Venezia. Il fronte del porto

La manifestazione a punta della dogana s’inserisce utilmente nel clima elettorale perché fa presente le ragioni delle categorie economiche maggiormente penalizzate dalla repentina e drastica riduzione dei flussi turistici.
scritto da GIOVANNI LEONE
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La manifestazione di questa mattina a Punta della Dogana s’inserisce utilmente nel clima elettorale perché fa presente le ragioni delle categorie economiche maggiormente penalizzate dalla repentina e drastica riduzione dei flussi turistici in una città che ha potuto così prendere fiato sul piano dell’abitabilità ma che ha il fiato corto sul piano dell’economia, con grandi rischi occupazionali non solo nel comparto turistico. La responsabilità di questo stato di cose e dell’attuale condizione critica è di una città che ha giocato l’azzardo della scommessa turistica, a senso unico e senza possibilità d’inversione di marcia, con vantaggi nel breve termine e rischi enormi sul lungo termine, essendo soggetta a ogni perturbazione di un’attività economica, quella turistica, che non è prevalente ma unica e sola. La differenziazione delle attività è misura essenziale per fronteggiare eventuali condizioni critiche, Venezia era priva di vie di fuga e piani B.

In bacino di San Marco era evidente come la portualità fosse il cavallo di Troia, tanto è vero che insieme a rimorchiatori, barche dei piloti o per il salvataggio e le emergenze, c’erano oggi natanti di ogni foggia destinati fino a ieri al trasporto delle orde di turisti (tassisti, Alilaguna, lancioni turistici, ditte di trasporti, qualche gondoliere), perché – non dimentichiamolo – di questo si tratta, di una città soffocata dalla marea turistica, non solo di un problema occupazionale, pur rilevante e non trascurabile per il peso che il settore turistico ha oggi sull’economia della città. La riconversione non può essere uno slogan, dev’essere un processo da avviare immediatamente, prevedendo misure a sostegno della riconversione delle attività.

Queste categorie sono forti in città, in grado di condizionare la politica, e hanno goduto dei maggiori vantaggi economici a scapito di un indebolimento complessivo e strutturale dell’economia cittadina.

Dal canto suo, la classe politica appare assoggettata ai portatori d’interesse e non in grado d’indicare un orientamento, proponendo una nuova idea di città capace di superare l’attuale insopportabile contrapposizione tra ambiente, salute e lavoro. Messi, questi, in competizione e considerati in alternativa tra loro, anziché conciliarli nella prospettiva di uno sviluppo sostenibile dell’habitat lagunare veneziano dove convivono l’insediamento urbano e un ambiente dall’equilibrio delicato, che dev’essere abitato rispettosamente, questione ignorata da chi cerca di fare del passato predatorio un eterno presente, privandoci del futuro.

La città (e una classe politica che ci si auspica rinnovata) deve assumersi la responsabilità d’imboccare in tempi definiti una prospettiva concreta smettendo di assecondare questo o quello ma inserendo questo e quello in un quadro complessivo in cui ciascuno dovrà rinunciare a qualcosa. Per questo occorre un impegno di tutte le componenti sociali e un lavoro di ponderazione di alto profilo capace di ricomporre le forze e le tensioni in campo. Il ritorno a una città viva sotto il profilo residenziale ed economico è percorso che richiede coraggio e chiarezza, non proclami ma progetti.

Alla luce delle vicende cittadine preoccupa l’assenza di un reale approfondimento e dibattito sulle ipotesi possibili e praticabili per conciliare l’attività portuale con l’ambiente, portando fuori dalla laguna le navi che hanno ormai dimensioni non compatibili con l’ambiente lagunare. Venezia ha bisogno di decisioni che devono essere condivise e dibattute con la cittadinanza per essere veramente incisive, evitando la riduzione del confronto alla suddivisioni nelle squadre dei pro e dei contro com’è stato nel caso del referendum del primo dicembre 2019 per la separazione tra Venezia e Mestre, risparmiandoci formule come quella del decreto legge Clini-Passera che, mentre vieta il transito nel Bacino di San Marco e nel Canale della Giudecca alle navi superiori alle 40.000 tonnellate di stazza lorda, sospende il divieto fino all’individuazione di una soluzione alternativa, senza indicarne alcuna e senza fissare un cronoprogramma con un orizzonte temporale per l’individuazione e approvazione di una proposta alternativa.

In un momento difficile come quello attuale è da irresponsabili cedere alla tentazione di cavalcare e alimentare la conflittualità sociale e le contrapposizioni: alla politica e all’intera comunità cittadina è richiesto impegno per conciliare le diverse istanze e posizioni e vagliare serenamente ipotesi e proposte. 

Copertina: Un’immagine della protesta alla Punta della Dogana (foto di Alessandro Porpora Miracco)

Venezia. Il fronte del porto ultima modifica: 2020-08-28T19:48:26+02:00 da GIOVANNI LEONE

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