A piedi nudi sul palco: Juliette Gréco

Al di là del vezzo da imperatrice orientale di camminare scalza, quell’abitudine era il suo manifesto personale di anticonformismo. E lei sapeva bene che il suo lascito più prezioso, drammaticamente urgente anche al giorno d’oggi, era la Libertà. Un ritratto della poliedrica artista scomparsa.
scritto da JENNIFER RADULOVIĆ
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In una cosmogonia fantasiosa e consolatoria mi piace pensare che da qualche parte esista un Paradiso speciale, chiassoso e coloratissimo, dove dimorano per l’eternità i geni e gli artisti, boccheggiando anelli di fumo dalle loro sigarette inesauribili e sorseggiando calici di lunga vita, edulcorati con ricordi e nostalgia. Ecco, in questo luogo che sa di ambrosia ed eccellenza, oggi si prepara una grande festa di benvenuto per una creatura sublime e felina, nerovestita e suadente. Ad aspettarla, tutti emozionati, ci sono in gran tiro Michele Piccoli, Serge Gainsbourg, Boris Vian, Jacques Brel, Raymond Queneau, Albert Camus, Jacques Prévert, Léo Ferré, Jean-Paul Sartre e Miles Davis. Lei è Juliette Gréco ed entrerà, lo sappiamo già, a piedi nudi. 

Poche ore fa (addì 23 settembre 2020) è disparu, come direbbero oltralpe, la diva di Francia osannata in tutto il mondo, latrice di un fascino quasi sovrannaturale e ammaliante, incorniciato da un caschetto corvino. Juliette Gréco – cantante, performer, attrice, intellettuale – era nata nel 1927 a Montpellier e dopo un’infanzia difficile tra la separazione del padre corso e la madre, l’affido ai nonni, i soggiorni nella capitale e poi la fuga nella Francia del sud, era tornata disperata insieme alla sorella Charlotte in una Parigi assediata e bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale. È il 1943: la madre, attiva nella Resistenza, cerca di fuggire in Spagna ma viene arrestata, le ragazze allora scappano in treno a Parigi, ma pochi giorni dopo vengono catturate dalla Gestapo. La maggiore è torturata, Juliette invece – che ha solo quindici anni – picchiata brutalmente e poi rilasciata mentre le altre due finiscono nel campo di concentramento di Ravensbrück, in Germania, da cui si salveranno. Sola, sperduta e senza denaro, la ragazza va dall’unica persona che conosce in città, una vecchia professoressa di francese che la accoglie e, forse anche per tutelarne la disarmante bellezza, la veste da uomo. In questo modo, dal dolore e dalla persecuzione, nasce una stella. 

La passione per la danza, per la musica, per il canto, una Parigi straordinaria che appena dopo la Liberazione esplode in un tripudio di vitalità intellettuale e di intensità sentimentale tra le vie più belle del mondo. Lì, sulla riva sinistra della Senna, nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés si ritrovano i filosofi esistenzialisti che eleggono a loro Musa questa creatura singolare dagli occhi magnetici e dalle movenze seducenti. Le sue mani ondeggiano in una danza dei sensi a sfiorare le linee perfette di un corpo esile e forte, da quel momento in poi sempre avvolto in una petit robe noire, un vestitino nero, che diventa il suo marchio distintivo. I più grandi poeti, scrittori, registi e intellettuali del tempo le donano mazzi di liriche, collane di canzoni e diademi di storie e la elevano a divinità pagana e irraggiungibile. 

Alcuni anni più tardi, già all’apoteosi della fama, una giovanissima Jane Birkin la definisce con ammirazione una panthère: corvina, sensuale, dolce e feroce al tempo stesso. Intelligente, colta, raffinata, bohemienne, edonista e unica, Juliette fa impazzire un paese intero e forse un intero emisfero. Scevra da qualsiasi forma di rigidismo, intollerante a qualsiasi convenzione sociale, ama follemente il musicista jazz Miles Davis, ma le leggi razziali americane non permettono il matrimonio tra una pelle eburnea e una d’ebano e le loro vite poco a poco si dividono. Tra le sue braccia si è adagiato Albert Camus, hanno sognato pensatori e romanzieri, ha sperato Serge Gainsbourg che per lei ha scritto canzoni di imperitura memoria come la Javanaise. La magia di quella notte irripetibile tra due giganti della storia non è mai stata svelata dai protagonisti e Juliette, con il suo sorriso da Cleopatra gallica, ha sempre sussurrato soltanto “C’est un secret”.

Impossibile elencare tutte le canzoni, le collaborazioni, i film e i concerti. Icona senza tempo, all’attività di chanteuse ha accostato presto quella di attrice per i cineasti più noti. Indimenticabile per il pubblico italiano la sua interpretazione nella serie-tv del mistero Belfagor, il fantasma del Louvre andata in onda sulla Rai nel 1966. Il suo è stato un femminismo autentico che non aveva bisogno di rinunciare al rossetto e al reggiseno per ribadire la sua indipendenza di donna che è passata attraverso (quasi) un secolo di vita senza rinunciare mai alla sua autonomia: mai sottomessa, mai zittita, mai scavalcata. 

Nella sua lunga esistenza, accanto a tanti amori, anche tre matrimoni, il primo con Philippe Lemaire da cui è nata nel 1954 la sua unica figlia, Laurence, una sceneggiatrice. Dal 1966 al ’77 è stata invece legata a un’altra leggenda di Francia, Michel Piccoli, che se n’è andato proprio questo maggio a 94 anni. Dal 1988 ha finalmente trovato la serenità accanto al suo fedele pianista Gérard Jouannest, ma il prezzo da pagare per la longevità – Juliette si è spenta a 93 anni nella sua magione provenzale a Ramatuelle – è stato anche il dolore e la solitudine di perdere uno alla volta tutti gli amici, tutti gli amori, tutti gli affetti. A infliggerle un colpo terribile la morte nel 2016 di sua figlia per un tumore e, un paio d’anni fa, del suo ultimo compagno di vita, nella cui tomba, nel cimitero parigino di Montparnasse, verrà tumulata nei prossimi giorni. Si potrebbe dire a Juliette, seguendo il titolo di una canzone di Gainsbourg che tus amours perdues ti stanno aspettando. E forse lei risponderebbe a ognuno: Déshabillez-moi !

In fin dei conti, tutta la sua vita si potrebbe sintetizzare così, a piedi nudi sul palco – facendo eco al celebre film del 1967 con Jane Fonda e Robert Redford – perché, al di là del vezzo da imperatrice orientale di camminare scalza, quell’abitudine di Juliette era il suo manifesto personale di anticonformismo. E lei sapeva bene che il suo lascito più prezioso, drammaticamente urgente anche al giorno d’oggi, era la Libertà.

Quella che ha dimostrato, quella che si è presa, quella che ci ha insegnato. 

A fine settembre a Parigi l’autunno è già arrivato: oggi più che mai sui marciapiedi vedremo cadere les feuilles mortes.

A piedi nudi sul palco: Juliette Gréco ultima modifica: 2020-09-24T10:51:43+02:00 da JENNIFER RADULOVIĆ

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