme” che rendano possibili “investimenti tedeschi”.

Emmanuel Macron a Beirut.

Il giorno dopo la sua brillante visita a Beirut, il ministro degli esteri tedesco ha proseguito nel compiere imprese eroiche. Questa volta ha partecipato al consiglio straordinario dei suoi omologhi comunitari, chiesto esplicitamente da Atene per affrontare il problema Turchia. In quella sede, Maas ha posto il veto al comunicato finale che minacciava sanzioni alla Turchia e al suo posto ha fatto passare un severo monito di ricorrere a sanzioni rivolto verso il presidente bielorusso Lukashenko. 

In altre parole, l’Unione Europea non prevede sanzioni verso un paese che aggredisce e minaccia due paesi membri, la Grecia e la Repubblica di Cipro, ma minaccia di applicarle a un paese come la Bielorussia che ha gravissimi problemi di democrazia interna ma, per nostra fortuna, non ha mai espresso alcuna volontà aggressiva o espansionista verso i paesi vicini. Non pochi nel Mediterraneo si sono chiesti quale fosse la logica seguita dall’Unione Europea. Se il problema della solidarietà debba cedere il passo alle corvette che Berlino vuole vendere ai turchi oppure ai tre milioni di elettori turchi in Germania. 

Dovendo dare un giudizio sul comportamento dell’inconsapevole Maas, si potrebbe affermare che, hic et nunc, la politica estera dell’Unione Europea è quella, misera, contraddittoria e confusa, espressa dalla presidenza tedesca. La quale non smette di portare avanti con ammirabile coerenza il suo progetto economico, con qualche elemento di memoria geopolitica, di natura non europea ma totalmente tedesca. Quindi, un progetto del tutto indifferente verso qualsiasi altra esigenza espressa dai paesi che non fanno parte dell’area d’influenza tedesca. È una verità emersa in maniera drammatica con lo scoppio della crisi dell’eurozona del 2008. Più di un decennio più tardi stiamo ancora qui a porci il problema della sopravvivenza del progetto europeo all’ottuso predominio tedesco mentre Berlino continua imperterrita la sua strada. Rendendo sempre meno credibile e incisiva l’Unione Europea agli occhi dei nostri vicini mediterranei.


Copertina: La visita del ministro degli esteri tedesco Maas a Beirut.

Libano. La solidarietà pelosa della UE a trazione tedesca ultima modifica: 2020-08-21T16:50:55+02:00 da DIMITRI DELIOLANES

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