Omaggio a Mario Messinis

Il grande musicologo veneziano, da poco scomparso, apparteneva a un mondo che aveva conosciuto la guerra e la guerra fredda, passioni politiche, e che esprimeva prese di posizione che oggi ci possiamo scordare.
scritto da FRANCO ROSSI
Condividi
PDF

A quasi dieci anni di distanza dalla scomparsa di Giovanni Morelli, anche Mario Messinis ci ha lasciato. E con essi se n’era andato, appena un paio di anni fa, pure Cesare De Michelis. Perché mettere assieme queste tre persone? Semplice: perché la cultura veneziana e la storia della musica sono loro debitrici, e molto. Un legame evidente ha unito assieme Giovanni e Mario, pur segnati da una decina di anni di differenza in termini di età: ambedue alfieri della “nuova” musica, tanto simili eppure tanto diversi tra loro: potremmo definirli musicologo il primo e critico musicale il secondo, ma quanta varietà, quanta ampiezza di vedute tra i due…

Giovanni Morelli lascia una bibliografia sterminata, Mario Messinis si diceva invece troppo pigro per scrivere:

Fare un libro comporta una certa responsabilità. È più facile parlare e più difficile scrivere. C’è una mia pigrizia fondamentale (p. 10).

Cattedratico musicale il primo, il secondo organizzatore di concerti. Ma anche questo è riduttivo, perché l’altro elemento che li accomunava era certamente la passione per lo spettacolo, era quel fermento di idee che ambedue avevano e usavano per nobilitare e arricchire qualsiasi spettacolo. Molte tra le idee geniali della programmazione della Fenice di Trezzini-Gomez appartenevano in realtà a Giovanni Morelli: l’accoppiata verdiana Stiffelio e Aroldo (l’una il rifacimento dell’altra) nella stessa giornata, inedita e improba fatica teatrale; oppure la ripresa di Madama Butterfly uno e quattro (prima versione e versione corrente) a sere alterne. E altrettanto accadeva con Mario Messinis: passione assoluta per il contemporaneo, ma anche quanta curiosità per tutto il mondo musicale. Non faceva mistero che forse il secolo che gli piaceva meno era il Settecento, eppure sapeva valutare al meglio anche le migliori e le più originali fra queste musiche (Ifigenia, per dirne una). Le ascoltava e le recensiva, se gli piacevano. Non è un caso quindi che proprio loro due dessero vita alla magnifica collana di studi musicologici della Marsilio, tra i più interessanti, con alcune vere e proprie pietre miliari della musicologia: il volume di Stefan Kunze su Mozart, quelli di Reinhard Strohm e di Michael Robinson sull’opera del Settecento, quello di Paolo Petazzi su Mahler, quello di Michele Girardi su Puccini… Titoli nuovi di zecca, oppure titoli che finalmente approdavano anche sul mercato italiano.

Ecco perché il legame con De Michelis è così significativo.

Salvatore Sciarrino e Mario Messinis

In Mario il rapporto di colleganza con i più bei nomi del Novecento si era anche trasformato, complice il piacevolissimo carattere, in una stretta amicizia: Nono e Maderna, tra i veneziani, ma Sciarrino, Kurtag, Feldman, Boulez, Kagel e, direi soprattutto, Cage. Ma anche una visione storica poderosa, mai disgiunta da una opportuna visione politica:

Il mio amore per Malipiero non so se sia anche una passione per il compositore. Trovo che le idee di Malipiero siano formidabili. L’idea del teatro in cui egli concilia elementi simbolici ed elementi naturalistici, è una concezione nuova e forte. Però io trovo che fosse più interessante come conversatore. Lui aveva veramente tutti i tic del genio. Era sferzante, ironico, acre, poco generoso nei confronti dei compositori. Amava molto Maderna, questo sì. […] Allora che cosa ha fatto Malipiero, che parlava benissimo il tedesco? Ha invitato il colonnello nazista che comandava a Venezia. Gorini ha suonato di fronte a lui. Il gerarca fanatico amava molto la musica e questo ha fatto sì che Gorini abbia evitato di andare sotto le armi. Questo per dire che Malipiero era assolutamente un fascista rigoroso, ma non un fascista militante (pp. 8-10).

E la passione viscerale per Bruno Maderna:

Maderna è stato grandioso perché – voi sapete – a quei tempi c’era la cosiddetta serialità organizzata, o serialità integrale. Cioè si usavano delle strutture compositive geometriche, molto astratte e iperrazionali. Allora si parlava di tabula rasa, di anno zero della musica, quindi del rifiuto della storia eccetera, eccetera. Invece Maderna, anche se era molto amico di Stockhausen e di Boulez, ha subito riaffermato la necessità di riallacciare i rapporti con la Storia. Quindi Maderna e poi anche Nono, ma secondo me con più profondità Maderna, ha voluto instaurare un dialogo con l’antico, e ha sentito la necessità di stabilire un incontro con l’età passate, le età trascorse. (p. 32)

Al centro della foto, Mario Messinis; a sinistra Mario Bortolotto, a destra Gian Paolo Minardi e Alberto Caprioli, novembre 2012

Era quella che, con una frase un po’ vecchiotta, era stata definita la “critica militante”: infatti, da una parte i suoi articoli sul Gazzettino erano sempre e comunque preziosi: acuti, sapevano ogni volta individuare gli aspetti più interessanti di una esecuzione e spesso anche tacere o addolcire quello che tanto bene non era stato capito… Ma questo acume, questa capacità di discernere diventava tanto più preziosa quando Messinis si dedicava alla programmazione artistica: Orchestra della RAI di Torino, Biennale Musica, Festival di Bologna, su su fino alla Fenice: un mandato, e per il suo rinnovo a questo incarico si erano esposti tutti i cattedratici italiani… Apparteneva a un mondo che aveva conosciuto la guerra e la guerra fredda, passioni politiche, e che esprimeva prese di posizione che oggi ci possiamo scordare (a proposito: quanti anche tra gli intellettuali lamentano la mancanza di un assessore alla cultura a Venezia negli ultimi cinque anni?).

Purtroppo, a parte la citata ingente mole di articoli sul Gazzettino, ha lasciato davvero poco scritto: era il suo essere schivo, non pigro, come invece – con modestia – diceva. E per fortuna alcuni brani di una sua lunghissima chiacchierata (a questa fonte appartengono tutti i brani citati) sono stati raccolti da Massimo Contiero e pubblicati in Messinis ricorda, un volumetto davvero prezioso anche se inevitabilmente breve, oggi ancor più tristemente breve… 

Omaggio a Mario Messinis ultima modifica: 2020-09-12T18:17:35+02:00 da FRANCO ROSSI

Lascia un commento