Ruth Bader Ginsburg. Indimenticabili giornate veneziane

Luglio 2016, il “Mercante di Venezia” è rappresentato nel campo del Ghetto e il processo ai suoi personaggi è celebrato nella Scuola Grande di San Rocco, con una vera giuria presieduta dalla giudice delle Corte suprema...
scritto da SHAUL BASSI
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Era un torrido pomeriggio di luglio del 2016. Nella Scuola di San Rocco oltre cinquecento persone sedute al cospetto dei capolavori di Tintoretto annaspavano sotto le potentissime luci che assistevano le telecamere della RAI aumentando la temperatura già elevata. La sala vibrava di eccitazione e del disperato sventolìo dei ventagli. Studenti, studiosi, autorità civili e religiose, sponsor, ambasciatori, personalità, veneziani mondani – un pubblico variegatissimo si era radunato per una serata organizzata dall’Università Ca’ Foscari e legata allo straordinario potere di metamorfosi di un autore vissuto quattro secoli addietro: William Shakespeare. L’anniversario della sua morte incrociava il mezzo millennio della fondazione del Ghetto di Venezia ed era nata l’idea di mettere in scena proprio in quel campo veneziano – diventato metafora globale di segregazione – l’opera che Shakespeare vi aveva idealmente ambientato: Il mercante di Venezia.

Lui a Venezia non ci era stato ma ne aveva sicuramente letto e da una novella medievale che parlava di un anonimo prestatore di denaro ebreo di Mestre aveva plasmato Shylock, un personaggio destinato a segnare la storia della civiltà. E perché dalla terraferma lo aveva portato a Venezia? Perché dai tempi della trama originale la Serenissima aveva confinato gli ebrei nel Ghetto, includendoli ed escludendoli in un colpo solo (condizione impensabile per un’Inghilterra che aveva espulso gli ebrei nel XIII secolo). Questa commedia dai toni tragici culmina in un processo davanti al Doge in cui Shylock reclama una libbra di carne del mercante cristiano Antonio per un debito non pagato (e per la rabbia causata da una serie di angherie subite, ultima delle quali la fuga della figlia Jessica con un amante cristiano e un cospicuo tesoro).

Mentre lavoravamo su questa prima messinscena storica, resa possibile da un progetto europeo vinto da Ca’ Foscari, Judith Martin, scrittrice americana e grande amante di Venezia (cui ha dedicato il raffinato libro No Vulgar Hotel), proponeva di coinvolgere Ruth Bader Ginsburg per un processo simulato. La giudice della Corte Suprema americana aveva già animato vari mock trial nella sua Washington, con veri giudici e avvocati chiamati a dibattere pubblicamente celebri cause che coinvolgono personaggi shakespeariani. Conoscevo di fama Ruth Bader Ginsburg ma non avevo compreso appieno lo status leggendario che aveva acquisito nel tempo, diventando un’icona anche per i più giovani che ne scandivano le iniziali, RBG, come fosse una rockstar. Posso dire a posteriori che è stato grazie al suo carisma che è stato possibile non solo quel processo ma la stessa messinscena teatrale della compagnia Colombari, generosamente sostenuta da privati americani che veneravano questa donna minuta e formidabile.

Scuola di San Rocco, 27 luglio 2016. Foto di Ruth Ellen Gruber [da twitter @ruthellengruber]

E così in quella San Rocco tropicale tutti sembravano soccombere ma lei, sotto la pesante toga nera bordata di rosso, procedeva come niente fosse accanto al suo amico avvocato Fabio Moretti, a Laura Picchio Forlati e agli altri giudici che avrebbero diviso con lei quello spettacolare tribunale rinascimentale. Qui, ciascuno difeso da un proprio avvocato, Shylock, Antonio e Porzia avrebbero visto la loro causa rimessa a giudizio quattrocentoventi anni dopo il verdetto originale in cui Shylock perde la causa ed è costretto a convertirsi. Il dibattimento sarebbe stato preceduto da una lettura dei versi del dramma del grande attore F. Murray Abraham (“Non ha occhi un ebreo….”) e da una presentazione di due eminenti studiosi americani di Shakespeare, Stephen Greenblatt e James Shapiro. Era l’ultimo degli otto anni di Obama alla Casa Bianca: chissà se i due colleghi-rivali avrebbero mai sospettato che di lì a poco avrebbero scritto un libro ciascuno sull’America di Trump alla luce delle opere di Shakespeare? Chi volesse rivivere l’atmosfera di tutto l’evento può cercare il ricco documentario RAI Perché Shylock? di Felice Cappa. 

In quei giorni ho avuto la fortuna di accompagnare RBG in giro per Venezia, a visitare il Ghetto, l’università di Wake Forest dove aveva tenuto delle lezioni, e altri luoghi sotto l’attento e affettuoso sguardo del gigante gentile che le faceva da guardia del corpo. Sono stati momenti preziosi per osservare la curiosità instancabile e la totale disponibilità di una donna che incarnava due grandi motori del progresso sociale e culturale del XX e XXI secolo. RBG era nata in un tempo e luogo in cui donne ed ebrei erano cittadini di serie B. In lei si concentra la capacità di trasformare questa condizione di minoranza in slancio etico, afflato di giustizia e desiderio di cambiamento. Le sue conquiste a favore delle donne e la sua influenza culturale sono andate ben oltre i confini degli Stati Uniti e l’applauso caloroso e interminabile che l’accoglieva all’entrata degli spalti costruiti in Ghetto per il pubblico del Mercante (dove recitava suo nipote nella parte di Lorenzo) sottolineavano la sua grandezza. 

Scuola di San Rocco, 27 luglio 2016. Foto di Ruth Ellen Gruber [da twitter @ruthellengruber]

Il processo di San Rocco diventava per tutti l’occasione di vedere all’opera la sua scintillante intelligenza, la sua mente lucida e rigorosa, l’amore per l’interpretazione del testo (nutrito, per sua stessa ammissione, dal suo professore universitario di letteratura Vladimir Nabokov). La serietà e la professionalità con cui trasformava le vicende di un’opera fittizia in materia legale solida e presente erano insieme la dimostrazione della straordinaria capacità di Shakespeare di riattualizzarsi e della straordinaria abilità di RBG, grande amante di teatro e opera, di maneggiare una materia incandescente. Per secoli Shylock è stato l’incarnazione dei due più radicati stereotipi associati agli ebrei: l’attaccamento al denaro e la propensione alla vendetta rispetto al perdono – pregiudizi, va detto, spesso radicati nelle persone più colte e che sono tutt’altro che estinti.

Se già Shakespeare aveva pensato a complicare le cose, mostrando cristiani ed ebrei egualmente aggrovigliati in passioni e pulsioni in cui economia e affetti si mescolano e confondono, la giudice Ginsburg dimostrava come la giustizia dovesse essere equa per garantire la convivenza tra le persone al di là delle loro appartenenza. Che in questa occasione commemorativa la corte risarcisse Shylock dei suoi proverbiali tremila ducati e revocasse la sua conversione forzata al cristianesimo era una conclusione abbastanza scontata, per quanto dotata di un grande valore simbolico sotto i meravigliosi dipinti di Tintoretto in cui i soggetti dell’Antico Testamento sono tutti rappresentati come prefigurazioni del Nuovo e da esso superati.

Ma un’altra parte del verdetto era più controversa. Porzia, che nel dramma originale si traveste da giudice ed elabora lo stratagemma giuridico che salva Antonio e condanna Shylock, veniva accusata di frode per il travestimento e condannata a iscriversi alla facoltà di legge dell’Università di Padova. Per qualcuno quel verdetto, accompagnato dalla fragorosa risata del pubblico, poteva essere letto come atto ostile di una donna contro un’altra donna, come se fatto uscire dalla porta l’antisemitismo si fosse fatta entrare la misoginia dalla finestra. La mia interpretazione rimane diversa. Nel Ghetto dell’epoca di Shakespeare, a Sara Copio Sullam, una donna ebrea realmente vissuta e capace di parlare di poesia e filosofia a interlocutori ebrei e cristiani, fu impedito di proseguire nel suo percorso intellettuale. Per RBG arrivare alla Corte suprema fu una scalata difficilissima a cominciare dalla sua giovinezza, dove a una donna che semplicemente già aveva figli venivano negate opportunità di lavoro scontate per un uomo. La Porzia di Shakespeare è una donna che a sua volta deve lottare con le convenzioni del suo tempo e certamente non ha alternative al travestimento se vuole salvare Antonio, amico del suo novello sposo Bassanio.

Ma quello stratagemma rimane una scorciatoia e, soprattutto, come RBG stessa ha confermato commentando quel verdetto,

Porzia è un enigma. Dopo aver eloquentemente elogiato la qualità della misericordia, non mostra misericordia alcuna verso Shylock.

Porzia sfugge temporaneamente alla sua condizione di minoranza ma nel farlo va a rafforzare i pregiudizi verso una minoranza diversa. RBG, al contrario, è stata strenua campionessa di tutte le minoranze, e la sua scomparsa crea un grande vuoto. Ma la sua eredità legale e culturale, etica e politica è destinata a durare. Nella tradizione ebraica, in cui RBG si riconosceva in assoluta coerenza con il suo laico servizio allo stato di diritto, chi muore alla vigilia del capodanno (Rosh HaShanà) è uno tzaddik, un “giusto”. Questo è stato proprio il destino di una donna che ha sopportato e combattuto ricorrenti malattie e se n’è andata proprio all’arrivo dell’anno 5781. “Sia il suo ricordo una benedizione” è la frase di rito che accompagna i defunti; ma già qualcuno ha voluto parafrasare, scrivendo “sia il suo ricordo una rivoluzione”.


Copertina: Foto Comune di Venezia

Ruth Bader Ginsburg. Indimenticabili giornate veneziane ultima modifica: 2020-09-22T17:53:53+02:00 da SHAUL BASSI

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