Brugnaro. La fifa del gradasso

Il sindaco-candidato non partecipa al confronto con gli altri candidati-sindaco, trasmesso ieri sul TGR Rai del Veneto.
scritto da ENZO BON
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È proprio un brutto segno che il sindaco pro tempore uscente di Venezia, Luigi Brugnaro, non abbia voluto partecipare al confronto con gli altri candidati-sindaco, trasmesso ieri sul TGR Rai  del Veneto: un brutto segno per la democrazia e la città. Un segno di mancato rispetto per i cittadini veneziani: per quel 26 per cento che l’ha votato, cinque anni fa, e per il restante che non l’ha votato.

Ieri la sua sedia è rimasta tristemente vuota nella grande sala del Tiepolo, a Palazzo Labia, sede della Rai regionale. Non sappiamo cosa abbia detto alla redazione che l’ha invitato né, tantomeno, se vi sia stato qualche contatto con gli altri candidati. Oggi, apprendiamo dai giornali, il sindaco, senza scusarsi, ha dichiarato, piccato, che era impegnato in altre faccende e che non ha feeling con il TG regionale, prendendosela poi con uno dei candidati e additando come “zavorra” i consiglieri comunali dell’opposizione con i quali si è scontrato in questi anni.

Insomma, il solito sproloquio senza contraddittorio. Capacità, questa, in cui Brugnaro sembra davvero imbattibile, e nella quale eccelle. Arte, potremmo dire, di chi ha paura, perché fuggire da qualcuno o qualcosa è un approccio tipico legato a meccanismi di difesa del nostro cervello antico, quello più primordiale, quello che i neurofisiologi chiamano “paleo-cerebro”, che ci fa appunto fuggire, per metterci in salvo da situazioni che crediamo comportino pericoli.

Ma in questo caso il pericolo è solo per la democrazia, privata di un momento di confronto vero, su fatti e cifre, che il sindaco avrebbe potuto esporre ai suoi competitor e alla città con altrettanta sicumera come quella dimostrata nelle dirette Facebook o nei lunghi soliloqui delle conferenze stampa o, in genere, in ogni occasione che ha per aprire la bocca in pubblico.

Da solo, comunque: perché Brugnaro non sopporta infatti di essere contraddetto. Non è nelle sue corde, non gli si addice perché ha un carattere fumino che lo porterebbe ad alzare i toni, a perdere le staffe, a non essere più controllato.

Perché i tempi sono diversi da quando, cinque anni fa, aveva accettato di confrontarsi con l’allora candidato sindaco Felice Casson al Teatro Goldoni. Lì il dibattito era facile: nessuno lo conosceva come uomo politico; tutti avevano di lui l’idea che a parlare fosse un bravo imprenditore, un “self made man” che in pochi decenni aveva saputo costruire dal nulla un impero, seguendo quell’idea peregrina di credere che un bravo imprenditore possa anche essere un bravo amministratore. E di esempi, di questo, ne abbiamo parecchi, in Italia e all’estero.

Oggi è diverso. Oggi i cittadini di Venezia, ma non solo, conoscono il sindaco Luigi Brugnaro e sanno cosa fa e come agisce, nel bene e nel male. Molti lo apprezzano, molti lo disprezzano, molti se ne fregano di quello che fa e vanno avanti per la loro strada senza pensare di andare a votare che tanto, vada chi vada a Ca’ Farsetti, non cambia nulla.

Insomma, nel computo dei suoi interessi, materia per la quale è indubbiamente bravo, Luigi Brugnaro ritiene che non valga la pena esporsi: troppo il rischio di critiche e di chiamate in causa per le quali non saprebbe rispondere, o magari gli verrebbe da rispondere “te speto fora” [ti aspetto fuori], come accadde quella famosa volta nella quale uno studente osò criticarlo in pubblico. Troppo il rischio di arrabbiarsi e di perdere il controllo (ricordiamo, a titolo di cronaca, la sfuriata contro Vittorio Zucconi o contro il viceministro Misani, di cui abbiamo già parlato in un recente articolo).

Meglio disertare, dunque, offendendo in questo modo il sentire di migliaia di cittadini del Comune di Venezia che avrebbero voluto ascoltare, dalla voce del primo cittadino, risposte a domande ben precise su come Brugnaro vorrà amministrare, se vince, la città nei prossimi cinque anni. E dando di sé l’immagine di un uomo che ha paura, che preferisce eclissarsi invece di confrontarsi con gli avversari. Proprio lui, che aveva ricordato, nella sua prima uscita pubblica, in occasione della commemorazione dei 7 martiri, la frase attribuita al giudice Borsellino “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

Un’occasione davvero persa per chi, forte di avere fondi a disposizione per la campagna elettorale che sarebbero anche solo impensabili per tutti gli altri candidati, fa pubblicare e distribuisce una sorta di giornaletto di ben 32 pagine su quello che è stato fatto in questi cinque anni di governo; che fa pubblicità per sé stesso (lo apprendiamo dai giornali) dagli altoparlanti che diffondono la telecronaca della Regata Storica. Ma che rifiuta il confronto.

Perché, se non per paura? In quanto il sindaco uscente, è un dato di fatto assodato, è sempre in vantaggio rispetto agli sfidanti proprio in ragione del lavoro svolto, che gli offre margini di vantaggio. E se non è così, qualcosa non quadra.

Noi ci auguriamo che nei prossimi giorni il candidato sindaco Luigi Brugnaro dimostri, ai cittadini di Venezia e della terraferma, l’umiltà e il coraggio (una sua frase abituale che ci permettiamo di citare) di accettare il confronto pubblico con gli altri candidati.

Perché governare una città come Venezia non è come vincere uno scudetto di basket e aspettarsi gli applausi solo per una coppa messa sullo scranno più alto del Consiglio comunale.

32 pagine a colori, capillare diffusione in città. Quanto sarà costato? Il giornale che piacerebbe al leader nordcoreano Kim Jong-Un è per Brugnaro il modo ideale per comunicare con i cittadini-elettori.




Brugnaro. La fifa del gradasso ultima modifica: 2020-09-08T12:42:14+02:00 da ENZO BON

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