Luca Zaia. Peronismo in saor

Il risultato del presidente del Veneto e della sua lista sono straordinari. Pure troppo per un politico che voglia limitarsi al governo regionale.
scritto da MARCO MICHIELI
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Con le prime proiezioni il presidente Luca Zaia s’avvia verso una vittoria record. Un risultato di gran lunga superiore a quello che ottenne nel 2010 (sessanta per cento) e sicuramente più rilevante rispetto al cinquanta e poco più fatto nel 2015. Uno degli aspetti più interessanti riguarda poi la sua lista – la Lista Zaia Presidente – che viaggerebbe attorno al cinquanta per cento, sopravanzando – e di molto – il suo stesso partito, la Lega.

Un successo dovuto al gradimento personale – e trasversale – di cui gode il “governatore” leghista. Un gradimento che preoccupa soprattutto il leader della Lega Matteo Salvini, che ha inanellato una serie di errori negli ultimi anni che ne hanno scalfito l’aura d’invincibilità. Anche queste elezioni amministrative, che dovevano essere quelle della spallata al governo giallo-rosso, si sono trasformate per il leader del Carroccio in un risultato più modesto di quanto avesse sperato. E investito, in termini di tempo e attenzione. In Toscana, ad esempio, un simbolo la cui conquista avrebbe gettato nel panico il centrosinistra (il quale limita i danni ma non c’è da stare allegri).

Nei prossimi mesi sarà proprio l’evoluzione della relazione politica tra Zaia e Salvini quella da tenere d’occhio. Sappiamo che il leader della Lega non ha amato la presenza di una lista del presidente della regione Veneto. A inizio settembre aveva invitato i leghisti veneti a votare e a far votare per la lista della Lega. Ha preteso anche che gli assessori di Zaia si candidassero in quella lista. E forse aveva ragione ad averne timore.

Perché Zaia rappresenta una linea alternativa nel partito. E abilmente come il leader della Lega, ma diversamente nell’immagine che vuole trasmettere, il presidente della regione Veneto sa utilizzare i media. Per quanto Salvini appaia aggressivo ed estremo nelle sue proposte politiche, Zaia è la faccia più moderata, più tranquilla, più pragmatica e meno estrema. O almeno questa è l’immagine che cerca di trasmettere, riuscendovi, visti i risultati elettorali.

Appunto i risultati elettorali. Che potrebbero essere il pomo della discordia tra i due. Che ci vuole fare Zaia con questo 70-75 per cento di voti? Perché se l’ambizione è restare in Veneto, è politicamente poco comprensibile. La regione è sua da tempo, ormai. Con lui i partiti del centrodestra e della destra hanno superato di molto la soglia del cinquanta per cento. E non c’è spazio che non sia occupato dai suoi, in un esercizio del potere che non è diverso dal “peronismo” che guida alcune regioni del sud (e che ha ri-vinto in questa tornata elettorale). Se non, forse, per l’assenza di quell’aspetto istrionico che Emiliano e De Luca incarnano.

Un risultato di questo tipo, in una regione come il Veneto, rende quei voti un capitale spendibile a livello nazionale.

Ma il governatore vuole spenderlo? E con quale ruolo? Vuole fare il leader della Lega? Non si riesce a capire. Ovviamente si tratterebbe di un’impresa non facile. Perché la Lega di oggi, quella che a livello nazionale vola attorno al venti per cento, è modellata su immagine e somiglianza di Salvini. E comunque significherebbe costruire una corrente all’interno della Lega.

Forse però la strada che il governatore può seguire, soprattutto oggi con questo risultato, è quello di presentarsi come il volto “pulito” di una forza “tranquilla” – che tale non è – per ambire a diventare il presidente del consiglio dei ministri in un futuro governo di centrodestra. Un volto rassicurante che consenta di traghettare qualche voto moderato, incerto o altro verso il centrodestra (e non è un caso che in questi mesi giornali europei gli abbiano dedicato veri servizi). Una strada impervia, che Salvini potrebbe cercar di ostacolare (problemi giudiziari permettendolo).

Col ritorno al proporzionale – come ormai sembra certo – forse però si tornerà ai riti della Prima repubblica. Quando riunire i due ruoli – capo politico e capo del governo – era assai raro e, quando è accaduto, di breve durata.

Se decidesse invece di restare e terminare il quindicennio alla regione Veneto, dovrà però prima o poi rispondere alla domanda “autonomista” che gli elettori della regione hanno espresso, anche con quest’ultimo voto. Un tema che Zaia ha accantonato, già prima della pandemia di Covid-19. Un tema che lo avvicina più alla vecchia Lega che al nuovo partito sovranista ed euroscettico creato da Salvini.

Luca Zaia. Peronismo in saor ultima modifica: 2020-09-21T21:24:42+02:00 da MARCO MICHIELI

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