Sandro Mazzinghi, comunque sul tetto del mondo

È stato uno degli atleti più amati, più volte campione del Mondo e d'Europa. Verace, genuino, schietto, non ha mai rinunciato alle sue idee, al suo stile di vita, al suo essere un toscano in tutto e per tutto.
scritto da ROBERTO BERTONI
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Sandro Mazzinghi, che a ottobre avrebbe compiuto ottantadue anni, se n’è andato nella natia Pontedera a un’età nella quale aveva ancora voglia di lottare e dire la sua. Anche per questo il dispiacere è enorme, al pari del senso d’incertezza, sgomento e perdita che caratterizza la comunità dello sport e i semplici appassionati di pugilato in una stagione così difficile. Di Mazzinghi si ricordano le numerose vittorie, la storica rivalità con Nino Benvenuti, le oggettive ingiustizie che ha subito, la sua grinta e la sua furia agonistica, il suo coraggio nel lottare, cadere, rialzarsi, tornare colpire e non smarrire mai la dignità e il coraggio dei galantuomini.

Tra i pugili della categoria superwelter è stato per anni uno dei migliori, corretto a differenza di altri e sempre pronto a denunciare le irregolarità e i soprusi. Un uomo perbene, dal carattere spigoloso ma estremamente leale. Ho avuto l’onore di conoscerlo alcuni anni fa, alla presentazione di “Un microfono a due facce”, l’autobiografia del caro amico Ugo Russo, e di Sandro mi colpirono la disponibilità, l’aneddotica e il suo sciogliersi in una squisita giovialità al cospetto di un ambiente amico e nel quale si sentiva apprezzato per ciò che era stato e per ciò che era realmente.

Mazzinghi era verace, genuino, schietto, lontano anni luce dall’ipocrisia vigliacca e disumana dei tanti venduti che per restare sulla breccia sarebbero pronti a compiere ogni barbarie. Lui non si è mai piegato, non ha mai rinunciato alle sue idee, al suo stile di vita, al suo essere un toscano in tutto e per tutto, nel bene e nel male, con le sue asprezze e i suoi slanci di generosità senza pari.

Inutile star qui a ricordarne i trionfi, le tante avventure in giro per il mondo, il fatto che sia riuscito a ritagliarsi il suo spazio in un’epoca dominata da Benvenuti e Griffith, il suo boxare aggressivo ma mai gratuitamente violento, il suo profondo rispetto per ogni avversario e il suo saper guardare avanti quando altri, al suo posto, si sarebbero lasciati andare.

Sandro Mazzinghi non era un tipo da far drammi, da sollevare polveroni, da sbraitare. Ha preso a pugni la vita, oltre che i rivali, senza mai lasciarsi travolgere dalla ferocia di un mondo che progressivamente è degenerato e senza mai sentirsi onnipotente. Aveva il fuoco vivo dentro, una passione spontanea per tutto ciò che faceva, un amore per l’esistenza e un naturale senso del limite e della misura. Ci lascia un uomo d’altri tempi, comunque sul tetto del mondo, sempre e per sempre, perché ai successi sportivi ha saputo affiancare una grandezza morale comune a pochi e oggi ancora più rara. 

Sandro Mazzinghi, comunque sul tetto del mondo ultima modifica: 2020-08-24T10:19:40+02:00 da ROBERTO BERTONI

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