Il domani di Domani

Quanti lettori sceglieranno il nuovo quotidiano in modo che, dopo il finanziamento iniziale di De Benedetti, le azioni del giornale possano passare a una Fondazione che garantirà risorse e autonomia politica?
scritto da ALDO GARZIA
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Non c’è molto entusiasmo tra gli addetti ai lavori – tra i lettori vedremo – per l’uscita in edicola del quotidiano Domani nato per volontà di Carlo De Benedetti come risposta alla nuova proprietà editoriale di Repubblica. Sono delusi quelli che pensavano a una competizione o sostituzione con il quotidiano fondato da Eugenio Scalfari. E sono anche delusi quanti pensavano a una formula giornalistica tradizionale. Quindi, occhi puntati sulla grafica che sarebbe troppo banale, sulla lunghezza eccessiva dei pezzi, sull’identità politico/culturale dichiaratamente “liberaldemocratica” a favore della democrazia liberale e dell’economia di mercato, moderatamente di sinistra per combattere le diseguaglianze di tutti i tipi, eccetera. 

Confesso invece di seguire con distacco e curiosità questo esperimento editoriale al prezzo di un euro al giorno, di sedici o venti pagine, con poca pubblicità, che pare abbia venduto il primo giorno ottantamila copie. E di aver apprezzato, non dandola per scontata, la scelta per il No nel referendum del 20 e 21 settembre. Gli auguri si sono intanto sprecati con il trito e ritrito detto che ogni nuovo giornale è il sale per democrazia e pluralismo delle idee. Meglio allora esprimere qualche valutazione di merito per superare i convenevoli. 

M’incuriosiscono la direzione del giovane Stefano Feltri (si è fatto le ossa al Fatto e all’estero dirigendo il sito ProMarket creato dal Stigler Center dell’Università di Chicago), la composizione innovativa della redazione (Jonathan Bazzi, Igiaba Scego tra gli altri), la qualità del novero dei collaboratori, la formula del quotidiano che sembra puntare a un “secondo giornale” sul modello del Foglio e dei periodi migliori de il manifesto. La suddivisione delle pagine è semplice:  fatti, analisi, idee. Lo spazio in edicola – se c’è – è quello di nicchia di un giornale che si caratterizza per commenti, analisi, inchieste, documentazione. Quindi un “secondo giornale” che non fa concorrenza a Corriere o Repubblica o a tv e web sulle quantità e rapidità delle notizie ma sceglie un altro campo di azione. Le inchieste su Lega, Liguria, Puglia, scuola, eccetera dei primi numeri mantengono le promesse. Poca politica estera, invece, troppo ridotta all’essenziale e che invece potrebbe essere un punto di forza di questa fattura editoriale. Commenti di firme abituali che si leggono in altri luoghi (Nadia Urbinati, Antonio Fiori, Gianfranco Pasquino, Gianrico Carofiglio) sono un altro limite per ora, di sicuro Domani farà una politica di “firme” e di columnist per assicurarsi un proprio parco autorevole di collaboratori da cui attingere.

@marioricciard18

Tre giorni in edicola sono pochi per giudicare un nuovo giornale, che secondo lo stesso De Benedetti non ha ancora un’anima precisa ed è troppo serioso (intervista a Otto e mezzo su la7). Soprattutto per una testata che punta al mix virtuoso tra edizione di carta ed edizione sul web da rinnovare in tempo reale e forse in prospettiva punta più sul web che sulle edicole. Quest’ultima è la scommessa che rende il tutto interessante e da seguire. Insomma, ci vogliono rodaggio nel tempo e sperimentazione giornalistica per giudizi più definiti.

La domanda di fondo, facendo gli auguri ai colleghi e al progetto, resta comunque una: quanti lettori sceglieranno Domani in modo che, dopo il finanziamento iniziale di De  Benedetti, le azioni del giornale possano passare a una Fondazione che garantirà risorse e autonomia politica? Per ora, ci sono settecento abbonati e quasi tremila iscritti al sito web.

Il domani di Domani ultima modifica: 2020-09-17T18:07:31+02:00 da ALDO GARZIA

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