Se l’avvocato si fa smart

L’emergenza da coronavirus ha fatto scoprire il lato potenzialmente positivo di una pratica ancora guardata con “sospetto”, quella del lavoro da remoto.
GIOVANNI LUCHETTI
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L’emergenza da coronavirus ha permesso all’Italia di scoprire il lato potenzialmente positivo di una pratica ancora guardata con “sospetto”, quella del lavoro da remoto. Nell’ambito delle misure adottate dal governo per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, il presidente del Consiglio dei ministri ha emanato il 1° marzo 2020 un nuovo decreto che interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermate anche dal decreto del 4 marzo 2020.

Come indicato nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri dell’11 marzo 2020, si raccomanda che venga attuato il massimo utilizzo, da parte delle imprese, di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

Dal 2012 l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano indaga sugli sviluppi di questa innovazione, fornendo spesso segnali incoraggianti per i lavoratori e le imprese. Secondo i dati dell’istituto, nel 2019 i lavoratori agili in Italia erano 480mila, con una diffusione che si estende al 58 per cento delle grandi imprese. Ora, una nuova ricerca dell’istituto ha valutato la diffusione dello smart working e isuoi effetti anche in un ambito importante del settore terziario, quello degli studi professionali (commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, multidisciplinari).

La diffusione del lavoro agile, in questo ambito, è già notevole. Nonostante l’impostazione tradizionale di questi uffici, è emerso che solo il 25 per cento degli studi dei commercialisti esclude la possibilità di sfruttare lo smart working in futuro, percentuale che scende fino al 12 per cento negli studi multidisciplinari.

Già oggi, poi, il 29 per cento degli studi dei commercialisti adotta il lavoro agile per i professionisti e un ulteriore 22 per cento anche per i dipendenti. Chiude il quadro il 24 per cento degli studi che si dice aperto a valutare l’attivazione dello smart working in futuro. Questa apertura da parte degli studi professionali non dovrebbe sorprendere.

Il titolare dello studio è già abituato un approccio analogo,

afferma Marcella Caradonna, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti (ODCEC) di Milano: parte del lavoro del titolare, infatti, è abitualmente svolto fuori dall’ufficio. L’aggiornamento culturale sta gradualmente aprendo questa prassi anche alle altre figure impiegate negli studi, permettendo a queste ultime di compiere da casa, o comunque in mobilità,

le componenti più meccaniche del lavoro, come lo studio delle pratiche, la stesura di relazioni, le perizie,

spiega Caradonna.

L’impatto del lavoro agile sui risultati è ancor più interessante. L’Osservatorio, infatti, ha sottoposto un questionario a centonovantase titolari di studi professionali, con l’obiettivo di valutare le ricadute dello smart working nelle diverse componenti della prestazione lavorativa, dal grado di produttività a quello di responsabilizzazione.

Nel complesso, le voci che hanno visto un miglioramento tramite lo smart working sono undici su dodici. Nel dettaglio, sono proprio l’incremento della produttività e dell’efficacia le caratteristiche riportate più di frequente: rispettivamente nel 33 per cento e nel 34 per cento degli studi professionali (con quote che salgono al 44 per cento e 37 per cento se si considerano solo gli studi dei commercialisti).

Seguono, nell’ordine, i miglioramenti relativi al livello di autonomia (giudicato superiore dal 29 per cento degli studi); la gestione delle urgenze (20 per cento); l’efficacia del coordinamento (15 per cento); l’utilizzo dell’IT (14 per cento); la pianificazione del lavoro (13 per cento); la soddisfazione (13 per cento); la responsabilizzazione (9 per cento); e, infine, la collaborazione fra colleghi (3 per cento) e le distrazioni esterne (2 per cento).

In un momento critico per l’economia italiana e mondiale, dettato dal continuo diffondersi del Covid-19, e per le aziende tradizionali non ancora pronte a garantire la loro piena operatività attraverso sistemi digitali e tecnologici, come lo smart working, lo studio legale Trifirò&Partners rappresenta uno degli esempi della digital transformation nel nostro paese.

In seguito alla diffusione del Covid-19 e delle conseguenti restrizioni ministeriali abbiamo chiesto all’avvocato Jacopo Moretti, partner ed esperto di Diritto del Lavoro e Societario presso lo studio legale Trifirò&Partners, di commentare due delle principali best practice adottate dallo studio legale.

Dice l’avvocato Moretti:

Lo studio aveva introdotto lo smart working come possibilità a scelta del professionista, prima che venissero imposte le misure restrittive da parte del governo. Una volta emanate le disposizioni governative che limitano gli spostamenti, lo studio ha introdotto lo smart working come modalità pricipale.

Come sottolineato dall’avvocato Moretti, tutto ciò è stato reso possibile oltre che dal cambiamento paradigmatico del lavoro avvenuto in maniera crescente negli anni, anche dal fatto che ogni dipendente dello studio è dotato di un suo laptop e cellulare su sistemi aziendali; tutto in cloud garantendo la massima sicurezza e riservatezza dei dati trattati.

Inoltre, visto che lo smart working per sua natura è un’attività individuale, l’avvocato Moretti ha sottolineato come lo studio non abbia dimenticato l’importanza della comunicazione continuativa e diretta, tant’è che:

1Ogni settimana vengono organizzate riunioni periodiche in live streaming su Microsoft Teams, a cui partecipano tutti i componenti dello studio (circa ottanta professionisti)

2È stato istituito un comitato direttivo, con professionisti dello studio, che hanno il compito di monitorare tutti provvedimenti legislativi emanati a livello nazionale e a livello regionale relativi alle misure per la produttività, per il sostegno al reddito dei lavoratori e per la tutela della salute neil luoghi di lavoro con l’obiettivo di contrastare la diffusione del Covid-19

3Importanti aziende italiane, leader di diversisettori economici del paese (alimentare, metalmeccanico, bancario, ecc.) hanno pianificato anticipatamente con lo studio, l’introduzione di misure emanate successivamente dal governo e dalle autorità locali.

Questo ha consentito di prevedere con anticipo le possibili misure restrittive e ha consentito allo studio di lavorare già in modalità smart working con le aziende clienti.

Questa emergenza sta mostrando un contributo attivo dei giuslavoristi, evidenziando il ruolo sociale dell’avvocato,

sostiene l’avvocato Moretti. Le aziende infattisi rivolgono ai legali chiedendo consulenza su come affrontare al meglio questa situazione e come far fronte a molteplici obiettivi: garantire la continuità dell’attività aziendale, tutelare la salute dei dipendenti e rispettare le stringenti limitazioni imposte dal governo e dalle auorità locali.

In questa fase il sostegno dei legali nell’interpretare le disposizioni che sono emanate di continuo, e spesso con formulazioni non sempre di agevole interpretazione, diventa fondamentale per le aziende che hanno bisogno di sentirsi guidate nelle proprie scelte strategiche. La professione dell’avvocato ne esce particolarmente valorizzata perché è apprezzato il ruolo sociale svolto dai legali, che invece non sempre viene riconosciuto durante le attività ordinarie

aggiunge l’avvocato Moretti. Lo studio legale Trifirò&Partners è da tempo attrezzato sotto il profilo digitale, anche perché l’attività processuale nell’ordinamento italiano è regolata telematicamente.

Tuttavia, questa situazione diemergenza ha messo ancora più in evidenza quello che sarà il prossimo futuro e cioè che non esisterà più un luogo fisico fisso dove svolgere l’attività professionale; in quanto non ne esiste più la necessità. Il continuo sviluppo dei mezzi di comunicazione consente una sempre maggiore inter-connessione e inter-attività in tempo reale sia tra professionisti, che tra clienti.

Anche questa inter-connettività contribuisce a valorizzare e consolidare l’apporto di consulenza, giuida e orientamento che gli avvocati sono chiamati a dare ai propri clienti,

aggiunge l’avvocato Moretti.

Inoltre il possibile impatto negativo che verosimilmente questa situazione di emergenza avrà nei prossimi mesi sulle economie di tutti i paesi colpiti, metterà a dura prova in particolare la soprsavvivenza di quelle aziende che già prima dell’esplodere dell’emergenza navigavano in cattive acque. Tuttavia,

è anche vero che a livello sociale questa situazione che ci troviamo a vivere sta facendo riemergere un’attenzione e un senso civico nei cittadini e una riscoperta di valori sociali importanti come ad esempio la salvagaurdia della salute, il rispetto delle regole e l’attenzione verso se stessi e verso il prossimo che potrebbero essere la spinta per una rinascita della società italiana nel suo insieme.

L’articolo appare, in inglese, sul sito della Konrad Adenauer Stiftung

Se l’avvocato si fa smart ultima modifica: 2020-08-25T16:01:22+02:00 da GIOVANNI LUCHETTI

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