Alla conquista di Ca’ Farsetti

Il centrodestra unito su Brugnaro cerca la riconferma. Mentre Baretta tenta di portare il sindaco al ballottaggio. Nella speranza che in un eventuale secondo turno Cinque stelle, Gasparinetti e Martini lo sostengano.
MARCO MICHIELI
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Domenica 20 settembre (dalle 7 alle 23) e lunedì 21 settembre (dalle 7 alle 15) si vota per le elezioni amministrative e il referendum costituzionale sulla legge di revisione costituzionale in materia di riduzione del numero dei parlamentari. Nello spoglio delle schede elettorali si darà precedenza al referendum e alle elezioni regionali. Martedì 22, invece, alle 15 inizierà lo spoglio delle schede elettorali per l’elezione del sindaco. Oltre al referendum, i veneziani saranno quindi chiamati a votare per il presidente della regione, il sindaco e i presidenti delle municipalità. 

Per quanto riguarda la legge elettorale per le comunali vale la pena di ricordare che se nessuno dei candidati sindaci ottiene il cinquanta per cento più uno dei voti, ci sarà un ballottaggio due settimane dopo.

Si potrà votare solo il candidato sindaco (in questo caso il voto è attribuito solo al candidato sindaco); solo la lista collegata al candidato sindaco oppure il candidato sindaco e la lista (in entrambi i casi il voto è attribuito sia al candidato sindaco sia alla lista); infine è possibile esprimere il voto disgiunto, tracciando un segno sul candidato sindaco e un altro segno su una lista non collegata (in questo caso il voto è attribuito sia al candidato sindaco sia alla lista non collegata).

Il candidato sindaco vincente potrà godere di una maggioranza stabile poiché esiste un premio di maggioranza che garantisce al sindaco eletto il sessanta per cento dei 36 seggi del Consiglio comunale veneziano. Il resto dei consiglieri è scelto sulla base del metodo delle divisioni successive, più noto come metodo D’Hondt, per le liste che avranno superato la soglia di sbarramento del tre per cento.

È possibile esprimere fino a due preferenze per i candidati a consigliere comunale purché una sia di genere femminile e una di genere maschile (o viceversa), pena l’annullamento della seconda preferenza.

Per quanto riguarda le municipalità si tratta di un’elezione a un solo turno. Chi ottiene un voto in più vince. Questa è la ragione per quale il centrosinistra ha governato cinque delle sei municipalità del comune. La sola municipalità vinta dal centrodestra è stata quella di Favaro. La volta scorsa però il centrodestra correva con più candidati separati, mentre oggi la sua compattezza potrebbe riservare qualche sorpresa, anche nei “bastioni” del centrosinistra, come il centro storico.

Vediamo adesso quali sono gli schieramenti della sfida comunale.

Luigi Brugnaro e il centrodestra

Luigi Brugnaro, il sindaco in carica, è sostenuto da cinque liste: Lista Fucsia, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Le città. Quest’ultima è una lista guidata da Roberto Panciera e Antonio Paruzzolo, due ex assessori della giunta di centrosinistra di Giorgio Orsoni (vi sono in lista anche ex iscritti e candidati del Partito democratico).

Il sindaco punta alla riconferma e, secondo i sondaggi, il suo schieramento viaggia attorno al cinquanta per cento. Brugnaro è il favorito in questa competizione elettorale ma qualche problema potrebbe sorgere qualora non riuscisse a vincere al primo turno. Come si sa il ballottaggio è una nuova elezione. Se lo schieramento del sindaco arrivasse al ballottaggio, il centrodestra dovrebbe riportare al voto tutti gli elettori che l’hanno sostenuto al primo turno, l’operazione che nel 2015 aveva assicurato a Brugnaro la vittoria attraverso il richiamo al voto degli elettori di centrodestra dispersi al primo turno fra varie liste.

Da vedere il differenziale, se ci sarà, tra i voti presi dal presidente della regione Luca Zaia e il sindaco di Venezia. Anche se i flussi di voto a favore di Zaia potrebbero interessare di più il centrosinistra, visto il consenso di cui gode il “governatore” leghista, soprattutto dopo l’emergenza Covid-19. Da seguire anche la competizione interna tra Lista Fucsia, Lega e Fratelli d’Italia.

Pier Paolo Baretta e il centrosinistra

Pier Paolo Baretta è sottosegretario all’economia e alle finanze nel governo di Giuseppe Conte. Baretta guida una coalizione di cinque liste: Partito democratico, Venezia è tua, Svolta in Comune, Idea Comune per Mestre e Venezia e Verde Progressista.

Venezia è tua è la lista che riunisce Italia viva di Matteo Renzi, il Psi e +Europa; Svolta in comune è la lista che mette assieme Italia in Comune, il partito fondato dal sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex Movimento cinque stelle, e Volt, il partito progressista e paneuropeo presente in trentadue paesi europei; Idea Comune è la lista dell’ex candidato sindaco della Lega Nord Gian Angelo Bellati, nella quale sono presenti anche l’ex consigliere comunale del Pd Maurizio Baratello e Aldo Mariconda, l’ex candidato sindaco di Venezia della Lega Nord che nel 1993 sfidò e fu sconfitto da Massimo Cacciari al ballottaggio; Venezia Verde e Progressista è la lista che mette insieme Articolo Uno, Verdi, Sinistra Italiana, Possibile e Rifondazione Comunista.

Baretta è il cosiddetto underdog, il candidato che ha le più alte probabilità di essere sconfitto. Ma non significa che abbia già perso. Brugnaro può godere infatti del cosiddetto effetto bandwagon, “il salire sul carro del vincitore” che si realizza sia a livello di formazione delle liste sia nella percezione degli elettori per i quali non avrebbe senso scegliere per un candidato, Baretta, che per i sondaggi ha già perso in partenza: quindi questi elettori s’astengono oppure votano per il candidato più noto, soprattutto se non hanno un giudizio estremamente negativo del candidato (e questa potrebbe essere un’amara sorpresa per il centrosinistra).

Baretta potrebbe invece affidarsi all’effetto contrario, appunto quello dell’underdog, il voto per il candidato meno favorito che molti indecisi potrebbero esprimere nella speranza che il loro voto “pesi”. Molto dipende però dalla capacità del candidato di mobilitare gli elettori, di suscitare un po’ di entusiasmo, dalla storia personale, dall’impegno politico, dalla notorietà. Su alcuni di questi punti Baretta scarseggia. Tuttavia se Brugnaro non dovesse vincere al primo turno e Baretta riuscisse a mettere d’accordo tutti gli altri candidati sindaci – da Giovanni Andrea Martini a Marco Gasparinetti a Sara Visman – forse la possibilità di sconfiggere il sindaco uscente non è poi così remota. Purché riescano a trovare un accordo. E non è scontato che Baretta, Martini, Gasparinetti e Visman vi riescano.

Sara Visman e il Movimento cinque stelle

Sara Visman è la candidata del Movimento 5 Stelle. Consigliere comunale per il Movimento nella scorsa consiliatura, Visman ha prevalso sulla candidatura di Andrea Grigoletto dopo molti mesi d’incertezza che avevano fatto dire a Davide Scano, ex candidato sindaco del M5s, che il partito rischiava il suicidio politico.

Nessuna alleanza con il centrosinistra al primo turno, nonostante M5s e Pd siano al governo nazionale assieme. Baretta si è detto pronto a dialogare e Visman ha fatto sapere di essere contenta di essere considerata “un’interlocutrice con cui avviare una conversazione”. Preludio forse a un sostegno a Baretta in un eventuale ballottaggio? Difficile a dirsi e probabilmente nemmeno nell’interesse del Movimento cinque stelle di dichiararlo ora, se vuole conservare qualche voto e cercare di rappresentare la protesta nonostante il ruolo di governo a livello nazionale.

Il Movimento non è mai andato molto bene a Venezia, durante le elezioni amministrative: 3,12 per cento nel 2010 e 12,6 per cento nel 2015 a fronte del 27,65 per cento (politiche 2013) del 28,28 per cento (politiche 2018). Nel 2015, secondo l’Istituto Cattaneo, la grande maggioranza del suo elettorato ha preferito disertare le urne del ballottaggio piuttosto che esprimere una preferenza per Casson o Brugnaro. L’alleanza col Movimento era stato un tema che aveva diviso il Pd lo scorso autunno, quando all’epoca Massimo Cacciari aveva proposto Alessandra Taverna, ex presidente del Parco della Laguna, come candidata sindaco, in opposizione alla candidatura poi sfumata del rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi, nel tentativo di siglare un accordo coi grillini.

Marco Gasparinetti e Terra e Acqua

Marco Gasparinetti è il fondatore e portavoce del Gruppo25aprile, il movimento nato nel 2014 per creare l’alternativa a Luigi Brugnaro e che alle amministrative del 2015 era quasi riuscito a inserire quattro candidati del movimento nella Lista Casson, ipotesi poi sfumata per la decisione di Felice Casson di affidare il ruolo di capolista a Nicola Pellicani.

A gennaio, un’era politica fa, Gasparinetti aveva espresso il proprio sostegno pubblico alla candidatura del rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi, candidatura poi evaporata. Il movimento ha quindi tenuto una votazione on line dei candidati consiglieri e degli attivisti che hanno indicato Gasparinetti all’unanimità come il candidato sindaco della lista Terra e Acqua.

Come ha specificato il candidato sindaco della lista, Terra e Acqua si pone in alternativa a Brugnaro e a Baretta. Ed è il problema maggiore per il candidato sindaco del centrosinistra. Se Brugnaro non vincesse al primo turno, Baretta al ballottaggio avrebbe bisogno dei voti di tutti gli oppositori al sindaco uscente, anche di quelli della lista di Gasparinetti. Che però ha fatto già sapere che, in vista di un possibile ballottaggio, approverà l’apparentamento soltanto con il voto favorevole dei due terzi dei candidati consiglieri comunali. Le parole di Gasparinetti su Marco Borghi, candidato del centrosinistra alla Municipalità di Venezia-Murano-Burano e marito di una candidata cosnigliera della lista Terra e Acqua, potrebbero far ben sperare Baretta.

Il movimento è accreditato attorno al cinque per cento nei sondaggi.

Giovanni Andrea Martini e Tutta la città insieme

Giovanni Andrea Martini è il presidente uscente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano ed ex coordinatore dei circoli del Pd veneziano. Ha fondato il movimento Tutta la città insieme e ha poi lasciato il Partito democratico, a febbraio di quest’anno, dopo essersi candidato e speso per le primarie del centrosinistra che poi non sono state fatte. Martini guida una lista fatta di persone provenienti dall’associazionismo ma anche provenienti dal Pd e altre esperienze del centrosinistra.

I rapporti col Pd e il centrosinistra sono tesi anche se nelle ultime settimane Martini e Baretta avevano trovato un accordo per le candidature alle presidenze delle municipalità, tranne per quella di Favaro-Campalto-Tessera, dove il centrosinistra ha candidato l’ex consigliera per la municipalità Roberta Tossato e Martini ha candidato Chiara Zecchin.

Un accordo tuttavia la cui utilità sembrerebbe venir meno con l’esclusione della lista di Martini dalla competizione elettorale per le sei municipalità. Il Tar del Veneto ne ha infatti confermato l’esclusione per l’assenza del contrassegno di lista, del programma e del bilancio preventivo delle spese, oltre a errori per le autentiche delle firme di candidati.

Difficile che in un eventuale ballottaggio tra Brugnaro e Baretta Martini non appoggi il candidato del centrosinistra. E il dialogo avviato tra i due in occasione delle municipalità sembrerebbe confermarlo.

Come Terra e Acqua di Gasparinetti, anche Tutta la città insieme si gioca molto. Pur trattandosi di operazioni politiche differenti, se l’avventura politica delle due liste che si dicono civiche ma che orbitano attorno al centrosinistra non dovesse finire bene, una qualche riflessione sarebbe da fare circa la capacità di operazioni che mescolano politica e associazionismo di rappresentare numeri sufficienti per realizzare i cambiamenti che richiedono. 

Gli altri candidati

Tra i vari candidati sindaci, molte sono le liste “minori”. Tra questi vi è Alessandro Busetto che è il candidato sindaco del Partito Comunista dei Lavoratori, il partito trotzkista di cui è portavoce nazionale Marco Ferrando. Busetto, che è RSU all’Università Ca’ Foscari e coordinatore del sindacato CUB della provincia, si era già candidato nel 2015, ottenendo lo 0,34 per cento dei voti.

Anche Marco Sitran, uno dei promotori dei referendum per la separazione di Venezia e Mestre, si candida a sindaco con la Lista Civica Sitran. Sitran si era già candidato al consiglio comunale nel 2015 con la lista “Mestre Venezia due grandi città” a sostegno della candidatura a sindaco di Gian Angelo Bellati (Lega Nord).

Il professore Stefano Zecchi è invece il candidato sindaco per il Partito dei Veneti, formazione politica nata nel 2019 da vari movimenti autonomisti e indipendentisti (Independensa Vèneta, Semo Vèneto, Grupo Chiavegato, Grande Nord Vèneto, Rete 22 de Otobre, Vèneto Stado, Projeto Vèneto Autònomo, Bełun Autònoma Rejon Dołomiti, Prima el Vèneto e Pòpoło de San Marco).

Infine Maurizio Callegari è il candidato di Italia Giovane Solidale, un partito nazionale che ha al suo interno il Movimento partite iva e che vede tra i candidati consiglieri Gino Mascari, proprietario di una delle attività commerciali più vecchie e note nella città. Callegari ha anche il sostegno del Partito del valore umano e di Vox Italia, il partito nato nel 2019 dopo la caduta del governo M5s-Lega e che si definisce un partito “populista, sovranista e socialista” (tra i fondatori vi è anche il filosofo Diego Fusaro).

Alla conquista di Ca’ Farsetti ultima modifica: 2020-09-02T17:06:46+02:00 da MARCO MICHIELI

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