La sinistra e la civiltà industriale

Occorre costruire, attorno a una visione di sviluppo industriale di qualità, un nuovo blocco sociale e una nuova coalizione sociale e di interessi, oltre che di passioni politiche mobilitanti.
GIOVANNI TONELLA
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1. Vorrei riflettere sul collocamento della sinistra nella società italiana. Questa espressione mi è stata suggerita dal documento Radicalità per ricostruire redatto da Gianni Cuperlo (25 luglio) e mi sembra illuminante per come contribuire in questa fase al dibattito politico culturale che sta segnando l’esperienza al governo del Pd. La necessità di come utilizzare le risorse del Recovery Fund, ma anche, direi, di come prefigurare un futuro per la repubblica e la società italiana, impone una riflessione sul progetto politico, sul programma fondamentale, per così dire, e sui riferimenti sociali. (nota 1) Intanto sgombriamo il campo con una premessa fondamentale, non solo perché rinforzato dalla recente rilettura dei Dialoghi di Platone (2) ma anche per cultura e convinzione di lunga durata, non ritengo che il partito debba entrare nella logica totalizzante della retorica politica, o, con un linguaggio più moderno, del marketing politico.

Per dirla con i termini di John Dewey il tema è il Pubblico, cioè avere l’idea dell’azione che dà una prospettiva perché si riferisce all’intera società, cioè considera gli effetti delle interazioni umane sui terzi: la politica si occupa di quelle interazioni che coinvolgono l’intera società. Dentro questo riferimento, ovviamente, c’è un tema relativo alla verità, su ciò che si ritiene per vero, ma anche quello relativo alla parte che si vuole rappresentare o meglio che si vuole rendere protagonista dell’azione sociale, perché maggiormente in grado di permettere uno sviluppo adeguato. Oggi sviluppo adeguato vuol dire una evoluzione in grado di prolungare l’Antropocene in maniera non autodistruttiva.

Rimando a un testo significativo che bene illustra il percorso dell’umanità nell’ambiente e indica le sfide del presente: T. Pievani, La Terra dopo di noi, Contrasto, Roma 2019. L’uomo umanizza l’ambiente, lo rende a sua misura, artificiale e vivibile, e nel fare questo caratterizza le sue possibilità di dominio e controllo, recuperando risorse e tempo dal processo di esonero (3), anche mediante una forte specializzazione e socializzazione, al fine di sopravvivere e riprodursi al meglio. Questo processo implica un meccanismo di assoggettamento e controllo dell’ambiente, di gestione dell’inatteso, di governo e previsione, di uso della leva scientifica per accelerare i processi di apprendimento e controllo, ma implica anche forme di organizzazione umana, che vanno dall’utilizzo dell’assoggettamento di altri uomini, con forme di dominazione, a forme, ideali (dal mio punto di vista queste forme ideali limite le nomino “socialismo” nota 4), di maggiore giustizia e libertà sociale. 

2. Ora si tratta di comprendere come forza politica, che ha il particolare compito di utilizzare le risorse della politica (5), quale deve essere il nostro collocamento, appunto, nella società italiana, per realizzare questo tipo di ideale. Per questo si comprende come l’idea del marketing politico per la mia cultura politica rimane un qualcosa di strumentale: non si tratta di mutare le proposte per sopravvivere politicamente, si tratta di usare le tecniche del marketing, per realizzare il proprio progetto. Certamente il progetto nella realizzazione muta, va valutato, deve attrezzarsi mediante il metodo dell’apprendimento storico, ma non si perde, si adegua. Se questo è l’orizzonte, ossia quello che intende riferirsi a come indirizzare l’azione dell’uomo che trasforma il proprio ambiente, si comprende che le forze produttive sono centrali per l’organizzazione sociale, per la distribuzione delle ricchezze, per l’orientamento degli investimenti, ecc. fino alla determinazione dell’etica da assumere. Pertanto una sinistra che non faccia riferimento in primo luogo all’industria, alle attività di trasformazione del mondo, alle attività di produzione e riproduzione sociale non ha alcun senso. Il tema è quello allora di riferirsi alle forme più avanzate dell’intervento tecnico, culturale e produttivo. Quindi l’idea di fondo è la grande alleanza, direi prometeica e baconiana, della scienza con l’industria. Si tratta di fare il mondo. Ma allo stesso tempo questa alleanza deve fare i conti con la necessità di una perdurante società umana nell’ambiente, di una sua sostenibilità, come di una equa ripartizione dei vantaggi della produzione e della scienza. Oggi infatti siamo entrati nella consapevolezza che vi è una responsabilità a cui rispondere, relativa alla possibilità per le generazioni successive di poter proseguire nel loro viaggio nella Terra, in condizioni accettabili (6)

3. Allora è chiaro che si impone una riflessione: la sinistra deve portare al centro della propria proposta l’industria e tutta la costellazione sociale ad essa collegata, dalla scienza al lavoro, all’impresa innovativa, ad uno Stato che investe e si carica degli investimenti più rischiosi per aprire a nuovi prodotti e a nuovi orizzonti. Su questo faccio riferimento a M. Mazzucato, Lo Stato innovatore, Laterza, Roma-Bari 2013. Per questo è importante risalire la china e di nuovo fare riferimento alla società industriale, per affrontare il problema ad esempio di come mai l’elettorato maggiormente significativo per il Pd sia rappresentato da alcune fasce generazionali, oggi esterne al mondo produttivo. Certo, il discorso non vale solo in questa direzione, ma vale anche nella direzione di un maggiore impegno dell’attore pubblico nel mondo della produzione, con un intervento che quindi fa delle politiche industriali ad ampio raggio il cuore centrale dell’azione politica del Pd e della sinistra, puntando all’efficienza della PA e del pubblico in generale, non solo come regolatore, ma anche, se necessario, come imprenditore. Per una fase troppo lunga, infatti, abbiamo ceduto al mito che solo il privato potesse fare impresa, oppure abbiamo sottovalutato l’importanza di una vera azione di regolazione.

4. Pertanto, entro queste coordinate politiche: a) si deve premiare l’investimento produttivo, rispetto alla rendita; b) si deve quindi orientare l’attenzione verso coloro che lavorano nell’industria, favorendo l’innovazione tecnologica, ma anche l’innovazione sociale e la rilevanza sociale dei lavoratori dell’industria e dei quadri intellettuali in essa impegnati. La centralità dei settori produttivi è assolutamente importante per la società, ma anche e soprattutto in connessione con la ricerca e la scienza, e quindi con i mondi della scuola e dell’università. Per questo inoltre, proprio per la rilevanza per la società, l’interesse pubblico e di coloro che vi lavorano, e che quindi permettono di raggiungere i risultati produttivi, come il capitale impegnato, è che l’azione politica debba interessarsi dell’orientamento degli investimenti e del lavoro e pertanto della ricerca scientifica sia in termini di strumentazione tecnica applicata, sia in termini di conoscenza per affrontare le problematiche sociali comuni e quindi orientare l’attività produttiva (che ad esempio può essere una particolare ricerca e produzione farmaceutica, orientata da valori non esclusivamente legati al profitto immediato). Da questo punto di vista la centralità della produzione implica una relazione con la centralità dell’interesse pubblico. 

5. Se si segue questo filo rosso, questa visione, questo significante politico, possiamo anche giustificare una forte attenzione al comparto pubblico e al pubblico impiego, inteso come servizio efficiente per quanto è funzionale alla riproduzione e all’avanzata della scienza e della tecnica e alle sue ricadute produttive, sia nell’impresa privata che in una rinnovata presenza pubblica nell’attività industriale. Ed è chiaro che si deve avere una forte capacità di tenere insieme la produttività e l’equità, sapendo che questi aspetti si tengono insieme e non sono contraddittori. Tutte le teorie della motivazione e dell’organizzazione sostengono tesi di questo tipo. Tuttavia è indubbio che solo l’impegno e il lavoro possono dare risultati e che quindi la sinistra deve comunque combattere le rendite di posizione, le forme di pigrizie e conservazione anche nel mondo del lavoro e non solo nel mondo dell’impresa e del capitale, come deve combattere lo sfruttamento e la svalutazione del lavoro. Deve invece favorire la comune e risoluta mobilitazione per raggiungere nuovi traguardi della produzione e della scienza, in funzione del miglioramento sociale e della sostenibilità ecologica. 

6. Questo tipo di collocamento della sinistra nella società deve ovviamente correlarsi ad una iniziativa politica fatta di indirizzi, lotte e opzioni politiche. È del tutto evidente che diventa centrale una politica industriale (7) che punti a sostenere le aziende nelle produzioni più d’avanguardia, ma anche, alla luce della crisi del Covid, che possono essere definite come le più strategiche. Questa logica industriale sarebbe preferibile che avvenisse con una logica di filiera europea. Si tratta quindi di fare politica industriale, di non rinunciare alla manifattura, e nel fare questo di mettere al centro politiche che facciano dialogare in senso positivo i centri di ricerca, le università, e le industrie. Accanto a queste politiche industriali è chiaro che vi deve essere una politica sulla formazione e sul sapere, sulla ricerca in senso lato che favorisca e sia funzionale a queste politiche industriali, compreso un nuovo welfare di protezione intimamente connesso alle politiche di formazione continua. Inoltre è del tutto evidente che le scelte industriali strategiche debbano essere fatte, secondo questa politica, con un forte nesso legato alla transizione ecologica. Queste politiche industriali richiedono politiche fiscali e infrastrutturali, un insieme di politiche integrate, e devono essere fatte con l’obiettivo di qualificare il lavoro, valorizzarlo e renderlo protagonista, oltre che elemento di direzione o compartecipazione. In questo senso le politiche che favoriscono l’innovazione tecnologica, devono anche favorire l’innovazione sociale ed organizzativa, tale da valorizzare il lavoro dipendente industriale. (8)

7. Insomma queste politiche devono essere l’agenda centrale del partito, come i destinatari principali del partito devono essere i lavoratori, i quadri delle imprese, gli industriali che accettano un modello di sviluppo ecologico e socialmente equo, come una nuova e rinnovata pubblica amministrazione, il tutto con un baricentro delle politiche che tenga come orizzonte fondamentale, come più volte sottolineato, la questione ecologica. Si tratta così di costruire, attorno ad una visione di sviluppo industriale di qualità, un nuovo blocco sociale e una nuova coalizione sociale e di interessi, oltre che di passioni politiche mobilitanti. Infatti un settore sempre più emergente dell’industria dovrà, in connessione con la ricerca scientifica, essere dedicato alla determinazione di uno viluppo sostenibile e ad una capacità di mantenere il capitale naturale del nostro ambiente. Su questo aspetto è bene chiarire che è necessario applicare indicatori più realistici degli attuali sulla condizione della società: ad esempio il PIL come una vasta letteratura scientifica ha già dimostrato è assolutamente inadeguato se non fuorviante. Dobbiamo assolutamente comprendere che si tratta di considerare i costi difensivi necessari per affrontare le esternalità negative rispetto all’ambiente e accogliere ad esempio nuovi indicatori, come quello del capitale naturale, in grado di farci comprendere lo stato di salute ed equilibrio dello scambio tra risorse naturale e società (9). Allo stesso tempo, la sinistra deve farsi carico, proprio perché è l’umanità a dover dirigere le macchine in un mondo della tecnica, anche per liberare tempo e per coltivare l’uomo e per sottrarlo alla fatica e allo sfruttamento, del problema appunto di fronteggiare, nel processo artificiale di costruzione del mondo, il peso dell’intelligenza artificiale della macchine e del suo utilizzo a fini tali da riprodurre una società signorile (per usare una espressione di Franco Rodano), per noi inaccettabile. Su questo problema essenziale rimando alle riflessioni e alle domande che ci ha consegnato Remo Bodei nella sua ultima bella e profonda ricerca, Dominio e sottomissione. Schiavi, animali, macchine, Intelligenza Artificiale, il Mulino, Bologna 2019. (10)

note:

(1) Mi colpisce molto profondamente, ad esempio, che in un recente sondaggio di Winpoll (19-22 luglio 2020, pubblicato su Il Sole 24 ore) sulle elezioni regionali del Veneto, il 94 % degli operai sia a favore del candidato che esprime una posizione ambigua se non negazionista sui cambiamenti climatici e che da politico non ha mai promosso una politica industriale seria per il Veneto, costruendo come accaduto ad esempio in Emilia Romagna progetti e sinergie tra l’industria, le Università del territorio e le comunità. E mi domando quindi in questi anni cosa abbiamo detto a questa parte della società.
(2)  Cfr. soprattutto il
Gorgia e il Sofista.
(3) Utilizzo questo termine dell’antropologia filosofica di Arnold Gehlen
(4) Il socialismo è ancora il mio programma di ricerca. Non ho ancora parole migliori.
(5) Il socialismo è ancora il mio programma di ricerca. Non ho ancora parole migliori.
(6) È il tema trattato da H. Jonas, H. Jonas,
Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 1990.
(7) Rimando per una serie di spunti e strategie a: F. Onida,
L’industria intelligente. Per una politica di specializzazione efficace, Università Bocconi Editore, Milano, 2017.
(8) Faccio qui riferimento all’analisi contenuta in Alessandro Sterlacchini,
L’impatto sociale della ricerca e dell’innovazione. Ipotesi di intervento per una sua valorizzazione nel contesto europeo e italiano, L’industria, XL n. 4, ottobre-dicembre 2019, pp. 635-659
(9) Rimando a B. Dendena, a cura di,
Capitale naturale. Ecologia, economia e politica per società sostenibili, Scenari 7, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Milano 2018.
(10) Rimando anche a testi che ci interrogano come quello di
S. Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri, Luiss University Press, Roma 2019, di cui ho scritto una recensione per ytali.com

La sinistra e la civiltà industriale ultima modifica: 2020-09-21T18:14:38+02:00 da GIOVANNI TONELLA
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