Come far contare il voto dei veneziani (di Venezia)

Chi aspiri al posto di guida della città farebbe un calcolo miope puntando sul grosso dei voti mestrini. L’elettorato della città insulare potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia, specie in caso di ballottaggio. E a quell’elettorato vanno dati messaggi seri e credibili sul futuro della loro città (che non è un centro storico).
scritto da MARIA LUISA SEMI
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Gli elettori veneziani vanno alle urne consapevoli che il peso della loro scelta, i prossimi 20 e 21 settembre, sarà nettamente inferiore rispetto al voto degli elettori di terraferma, ormai due terzi dell’elettorato attivo del Comune. Vecchia storia, questo dualismo, che si è anche cercato di risolvere, nel corso del tempo, con diverse consultazioni referendarie per la separazione, tutte finite male. L’ultimo referendum è dello scorso dicembre. Questa serie di esiti negativi non può tuttavia lasciare in secondo piano le ragioni che ne erano all’origine, ragioni reali, innanzitutto la necessità di un assetto territoriale e amministrativo che tenga conto delle peculiarità e delle differenze tra le diverse parti che compongono il nostro Comune. Questa necessità, anche se la via del referendum non s’è rivelata la migliore per affrontarla, la considero tra le priorità in cima all’agenda della prossima amministrazione. È auspicabile e sempre attuale una forte autonomia per la Venezia insulare e per quella di terraferma.

Chi aspiri al posto di guida della città farebbe un calcolo miope se valutasse solo quantitativamente i voti nella città storica, puntando sul grosso dei voti mestrini (come fece e fa Brugnaro). L’elettorato veneziano potrebbe rivelarsi l’ago della bilancia, specie in caso di ballottaggio. E a quell’elettorato vanno dati messaggi seri e credibili sul futuro della loro città (che non è un centro storico).

Ho il massimo rispetto per Mestre: una città che ha diritto alla propria dignità, come una normale città di terraferma. Nel bene e nel male. Mestre non può e non dev’essere considerata una periferia di Venezia, né Venezia dev’essere considerata una “palla al piede” di Mestre; semplicemente due entità diverse, ognuna con caratteristiche, necessità, positività proprie.

Come residente a Venezia, sono particolarmente interessata alle sue peculiari criticità, pur consapevole che l’interdipendenza tra città insulare e terraferma, imposta dalla monocultura turistica, è talmente forte e stretta che molti temi molto sentiti a Venezia interessano ormai anche i cittadini residenti a Mestre. 

Nel bene e nel male, Venezia è unica, non paragonabile neppure alle meravigliose altre città d’arte: è acqua, non ha una vera periferia. Non mi soffermo sui grandi problemi, Mose, Grandi Navi, turismo, sui quali occorre competenza tecnica per proporre idee e non semplici opinioni. M’interessa ricordare – come tutti i veneziani – che a Venezia si cammina, che camminando si socializza, che i bambini – anche alle scuole elementari – possono andare da soli, magari acquistando la merendina al panificio. Ma mancano i negozi di vicinato, ad esempio; i supermercati hanno invaso la città, come d’altronde in tutto il mondo, ma il contatto umano o il consiglio – possibile in una città pedonale – del macellaio, del “biavarol” [alimentari], del fruttivendolo, mancano.


Vero che per le persone anziane o con problemi di deambulazione, Venezia non è facile; mancano ascensori, servizi di trasporto, taxi (quelli esistenti non sono abbordabili e non portano sotto casa). La città è invasa da negozietti – in linea di massima gestiti da non veneziani, anche se in molti casi di proprietà di veneziani – diretti quasi esclusivamente al turismo, al turismo di massa che non distingue un vetro o un pizzo veneziano da uno proveniente dalla Cina o dalla Corea.

Possibile che un sindaco non s’interessi o decida, come ora, sul nostro vivere? O decida sulla base delle convenienze di alcune categorie e lobby piuttosto che sui diritti e la vita dei cittadini? La cultura: in pratica uno steccato fra prestigiose istituzioni – due università, la Biennale, l’Istituto Veneto di scienze, Lettere e Arti, l’Ateneo Veneto, la Fondazione Cini, la Fondazione Querini Stampalia – e “la gente”. Possibile?

E la manutenzione? Gradini di ponti che crollano, intonaci quasi distrutti, colonnine in marmo che talvolta spariscono, pavimentazione non più in trachite euganea, ma spesso in cemento. Chi s’aggira in barca o in gondola per canali e rii può constatare il degrado di palazzi e anche di case normali.
Che ha fatto o che fa il sindaco attuale? Nulla, anche perché, non veneziano, di Venezia poco gli importa. Un’amministrazione attenta quasi esclusivamente al profitto.

Occorre dunque un cambio al vertice di Ca’ Farsetti. Occorre un cambio di passo. Purché i cittadini, innanzitutto loro, si rendano conto di quanto per la propria città potrebbero o dovrebbero fare. Come disse John F. Kennedy, nel suo discorso d’insediamento alla presidenza degli Stati Uniti

non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese.

L’autrice, collaboratrice e sostenitrice di ytali, è candidata nella Lista Civica IDEA COMUNE alle elezioni comunali di Venezia

Come far contare il voto dei veneziani (di Venezia) ultima modifica: 2020-09-08T17:12:12+02:00 da MARIA LUISA SEMI

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